Intervista a Stuart Turton




A tu per tu con l’autore

 

 


Blackheath House, questo luogo cupo e decadente esiste nella realtà o è frutto della sua invenzione? E se così fosse, a cosa si è ispirato per la creazione di questo luogo? (Sara Ferri)

È totalmente frutto della mia immaginazione. I libri di Agatha Christie che amavo leggere da ragazzo, erano sempre quelli ambientati in case di campagna isolate, quindi avevo bisogno di inventarne una per il mio libro. Una volta deciso di farlo, mi sono reso conto che avrei avuto bisogno di molti spazi interessanti dove far svolgere gli accadimenti. Ciò ha portato alla creazione del lago, del cimitero, della foresta e di tutto ciò che li circonda e che incontrate nella lettura. Mi sono basato su qualche ricerca fatta. Ho visitato un certo numero di queste vecchie case di campagna per farmi un’idea, e ho anche trascorso un weekend al Manoir de Villers in Normandia. E ‘stato grandioso, ne ho visitato ogni angolo intorno a mezzanotte, alla luce di una candela. E’ stato molto inquietante.
 
 
Leggere “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” è un’esperienza che cambia il lettore profondamente. Leggerlo significa varcare un confine e respirare un’aria nuova, che inebria e che ti apre a nuove prospettive.  Un romanzo così non nasce per caso ma è sicuramente frutto di un’attenta ricerca, di una creatività senza confini, di una grande conoscenza e di un preciso e maniacale calcolo, quasi matematico, di tempi, luoghi e circostanze. Perché tessere un disegno così sopraffino e sorprendente è innegabilmente geniale! Dunque calcolo, ma anche grandissima sensibilità, che rinviene dalla capacità di condurre la complessa trama in prima persona. Qual è la scintilla che ha dato vita a questa trama grandiosa che stravolge in modo sensazionale quella classica del giallo? (Laura Salvadori)

Molto gentile da parte tua, grazie! La scintilla era solo il desiderio di scrivere un mistery stile Agatha Christie che fosse gradevole per il lettore. Volevo scrivere qualcosa che fosse paragonabile al suo lavoro in termini di mistero da svelare, ma che permettesse comunque al lettore di seguire gli indizi, metterli insieme e alla fine risolvere il tutto. Ciò nonostante, ogni volta che provavo a scrivere quel libro, mi sembrava di ottenere una versione pallida della sua storia, non la mia. Per dodici anni, ho cercato di pensare ad un’idea originale – qualcosa per caratterizzare il mio libro – e alla fine ho colto l’idea di fonderlo con lo scambio nei corpi e il viaggio nel tempo. Una volta iniziato questo percorso, tutto un alone filosofico e metafisico ha cominciato a insinuarsi naturalmente nel lavoro.

 

 

La sensazione di essere “io lettore” che attraverso gli occhi di Aidan guarda e vive l’intera avventura è praticamente costante. Io ho sentito come lui, ho sofferto come lui e ho ragionato come lui. Riuscire a rendere un personaggio così reale non è poca cosa, ma lei ha centrato in pieno l’obiettivo. Confrontandomi con coloro che hanno letto il libro, è emerso come tutti siano finiti per sentirsi protagonisti in ogni sfaccettatura del ruolo che Aidan ha ricoperto, nel bene e nel male. Lei, fra tutte queste figure, a chi si è più affezionato e perché? (Loredana Cescutti)

Ho adorato il personaggio di Ravencourt, il banchiere obeso. Era così divertente da scrivere a causa delle sue immense dimensioni e della sua raffinata intelligenza. Nonostante sia così fisicamente limitato, è il personaggio che inizia a capire le regole del gioco e le usa a proprio vantaggio. Mette in movimento tutto il libro. Ed è sempre una gioia scrivere partendo da un’esperienza così diversa dalla propria. Sono molto magro e per nulla intelligente come Ravencourt. Immaginarlo e scriverne è stata una vera palestra di allenamento per me.

 

 

Nella mia recensione accenno a un paragone con la grande Agatha Christie. Come già scritto, non mi azzardo mai a paragonarla a nessuno ma il suo romanzo ricorda molto atmosfere e meccanismi. Fra gli scrittori classici, di gialli e non, quali sono quelli da cui trae maggior ispirazione? E per quanto riguarda i suoi contemporanei chi troveremmo nella sua biblioteca personale? (Fiorella Carta)

Questo libro è stato pensato fin da subito per essere un omaggio ad Agatha Christie, quindi ho fatto centro. Ho preso in prestito pesantemente dai troppi che lei ha stabilito ed ero elettrizzato quando la gente ha iniziato a confrontarli. Ho fatto delle modifiche. Volevo che il libro mettesse I protagonisti in un maggior rischio fisico rispetto alle opere di Christie, quindi ho preso in prestito modelli dal genere gotico, incluso Wilkie Collins. Ho dato a Blackheath House una sorta di presenza gotica incombente rendendola, si spera, un posto davvero orribile e minaccioso. Alcuni dei miei personaggi ragionano alla maniera di Sherlock Holmes, quindi anche Conan-Doyle ha avuto sicuramente influenza su di me.

 

 

Ho letto nella tua biografia che hai cambiato molti e molti lavori prima di diventare scrittore. Hai detto: niente di tutto ciò era pianificato, mi sono semplicemente perduto mentre andavo in altri posti. È dovuto a una reazione a questo stile e approccio alla vita il tuo scrivere “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”, in cui ogni piccolo dettaglio è stato attentamente pianificato?… In ogni caso Aidan stesso si perde spesso mentre va in altri posti….. E’ azzardata la sensazione che ne “Le sette morti … ” , seppur  notevole e sorprendente opera di fiction narrativa, anche se in modo sottile, ci sia comunque tanto di te? (Sabrina De Bastiani)

Ho una personalità davvero irrequieta, quindi tendo a saltellare molto tra lavoro e vita. Ciò ha sicuramente influenzato le mie esperienze e il mio scrivere e pensare ad un personaggio che si muove tra le vite degli altri. L’ho “sentito” mentre viaggiavo. Arrivavo sempre in posti diversi e imparavo cose nuove e facevo nuove amicizie, prima di proseguire oltre. Sapevo che non mi sarei fermato a lungo, quindi dovevo assorbire tutto molto velocemente. Sono molto diverso da Aiden per il fatto che non tendo a pianificare molto nel tempo o nei dettagli. Sono abbastanza spontaneo, cosa che spesso mi mette nei guai. Ad esempio, ho lasciato un lavoro ben pagato a Dubai per scrivere “ Le sette morti…” e sono finito a vivere in povertà a Londra per tre anni, sperando che questo libro potesse essere pubblicato. Se avessi riflettuto un po’ di più sulla mia decisione, probabilmente non l’avrei fatto, per cui, alla luce di tutto, sono felice di essere fatto così.

Stuart Turton


A cura di

Fiorella Carta, Sara Ferri, Loredana Cescutti,

Laura Salvadori, Sabrina De Bastiani


 

 

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