Intervista a VALERIO VARESI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) ” Sono introspettive, silenziose e meditabonde, votate a ruminare nevrosi dentro le lore nebbie. “

Questa frase, estrapolata dall’incipit del suo romanzo, fa riferimento alle città di pianura. Nel caso specifico a Parma. Mi ha molto affascinata la semplicità con la quale questa città, da ordinario luogo di svolgimento dei fatti, si riveli in realtà una delle vere e proprie protagoniste di questa storia. Ci può spiegare il perché di questa scelta e come Parma stessa si presti a divenire complice silenziosa non solo del commissario Soneri, ma anche degli stessi misfatti che imperversano nelle sue strade?

Rispondo con un precetto di Checov citato a senso: se vuoi essere universale parla del tuo paese. Parma è anche una città che riveste i panni di piccolo laboratorio politico dove le cose succedono un po’ prima: il civismo, certi tipi di scandali (la Parmalat è il più grande di tipo finanziario in Europa dal dopoguerra), la conquista del Comune da parte del Movimento cinque stelle… Inoltre rappresenta una certa medietà padana che riassume quel mondo di provincia che costituisce la maggior parte dell’Italia. Infine, siccome il noir è un’atmosfera, è una delle città che più si presta per rappresentarla.

2) La scelta di ambientare le vicende del commissario Soneri a Parma credo sia dettata dal fatto che si tratti della sua città. Lei è giornalista e ho letto che ha conseguito studi filosofici. Anche questi due aspetti si integrano perfettamente nella narrazione. Il primo nelle tematiche affrontate, le quali rappresentano i pilastri della storia, il secondo nel modo di pensare e talvolta di esprimersi del protagonista. Quali altri elementi autobiografici è possibile riscontrare durante la lettura del suo romanzo?

Soneri guarda al mondo con i miei occhi. Io sono in presa diretta con lui anche se la mia vita non è sovrapponibile alla sua. Quelle citate sono le similitudini più evidenti ai quali aggiungerei una certa tendenza alla solitudine, la diffidenza per gli strumenti elettronici visti come mezzi di distrazione di massa, la predisposizione per l’Appennino e il Po, e l’idiosincrasia per il superfluo. Quest’ultima cosa è evidente soprattutto nel detestare i ristoranti raffinati nella forma e molto spesso scarsi nei piatti.

3) In questa storia dove tutti sembrano essere contro tutti e dove il limite tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sembra essere veramente molto labile, pare quasi scontato e normale trovare nell’odio collettivo il collante perfetto. Mi può dire quanto di reale c’è in quello che ha scritto e quanto la finzione ha inciso, se ha inciso, nella stesura di questo suo ultimo romanzo?

Ho l’ambizione di avere rappresentato una realtà perché credo che il noir e il giallo abbiano il dovere di affondare le mani nel corpo vivo della società. L’odio esiste e da ambo le parti. C’è un odio feroce che viene dal mondo islamico e non solo dalla sua componente integralista. C’è anche un odio che viene dagli italiani che vedono in questi stranieri una minaccia. L’assenza della politica, che dovrebbe allentare le tensioni e risolvere i problemi sociali che si creano, esacerba queste ostilità fino al rischio di farle deflagrare. Non ho inventato niente, purtroppo.

4) Droga. Xenofobia. Razzismo. Immigrazione. Fanatismo religioso. Estremismo politico. Nel suo racconto viene mano a mano delineandosi un quadro che oggigiorno raffigura l’Italia anziché la singola Parma. Si potrebbe dunque interpretare il suo come una sorta di romanzo di denuncia, volto a sensibilizzare il lettore, piuttosto che un tradizionale giallo?

Certamente è così. Più che di denuncia, direi un romanzo provocatorio. Il mio intento è stimolare riflessioni in una discussione che è ferma a ideologie opposte e cristallizzate. L’immigrazione non è la fiaba che ci raccontano una parte del mondo cattolico e una sinistra neghittosa che si rifugia nell’esortazione alla convivenza senza mettere il naso dentro le situazioni. E’ un problema da risolvere di fronte a una parte di stranieri, gli islamici radicali, che vogliono distruggere valori non negoziabili che sono i pilastri della nostra società. Parlo della laicità dello Stato, della condizione della donna, della sovranità delle leggi positive uguali per tutti. Del resto, io uso il giallo per sondare il malessere sociale e raccontarlo. In questo mi colloco sulla scia di Sciascia, Scerbanenco e Gadda o dei grandi americani come Ellroy e Capote.

5) ” La sua è una religione così complicata! Non ci capisco niente! E poi era un tasto delicato. Appena si sfiorava l’argomento la sua voce diventava da predica. Ho sempre lasciato perdere. “

” Era molto religioso? ”

” Come tutti i musulmani. Ce l’hanno nel cervello. ”

Personalmente ritengo che trattare un argomento così ostico in un contesto socio-politico estremamente delicato come quello attuale costituisca un vero e proprio atto di coraggio oltre che ad una determinata (e determinante) presa di posizione. Io credo che a differenziarci non sia tanto il colore della pelle o una diversa lingua quanto piuttosto un differente modo di porsi. Lei cosa ne pensa?

Indubbiamente. Il razzismo inteso come idea che gli uomini siano biologicamente differenti è una solenne stupidaggine oltre che un abominio etico. Quella che esiste è una differenza culturale che è data da due cose: il tempo storico in cui un popolo vive e l’insieme etico-religioso che lo permea. In certi popoli che arrivano da noi sussistono entrambe queste differenze. Che fare, dunque? Per me, che mi considero un libertario, è chi arriva che deve compiere lo sforzo di adeguarsi al Paese ospitante e non il contrario. Io non rinuncerò mai a conquiste realizzate con durissimo sacrificio dalle generazioni precedenti. Non intendo ripiombare in una condizione di teocrazia visto che stiamo uscendo a stento dall’influenza conservatrice della chiesa cattolica.

6) Quali sono le tipologie di letture che preferisce? C’è un libro in particolare che potrebbe identificare come fonte di ispirazione per i suoi lavori e/o per la sua carriera?

Sono un lettore onnivoro e leggo di tutto. Purtroppo il tempo è poco e non riesco a leggere secondo i miei desideri. In letteratura ho preferenze verso quegli autori che, unendo stile e capacità letteraria, riescono a dare un’idea di mondo che ci illumina. Poi ci sono autori che mi colpiscono per lo stile. Celine, per esempio, è uno dei miei preferiti sotto questo aspetto. Ho letto almeno cinque volte “Viaggio al termine della notte”, uno dei più grandi romanzi del Novecento

7) Il nostro sito nasce con l’intento di promuovere e divulgare la letteratura thriller – in tutti i suoi generi – ed in particolar modo, come suggerisce il nome stesso, quella nordica. Lei ha mai letto un romanzo di questo tipo?

Non pratico il thriller, non so se sarei capace di scriverne uno mantenendo una tensione costante nel lettore. Come dicevo, sono un autore più incline a metaforizzare la realtà cercando di estrarne un senso. In altre parole, non mi interessa tanto chi è stato a uccidere, ma perché lo ha fatto. Scelgo storie emblematiche del nostro vivere che possano consentirmi, attraverso un’indagine, di portare alla luce le tensioni dell’oggi. Per questo mi piacciono certi autori nordici come Nasser e Nesbo, per fare due esempi. Credo che il segreto del loro successo consista in una specie di “sentimento del contrario”. Mi spiego. Noi tutti abbiamo un’idea dei paesi nordici assimilabile alla tranquillità, al welfare straordinario e a una generale assenza di contrasti. Ebbene, questi autori capovolgono una tale impressione producendo in noi mediterranei un effetto straniante. In questo consiste parte del loro successo.

8) Concludo ringraziandola per il suo romanzo. Non c’è esitazione da parte mia nel dirle che non leggevo un libro così affascinante da moltissimo tempo. Detto ciò a chi, come la sottoscritta, è rimasto ammaliato dalla figura del commissario Soneri e dalle sue indagini potrebbe fornire qualche piccola anticipazione?

Sono lusingato che a una lettrice di thriller piacciano libri come i miei per certi versi lontani da quel modello narrativo. Continuerò a scrivere romanzi che avranno il commissario come protagonista, ma il prossimo libro non sarà un giallo-noir. Scrivo libri storico-politici alternativamente alla narrativa “soneriana”. Il prossimo libro, pertanto, avrà qualche sfumatura noir, ma sarà dedicato al tema della finzione che permea la nostra esistenza e alla sfrenata smania di emergere dell’individuo, cifra del dilagante individualismo e dall’assenza di qualsiasi progetto sociale e collettivo

Valerio Varesi

Intervista a cura di Elisa Puntelli


Di Valerio Varesi su Thrillernord:

IL LIBRO – Per la prima volta da molti anni, Soneri si trova spiazzato; ma non è il tipo di delitto su cui sta indagando, un omicidio apparentemente banale, a turbarlo. È il contesto. Tutto comincia con l’assassinio di Hamed, un giovane tunisino che viveva nella casa di Gilberto Forlai, 76 anni, cieco, e che proprio nella casa di Forlai viene trovato morto…