Intervista a VINDICE LECIS






A tu per tu con l’autore

 

 

Vindice Lecis, giornalista e scrittore, è nato a Sassari nel 1957. Dal 1981 ha lavorato per sei testate del Gruppo Editoriale “L’Espresso” come capo cronista, capo redattore e inviato. Ha pubblicato: La resa dei conti. Per fortuna c’era Togliatti (Ariostea, 2003); Togliatti deve morire. Il luglio rosso della democrazia (Robin, 2005); Da una parte della barricata (Robin, 2007); 1948, la rivoluzione impossibile. Ferrara e l’attentato Togliatti (2G, 2007), Le pietre di Nur (Robin 2011 e riedizione con Condaghes 2016); Golpe (Corbo, 2011); Buiakesos, le guardie del Giudice (Condaghes, 2012); L’attentato che non ci fu (Cordero, 2013); Il condaghe segreto (Condaghes, 2013); La voce della verità. Storia di Luigi Polano, il comunista che beffò Mussolini (Nutrimenti, 2014); Judikes (Condaghes, 2014); Rapidum (Condaghes, 2015); L’infiltrato (Nutrimenti, 2016); Hospiton (Condaghes, 2017).
 
 
 

1) Da cosa è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

Esistono molti libri sul terrorismo italiano, saggi, romanzi, raccolte di testimonianze. Ma nulla che rivelasse un aspetto così delicato e particolare come la decisione di un partito politico, quale era appunto il Partito comunista italiano, di infiltrare un proprio militante nelle Brigate Rosse. Operazione organizzata d’intesa con il generale Dalla Chiesa, responsabile del nucleo speciale anti terrorismo. Un’operazione pericolosa, segretissima e coperta sino ad ora dal riserbo più fitto. Quell’operazione conferma come il Pci fu in prima linea – e pagò con la vita di un suo militante come l’operaio Guido Rossa – nella lotta al brigatismo rosso come aveva d’altra parte fatto nei confronti di quello stragista e omicida di impronta neo fascista. E lo fece nel modo più irriducibile, mi vien da dire testardamente berlingueriano.

 

2) Quanto è stato difficile inserire Antonio Sanna in questo contesto? Si è ispirato a qualche personaggio realmente esistito?

Antonio Sanna è un personaggio di fantasia, che accompagna altri miei romanzi che potrei definire gialli storici – dal difficile immediato dopoguerra all’attentato a Togliatti, dalla nascita di Gladio al tentato golpe Borghese – Si tratta di un funzionario, in forza all’Ufficio Quadri e dopo nella Sezione problemi dello Stato che ha i tratti tipici dell’esponente comunista di una certa epoca: disciplina, riservatezza, dedizione, intelligenza. Caratteristiche di partito questa volta messe al servizio della difesa dello stato democratico minacciato dal terrorismo. Come Sanna erano diverse centinaia gli uomini come lui, molti dei quali provenivano dalle file della Resistenza.

 

3) Vero che è un’opera in parte di fantasia, ma i fatti sono reali, qual è lo scopo del libro? Nella postfazione tira in ballo la “Gladio Rossa” e di come il PCI non la costituì.

I fatti sono reali e tratteggiano, pur in forma di romanzo, la decisione del Pci all’indomani del sequestro Moro di operare una ulteriore stretta contro il terrorismo. Quel partito mise tutta la sua cospicua forza organizzata e la sua influenza elettorale – un terzo degli italiani votava Pci – per isolare in primo luogo l’eversione e la violenza. Che godeva di insospettabili complicità e sostegni, anche da parte di ambienti intellettuali dell’epoca. Mentre qualcuno diceva né con lo Stato né con le Br, il Pci invece scendeva in campo tentando di togliere l’acqua dove nuotavano i pesci dell’eversione. La gladio rossa non è mai esistita, è stata una congettura giornalistica che la magistratura ha seppellito. Invece purtroppo realmente operò dalla metà degli anni cinquanta un’organizzazione segreta e illegale che si chiamava Stay Behind, costituita da Cia e Nato. Appunto, Gladio.

 

4) Il libro si può considerare anche una sorta di saggio di uno spaccato di un’epoca oscura e sanguinosa e di come il PCI abbia cercato di combatterla?

Oltre a questo fondamentale aspetto ho cercato di ricostruire un’epoca. La fine degli anni settanta non era solo lotta al terrorismo – di cui descrivo la galassia organizzativa – ma anche passioni, speranze, difficili battaglie sociali e civili. Non dimentichiamo che gli anni settanta sono stati anni di conquiste: lo Statuto dei lavoratori, l’istituto del divorzio, il nuovo diritto di famiglia, il servizio sanitario nazionale. Tuttavia il terrorismo pesò nella storia italiana. Il sequestro Moro nel giorno in cui si discuteva in parlamento la fiducia al governo Andreotti, quello al quale il Pci accordò la fiducia, conferma del disegno politico delle Br: impedire l’avvicinamento dei comunisti all’area di governo, come Moro invece desiderava. E per questo fu ucciso. Un obiettivo quello delle Br in singolare ma non sorprendente sintonia con il feroce ostracismo al Pci da parte degli Usa, Che ci siano misteri così accanitamente tutelati la conferma viene dal fatto che a quasi quarant’anni dal caso Moro sia in funzione la sesta, dico sesta, commissione parlamentare.

 

5) Rivedremo ancora Sanna, detective del Partito?

I lati oscuri della Repubblica sono molti e ancora avvolti nel mistero: stragi, depistaggi, rapporti inconfessabili, corruzioni. E’ interessante raccontare il lavoro alla luce del sole, ma anche riservato, di quel partito che fu larga parte della storia repubblicana. Certamente da analizzare sono molti fatti. Il giallo politico in Italia avrebbe ragione di esistere più che in altri paesi. Sanna tornerà certamente, ha in mano già un’indagine

 

6) Ha mai letto romanzi gialli nordici? E se si, qual è il suo o i suoi autori preferiti?

Apprezzo moltissimo il giallo e il noir nordico. Direi che mi incuriosisce e mi affascina perché riesce a sorprendermi. Lo considero una felice isola nella narrativa europea. Perché il romanzo è romanzo, ha trama e personaggi ben delineati e non disdegna di affondare le mani in quelle società in trasformazioni che oltre alla patina del welfare e della buona organizzazione della vita spesso rivela inferni di violenza e disperazione. Oltre ad aver apprezzato Stieg Larsonn ben considero Hakan Nesser, Nesbo e l’islandese Ragnar Jonasson. Ma quell’area è davvero una miniera di talenti

Vindice Lecis

Intervista a cura di Emanuele Bavetti


 

Di Vindice Lecis su Thrillernord:

IL LIBRO – Un’operazione clandestina rimasta a lungo segreta, che testimonia dell’impegno diretto del partito nella lotta al terrorismo rosso. Tra fiction e realtà, questo libro racconta un clamoroso caso nell’Italia degli anni di piombo, la storia vera del militante comunista infiltrato tra i brigatisti…