Intervista a WALTER LUCIUS






A tu per tu con L’autore

 

 

 

1. Il suo romanzo affronta temi molto attuali in una scenografia da sogno, l’Olanda, ma poi la storia si sposta dal Sudafrica all’Afghanistan. Può spiegarci il motivo?

In effetti la storia di Farah ha inizio ad Amsterdam per il semplice fatto che lei vive e lavora lì – ed è la stessa zona in cui io ho vissuto per quasi trent’anni, il Distretto a Luci Rosse. La sua indagine sull’ aggressione di un bambino, la condurrà ad una rete internazionale di traffico dei minori e quindi inevitabilmente dovrà continuare la sua indagine anche all’estero. La vera motivazione del suo viaggio in Afghanistan, che diventerà più chiara nel terzo libro, è legata alla promessa che ha fatto a sé stessa, di rintracciare la famiglia del ragazzo ferito.
Anche il Sudafrica ha un ruolo nella storia, perchè il suo collega Paul Chapelle è in servizio lì. Paul scopre una connessione tra i sindacati, che sono coinvolti nel traffico sessuale di giovani schavi, e degli oligarchi russi. Proprio questo indizio condurrà sia Farah che Paul a Mosca, alla fine del primo libro.
Ma non finisce qui. Nel secondo libro Farah farà il suo ingresso a Jakarta, capitale dell’Indonesia!
Ed ecco qui il perchè. Molte ambientazioni internazionali, principalmente a causa della portata mondiale del traffico di bambini e perchè il nostro cattivo ragazzo russo Valentin Lavrov, è operativo in molte parti del mondo.
La scelta di tutte queste ambientazioni  non è legata solo alla mia passione per i viaggi ma anche al fatto che da bambino, mi erano piaciuti così tanto i libri di James Bond – e più tardi I film – tanto da ripromettermi che se un giorno avessi mai scritto un libro, avrebbe avuto una scenografia internazionale.

1. Your novel deals with very current themes in a dream setting, Holland, but then the story moves from South Africa to Afghanistan. Could you tell us why?

Well indeed, Farah’s story begins in Amsterdam, for the simple reason that she lives and works there – by the way in the same area as where I used to live for almost thirty years, the Red Light District. Her investigation of the hit and run on a young boy leads her into an international network of child trafficking. Therefore it becomes obvious that she has to continue her investigation abroad also. The reason for her travel to Afghanistan, which becomes actual in the third book, is because of the fact that she has promised herself to trace the family of the traumatized boy.
South Africa also plays a role in the story because there her colleague Paul Chapelle is stationed. He discovers a connection between the syndicate, which is trafficking boy sex slaves, and a Russian oligarch. This connection leads both him and Farah to Moscow in the end of the first book.
And it doesn’t stop there. In the second book Farah makes her way to Jakarta, the capital of Indonesia as well!
So there you have it. A lot of international settings mainly because of the worldwide aspect of child trafficking and the way that our Russian bad guy, Valentin Lavrov, is operating in a lot of different countries over the globe.
The international settings are not only appealing to me because I myself like to travel, but as a kid I was so fond of the James Bond novels – and later on the movies – that I promised myself that if I ever should write a novel, it would have this international setting.

 

 

2. La protagonista, Farah Hafez mi ha fatto pensare ad una specie di ibrido tra Lisbeth Salander e Mikael  Blomkvist. Ho avuto un’impressione sbagliata?

Posso capire come è arrivato a questa conclusione. Non ci avevo pensato, ma se mettessimo insieme l’abilità giornalistica di Mikael Blomkvist e la combattività di Lisbeth Salander, potremmo avere l’impressione che Farah sia una combinazione di entrambi .
Ma sarebbe sbagliato
Prima di tutto, nonostante le origini afgane, Farah è completamente integrata nella società Olandese-Europea, è ben educata, molto disponibile  aperta nella comunicazione. Non è quel tipo di personaggio emarginato, passivo e aggressivo che è invece Lisbeth. Anche l’elemento delle arti marziali ha una sua origine: è una parte fondamentale e culturale della sua personalità, un legame senza tempo con il padre deceduto, che le ha insegnato l’arte del  Pencak Silat. Per quanto riguarda le sue abilità giornalistiche, Farah non è una brillante giornalista investigativa come Mikael Blomkvist. Scrive di tematiche nazionali, ma una volta che si trova di fronte al caso del bambino brutalmente aggredito nei boschi di Amsterdam, succede qualcosa di eccezionale: deve confrontarsi con elementi del suo passato che trasformeranno questa esperienza da un’avventura giornalistica a un’indagine personale.
Ma detto questo, devo anche confessare che ai tempi in cui ho iniziato a scrivere la trilogia, i libri di Stieg Larsson avevano una grande influenza su di me. E’ riuscito a trattare tematiche sociali con personaggi molto dettagliati e ricchi .E dai tempi dello scandalo del Watergate, quando grazie  alla costanza di due giornalisti, Richard Nixon ha dovuto lasciare il suo incarico, questi sono diventati i miei eroi preferiti.
In conclusione si, ci sono elementi in comune se paragoniamo la coppia  Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander con Farah Hafez e Paul Chapelle, ma sono sempre delle coincidenze, non è mai stata una decisione conscia.

2. The protagonist Farah Hafez made me think about a hybrid between Lisbeth Salander and Mikael Blomkvist. Was it a wrong impression?

I can understand why you would come up with that thought. It hadn’t occurred to me yet, but yes, if you would put the journalistic elements of Mikeal Blomkvist together with the fighting skills of Lisbeth Salander, you could get the impression that Farah is a combination of both.
But then again, you would be so wrong
First of all, although from Afghan origin, Farah is optimal integrated into the Dutch-European society, she is well educated, very forthcoming and open in communication. She just isn’t the passive aggressive outcast type of character that Lisbeth is. And where the element of martial arts comes in: this is an elementary and cultural part of het personality and her timeless bond with her deceased father, who taught her the art of Pencak Silat. And what her journalistic skills is concerned, Farah isn’t a brilliant investigative journalist, like Mikael Blomkvist is. She writes about national topics but once she is confronted with the little boy who was the victim of a brutal hit and run in the Amsterdam woods, something exceptional happens: she is confronted with elements of her own past and that sets her off into a personal investigation more than just a journalistic adventure.
Having said this, I must also confess that at the time when I started to write the trilogy, the books of Stieg Larsson had a great influence on me. He wrote about actual social stuff with rich characters. And from the time of the Watergate Scandal, when due to the persistence of two journalists Richard Nixon had to resign from office, journalists were my favorite heroes.
So yes, there are obviously elements that seem familiar when you compare the couple Mikael Blomkvist & Lisbeth Salander with Farah Hafez & Paul Chapelle, but it’s really coincidental and was never a conscious decision.

 

 

 

3.Sappiamo che ha realizzato dei documentari per il Governo Olandese sul tema dell’integrazione degli immigrati. É stata questa esperienza a fornirle l’idea per il suo romanzo?

Si, ha qualcosa a che fare con questo ma non direttamente. Ai tempi dei documentari facevo anche delle serie tv sullo stesso argomento. Una si basava su una stazione radio multiculturale e su due (radio) giornalisti che  andavano ad indagare direttamente sul campo, un pò come in questo progetto. La trilogia nasce come serie tv ma  a causa delle molteplici ambientazioni e di un cast enorme, sarebbe stata troppo costosa per la televisione olandese. Così… è diventata un libro, tre in verità…

3.We know you have made some documentaries for the Dutch Government about the issue of immigrant integration.  Did this experience give you the idea for your novel?

It had something to do with it I think, but not directly. I did a lot of multicultural series for television at that time as well. One was about an multicultural radio station and the idea of two (radio) journalists going on fieldwork as it were came from that project. The trilogy was meant to be a television series by the way. But due to the international settings and a huge cast of characters it would have been far too expensive for Dutch television to do. So… it became a book, well, three…

 

 

4. Nella storia ci sono descrizioni di  tradizioni e rituali afgani. Sono il frutto di una personale esperienza o di un accurato lavoro di ricerca?

Entrambe le cose in verità. Devo ammetterlo,, non sono mai stato in Afghanistan, e onestamente non ho in progetto di farlo. Da ragazzino ho visto una cosa sorprendete e il ricordo non mi ha mai abbandonato. Si tratta del “Magic Bus”, c’erano tantissimi hippy che salivano sul bus in Dam Square ad Amsterdam. Volevano andare a Ktmandu e fermarsi a Kabul durante il viaggio. Li ho visti allontanarsi  nell’orizzonte e la mia fantasia di bambino si è subito messa a lavoro. Per anni ho letto libri sull’ Afghanistan e la sua capitale Kabul, che a quei tempi veniva chiamata “la Parigi del Medio Oriente”. Potete immaginare lo shock che ho provato quando i Russi hanno invaso il paese e una serie di guerre ha distrutto non solo le città ma anche le persone e la cultura. Qui in Olanda ho degli amici afgani che mi hanno aiutato e ispirato a scrivere circa le caratteristiche, tradizioni e rituali della vita quotidiana in Afghanistan, quando ho deciso che Farah Hafez sarebbe stata la protagonista femminile della trilogia.

4. In the story there are descriptions of Afghan traditions and rituals. Is it the results of a personal experience or of a very careful research work?

Both actually. Let me tell you, I’ve never been to Afghanistan, and to be honest, I’m not planning to do so either. But as a young boy I saw something amazing, which would never leave my mind. It was “the Magic Bus”. I saw a lot of hippies stepping into that bus on the Dam Square of Amsterdam. They who would go to Katmandu and stopped on the way in Kabul. I saw them driving away into the horizon and as a young lad immediately my fantasy started working. Years and years I read books about Afghanistan and her capital Kabul, which at that time was referred to as ‘The Paris of the Middle East.’ You can imagine what a shock it was when the Russians invaded the country and a series of wars almost ruined not only the country but also its people and culture. Here in Holland I got to know some Afghan friends who helped and inspired me to write about the characteristics, rituals en daily life in Afghanistan, when I decided that Farah Hafez should be my female heroine of the trilogy.

 

 

5. Immagino che per la realizzazione dei suoi documentari avrà avuto un contatto diretto con immigrati e clandestini, raccolto testimonianze e toccato con mano la loro reltà. Pensa che al giorno d’oggi sia ancora possile un’integrazione completa? L’Olanda come vive la multiculturalità?

Oh mio Dio! Questa è una domanda molto difficile. Onostamente io non mi sento di vivere in una società multiculturale, molti dei miei amici e colleghi sono semplicemente olandesi. Nella mia esperienza di documentarista, ho incontrato tantissime persone di paesi e culure differenti, ma ero interessato solo alle persone e alle loro emozioni, e non come regista, ma soprattutto come individuo . Un uomo che entra in contatto con un altro individuo. Per me parole come “integrazione completa” sono sbagliate. Bisogna pensare ad un movimento costante. La società non è un’entità statica, un’istituzione come il rock. La società è fatta di persone, che si muovono. Un movimento costante. Come nei nostri rapporti interpersonali, noi intaragiamo con le persone. Se tutte le società interagissero bene tra di loro allora ci sarebbero molti meno problemi.
Io penso che la società olandese , che ha una tradizione liberale da anni, stia facendo un ottimo lavoro nell’accettazione e integrazione di tutte le culture, sebbene qualche problema potrebbe essere rappresentato da un’ala del movimento di destra della classe media composta di persone bianche e arrbbiate, soprattutto nelle grandi città.

5. To realize your documentaries, I suppose you have had a direct contact with immigrant and illegals, collected testimonies and handled their reality. Nowadays do you think that a full integration is possible? How do you live this multicuralism in Holland?

Oh my God! This is such a difficult question. I don’t consider myself living in a multicultural society, to be honest. Most of my friends and colleagues are plain Dutch. During my work as a documentary maker I met a lot of different people from w whole lot of different countries and cultures, but really it’s always about people and their emotional connection. That’s what interests me, not only as television maker, but foremost as a person, an individual making contact with an other individual. Terms as ‘full integration’ are wrong to my opinion. You have to see it as a constant movement. Society is not a thing in itself, a sort of institute like a rock. Society consists of people, and they move. It’s a constant movement. Like in your contact with another individual, you interact. If you have an interacting society then there would be fewer problems. I think that the Dutch society, which has a liberal tradition over the ages, is going along very well with accepting and integrating all sort of cultures, although there would be some concerns if you look at the current a right wing movement of middleclass angry white people especially in the larger cities.

 

 

6. Sceneggiatore, produttore, autore teatrale e scrittore. Parliamo di Walter Lucius il lettore: cosa legge nel suo tempo libero? C’è un genere o un autore che ha influenzato la sua scrittura?

Eccoci al dunque. Si, l’autore che mi ha influenzato maggiormente è senza dubbio… Stieg Larsson. Semplicemente perchè mi ha fatto capire che è possibile scrivere di delicati temi sociali, con personaggi molto dettagliati e tirare fuori una storia stupefacente!
Un altro mio eroe è  Terry Hayes, il suo “Pilgrim” è una sorta di bibbia Nordica per me. Uno di questi giorni arriverò ad utilizzarlo come un cuscino.
Poi c’è  R.J. Ellory. Soprattutto il suo “Vendetta” è sconvolgente. Mi ha mostrato come scrivere in modo quasi poetico di persone e situazioni molto oscuri ma che nella loro oscurità sono comunque uniche e bellissime.
In realtà, se potessi andrei avanti per ore e ore. Okay, ecco qualche altro nome: il mio grande maestro americano di crime è  Dennis Lehane. Amo tutti i suoi romanzi e le sue sceneggiature.  Robbert Harris,”Il Ghostwriter”, i libri di Demon Meyer, ovviamente Henning Mankell e non dimentichiamoci di Graham Greene and James Ellroy!

6.Screenwriter, producer, drama author and writer. Let’s talk about Walter Lucius as a reader: what do you like reading in your spare time? Is there a favorite genre or an author, which influenced your way of writing?

Okay, here we go. Yes, the author who influenced me the most is indeed… Stieg Larsson. Simply because he made me realize that it could be possible to write about difficult social themes which rich characters while making a beautiful haunting story!
My other hero is Terry Hayes, his “I’m Pilgrim” is a sort of a Nordic bible for me. One of these days I’m also going to use it as my pillow.
Then there is R.J. Ellory. Especially his “A quiet vendetta” was mindblowing. He introduced to me an almost poetic element of writing about people and situations, which are very dark but in their darkness are so unique and beautiful.
But really, I would go on and on if you had the time. Okay, some names for on the road: my American grandmaster of crime: Dennis Lehane. I loved all his books and all of his screenplays. Robbert Harris, “Ghost”, the Books of Deon Meyer and of course Henning Mankell and don’t forget Graham Greene and James Ellroy!

 

 

7. “La farfalla nell’uragano” è il primo capitolo di una trilogia, quando potremo leggere il secondo episodio? Ha altri progetti in corso oltre alla scrittura?

La  trilogia di Heartland è infatti una sola storia divisa in tre parti e non è una serie. In molti paesi europei, gli editori hanno acquistato i diritti per tutti e tre i libri. Il mio fantastico editore italiano Marsilio, è stato un pò più prudente, prefersice  vedere come va il primo libro e poi speranzoso, pubblicare anche gli altri due. Io spero sinceramente che lo farà, perchè darà ai lettori italiani l’opportunità di continuare a viaggiare per il mondo con Farah e Paul fine alla fine. Posso assicurarvelo, la seconda e la terza parte della storia sono ancora migliori del primo libro.
Ad ottobre avrò completato l’episodio finale della trilogia, dopo un periodo di cinque anni in cui ho scritto ogni giorno. Ho lasciato da parte i miei lavori di sceneggiatura e documentari per poter portare a termine il progetto della  Heartland.

7. “Butterfly on the storm” is the first chapter of a trilogy, when will we read the second episode? Do you have any other on going projects beyond writing?

The Heartland Trilogy is in fact one continuing story. It’s not a series. In most European countries the publishers therefore bought the rights for all of the three books. My fantastic Italian publisher Marsilio is a bit more careful. They want to see how the first book is doing and hopefully then decide to release the other two books. I certainly hope that they will do so, because it will give my Italian readers the opportunity to travel along with Farah and Paul all through the end. And I can promise you this, part two and three are even better than the first book.
In October I will have the final episode of the trilogy finished. I can look back on a period of five years of daily writing. I stopped working as a producer and documentary maker in order to accomplish the Heartland project.

 

 

8. Un’ultima domanda per i nostri lettori: le piace il thriller nordico?

Se la mia risposta fosse no, sareste molti sorpresi vero? 😉 Bene, allora non lo farò. Sebbene io non mi consideri uno scrittore di thriller nordici, ma più un romanziere, credo che  siano un’inesauribile fonte di ispirazione.

8.A last question for our readers: do you like Nordic thriller?
If my answer was to be ‘no” you would be very surprised, wouldn’t you? 😉
Well, you shouldn’t be surprised. Although I don’ consider myself as a Nordic
Thriller writer, but more as a novelist, I consider the Nordic Thriller to be an endless source of inspiration.

Walter Lucius

a cura di Leonardo Di Lascia

(Traduzione di Manuela Fontenova)

 

Di Walter Lucius:

la farfalla nell'uragano di walter lucius

IL LIBRO – Nella vita irrequieta di Farah Hafez, brillante reporter dell’Algemeen Nederlands Dagblad, ci sono due punti fermi: il primo è il giornalismo, il secondo è il pencak silat, arte marziale di origine indonesiana che Farah ha appreso dal padre quando viveva a Kabul, prima che arrivasse la guerra e prima di trovare rifugio, ancora bambina, ad Amsterdam. Ormai cittadina dei Paesi Bassi, Farah non ha mai smesso di praticare la nobile arte dei guerrieri di Sumatra, ed è proprio l’esito di un combattimento a far sì che lei si trovi all’ospedale nel momento in cui un bambino dai tratti mediorientali, vittima di un pirata della strada, viene trasportato d’urgenza in sala operatoria…