Intervista a STEFANO TURA






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Hai iniziato la tua carriera, lavorando come giornalista e, oggi, sei anche scrittore. Quanto ha influito la tua formazione giornalistica e il tuo approccio alla cronaca nera nelle trame e nei personaggi dei tuoi romanzi?

In modo sostanziale. Tutti i miei personaggi e le storie dei miei romanzi sono reali e ispirati a storie realmente accadute, di cui mi sono occupato per il mio lavoro da cronista. Attorno ad essi creo però delle nuove trame ed intrecci per cui alla fine il romanzo è sempre originale rispetto al modello di ispirazione.

2) Ho apprezzato molto il fatto che i tuoi romanzi presentino sempre trame complesse che tengono desto il lettore, in cui ci sono almeno due storie parallele che s’intrecciano. Programmi tutto dall’ inizio, oppure sviluppi trame e personaggi in corso d’opera?

Proprio perché ci sono diverse trame e finali complessi da sviluppare in modo contemporaneo, è essenziale per me programmare tutto prima di mettermi a scrivere. Al momento della stesura mi capita comunque spesso di inserire nuovi personaggi, filoni trasversali e deviazioni ma il plot principale non cambia

3) Mi sono affezionata al detective Peter BigMac e all’investigatore Alvaro Gerace, due personaggi che entrano subito in empatia con il lettore per la grande umanità che dimostrano e la determinazione nell’arrivare alla verità. Due spiriti liberi che non si fanno condizionare dalle regole e dai giochi di potere. Avrò il piacere di incontrarli di nuovo, in un tuo prossimo romanzo?

Non posso svelare quasi nulla del prossimo romanzo. Ma ti posso dire che non sei l’unico ad apprezzare Gerace e McBride. Inoltre non sono tanti i romanzi di genere in Italia con due investigatori di nazionalità diverse che a loro modo interagiscono. Quindi…

4) Il personaggio del clown collega “Il principio del male” al thriller precedente “Tu sei il prossimo” che terminava con la scomparsa di una bambina in un parco acquatico. Questo personaggio inquietante è un tema ricorrente del genere thriller/ horror. Perché questa scelta?

Quella del clown è un’immagine terrificante, usata, come ben sai, da grandi maestri del genere horror-thriller. Se poi il romanzo parla di paure ed incubi legati ai bambini , non c’è nulla di meglio di un pagliaccio che minaccia i piccoli. A questo proposito ho letto di recente su un giornale inglese che in un paesino del Kent le famiglie hanno denunciato alla polizia alcuni episodi inquietanti di un uomo con un costume da clown che terrorizzava i bambini all’uscita dalla scuola. Come vedi la realtà è sempre peggiore della fantasia…

5) Nei tuoi libri, affronti il tema del razzismo, dove sostieni che l’integrazione è ancora molto lontana. Da italiano che vive in Inghilterra, pensi che si arriverà all’integrazione o rimarrà un’utopia?

Londra è una città che riesce a fare convivere diverse etnie, razze, religioni, costumi e orientamenti sessuali senza ipocrisie. Ma il resto dell’Inghilterra è indietro anni luce e lo si è visto con la Brexit. Credo ci vorranno parecchi anni prima che cambi qualcosa. Ma non è che nel resto d’Europa le cose vadano molto meglio.

6) Nel romanzo “Il principio del male”, tra i vari argomenti, si parla di partiti di destra xenofobi. Cosa pensi dell’affermazione delle destre xenofobe in Europa e dell’ascesa di Trump negli Stati Uniti?

Quello che ho detto prima. Razzismo, xenofobia e intolleranza sono cancri che le società più sviluppate non riescono a debellare. E quando la crisi economica diventa grave, i problemi si acuiscono. Ma le responsabilità maggiori sono dei governi e dei leader politici, incapaci di rassicurare i cittadini con leggi e provvedimenti che garantiscano i diritti alla sanità, all’istruzione e alla previdenza sociale.

7) Ti è capitato di approcciarti al thriller nordico? Conosci qualche autore?

Larsson e Nesbo li ho amati. Ora mi interessano di più i britannici. Come Tony Parons e Tim Weaver. Li trovo bravissimi.

8) I tuoi libri sono molto cinematografici; durante la lettura, si ha l’impressione di essere parte delle ambientazioni, delle scene e dei personaggi. Hai mai ricevuto proposte per fare una trasposizione cinematografica dei tuoi romanzi?

In passato “Il Killer delle Ballerine” è stato opzionato da ben due registi che volevano farne un film. Poi non se n’è fatto nulla. In Italia è difficile produrre dei gialli come i miei. Costano troppo come scene e ambientazioni. Adesso che vanno molto le serie tv non mi dispiacerebbe vedere sul piccolo schermo Gerace e McBride. Ma il mio sogno è una serie prodotta in Usa o Uk.

Stefano Tura

Intervista a cura di Giusy Ranzini

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