Intervista a WULF DORN






A tu per tu con l’autore

 

 

Wulf Dorn, dopo il successo ottenuto con il suo romanzo d’esordio “La psichiatra”, si conferma un ottimo autore, opera dopo opera. Oltre “Phobia”, “Il mio cuore cattivo”, “Follia profonda” e “Il superstite”, Dorn torna a stupire i suoi lettori con “Incubo”, thriller psicologico incentrato sulle paure e sulla sottile linea di confine che fa da varco nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Il protagonista è Simon, adolescente affetto da una leggera forma di autismo, alle prese con la dolorosa perdita dei genitori a causa di un incidente d’auto. Rimasto solo con la zia e il fratello maggiore, Simon cerca di rifarsi una vita, di andare avanti, ma è tormentato da incubi tremendi che non gli permettono di discernere la realtà dall’immaginazione, mentre fatti oscuri accadono nella zona in cui si è trasferito dopo la morte dei genitori. Una storia inquietante, intima e intensa allo stesso tempo, capace di trascinare il lettore nella profonda oscurità della mente umana, fino alla decisiva risoluzione, in cui niente è come sembra quando si realizza che “a volte, svegliarsi da un sogno può farti precipitare in un incubo”. Noi di Thriller Nord abbiamo posto qualche domanda all’autore.

Having reached the success with his debut novel “The psychiatrist”, Wulf Dorn has proven himself to be an excellent author. In addition to “Phobia”, “Il mio cuore cattivo”, “Follia Profonda” e “Il superstite”, Dorn goes back to amazing his readers with “Incubo”, a psychological thriller which focuses on fears and on the thin line which marks the passage from adolescence to adulthood. The main character is Simon, a teenager afflicted with a light form of autism and who struggles with the painful loss of his parents who died in a car accident. Simon tries to rebuild is life, to keep going with this, but he is anguished by terrible nightmares which make the act of distinguishing reality from imagination impossible to realize, while dark events happens in the area where he moved to after his parents’ death. A disquieting story, both intimate and strong, which drags the reader into the deep darkness of human mind until the crucial solution where nothing is what it appears to be as you realize that “at times, waking up from a dream can make you fall into a nightmare”. We of Thriller Nord made some questions to the author.

1) First of all, referring to “Incubo”, how did you choose a main character afflicted with Asperger syndrome?

The main issue of this story is loss and how we can cope with it. If we lose a loved one it is hard to let go, we would do everything to keep this person with us. Simon was an ideal character to illustrate these emotions. As a person with Asperger autism he needs rituals, life should be the same everyday, any kind of change irritates him. Now losing his parents and with them the life he used to know, is the most horrible thing that could ever happen to him. His struggle with the new situation made the story very intense and dramatically. I felt a lot with him and I hope my readers will feel the same, too.

Inizio col chiederti, riguardo a “Incubo”, cosa ti abbia spinto a scegliere proprio Simon, un protagonista affetto dalla sindrome di Asperger. Come mai questa decisione?

Il tema fondamentale di questa storia è quello della perdita delle persone amate e di come si apossibile far fronte a questa circostanza. Se perdiamo una persona cara è difficile rassegnarsi. Saremmo disposti a fare qualsiasi cosa per trattenere questa persona con noi. Simon era il personaggio ideale per illustrare queste emozioni. Essendo una persona affetta da una forma di autismo di tipo Asperger, Simon vive di rituali, di gesti quotidiani che si ripetono, identici, giorno dopo giorno. Ogni genere di cambiamento lo irrita. Perdere i suoi genitori, e con loro anche la quotidianità che gli appartiene, è la cosa peggiore che gli potesse capitare. La sua lotta con questa nuova situazione è molto intensa e drammatica. Ho sentito molto la sua sofferenza e mi auguro che anche i miei lettori riescano a percepirla.

2) Both in “Incubo” and “Il mio cuore cattivo”, the protagonists – Simon and Dorothea – are teenagers. Despite problems, phobias and other issues, they reveal themselves as brave guys: they evolve from adolescence to adulthood facing their fears and measure themselves against internal demons which acquire shapes of mass folklore imaginary. (for example the wolf). Sure enough, in these two cases, the line between thriller and horror seems to be very fleeting. What’s the reason why your guys find the strength to move on? To fight?

I like to work with teenage protagonists, since they are in this no-man’s-land where they are neither children anymore nor adults yet. They start to experience the world outside the comfort zone of their childhood homes and learn what it means to mature. Therefore they stand for all of us, because in my opinion this process never ends. We all still learn day by day, and some of those things can be pretty scary – just think of war, terrorism, crime and the fact that we are mortal. So, we learn pretty soon that life is sort of a permanent struggle – and we only can succeed when we realize that there are also lots of beautiful things which give a value to our being.

Sia in “Incubo” che ne “Il mio cuore cattivo”, i protagonisti, Simon e Dorothea, sono entrambi adolescenti. Nonostante i problemi, le fobie e ciò che scaturisce dalle loro vicissitudini, si rivelano molto coraggiosi e riescono a evolversi, diventando adulti, fronteggiando le loro paure, misurandosi con demoni interiori che assumono forme dell’immaginario del folklore popolare (come la figura del lupo). Tant’è che, in questi due casi, il confine tra thriller e horror appare molto labile. E proprio malgrado tali orrori, cos’è che spinge i tuoi ragazzi ad andare avanti, a trovare la forza di combattere?

Mi piace lavorare con protagonisti adolescenti, dato che si trovano in quella “terra di nessuno” in cui non sono più bambini, ma non sono nemmeno ancora adulti. In questa fase, iniziano ad esplorare il mondo che si trova all’esterno della campana di vetro dell’infanzia e della famiglia di origine, comprendendo cosa significa maturare. Ma nel contempo, gli a adolescenti rappresentano anche tutti noi, dato che questo processo di maturazione in realtà non finisce mai. Noi impariamo giorno dopo giorno, e molte delle cose che affrontiamo sono davvero spaventose- pensiamo alla guerra, al terrorismo, al crimine ed alla nostra condizione mortale. Noi tutti scopriamo piuttosto precocemente che la vita è una lotta e che possiamo farcela solo quando ci rendiamo conto che ci sono tantissime cose meravigliose che danno valore alla nostra esistenza.

3) In the last novel we can find some characters who appeared in other books: Mister Forstener and Mrs Waldklinic, for example. It seems that you want readers to recognize some reference points which make the narration almost real, because nothing is impossible: it seems to be report news. You tell stories which aren’t so far from reality. So, the question is? How much truth there’s in your books? Are characters and places invented or do they exist?

Well, the people and places I describe in my novels are mostly fictional. There are some real inspirations, of course, but my main aim is to create imaginary places that could be everywhere in the world, places which seem familiar to my readers. This makes it easier to focus on the story and its meaning. The greatest compliment I can get is when readers ask me for one of my characters – “how is so-and-so, what is so-and-so doing now?” – like it was a real person. That’s awesome then!

Anche in quest’ultima opera citi nomi già incontrati in altri tuoi romanzi, come il dottor Forstener, ma anche la Waldklinic, per esempio. Sembra quasi che tu voglia usare luoghi e personaggi comuni per dare a noi lettori una sorta di “punti di riferimento” che rendono quasi reale la narrazione, anche perché, in fin dei conti, tutto è possibile: potrebbe benissimo trattarsi di fatti di cronaca. Le storie che tu racconti non vanno eccessivamente fuori dalla sfera della realtà. Quindi, quanta verità c’è nei tuoi romanzi? E luoghi e personaggi sono puramente inventati o esistono davvero?

Beh, le persone ed i luoghi che descrivo nei miei romanzi sono prevalentemente fittizi. Alcuni sono ispirati a luoghi realmente esistenti, ma il mio obiettivo primario era creare luoghi immaginari che potessero sembrare familiari ai miei lettori. Questo per far immedesimare il lettore nella storia e per trasmetterne il significato. Il più grande complimento che posso ricevere è quando un lettore mi chiede come sta o cosa sta facendo in questo momento un dato personaggio, come se si trattasse di una persona vera. Questo fantastico!

4) Comparing Ellen of “La psichiatra” to Sarah of “Phobia”, how much have they in common?

They both are strong female characters who fight against their fears and inner monsters, each her own way. They grew dear to my heart while I wrote down their stories.

Parliamo delle protagoniste. Ellen, da “La psichiatra”, oppure Sarah, da “Phobia”. Che cosa hanno in comune tra loro?

Si tratta di due personaggi femminili molto forti, che combattono contro le loro paure ed i loro “mostri interiori”, ognuna a modo suo. Mi sono affezionato molto ad entrambe durante la stesura delle loro storie.

5) What kind of relationship do you have with yourself? How do you try to face your fears?

Well, I try my best to understand who is the guy in my mirror (laughs). One of the most important things in life is to understand what scares us. Fears make us weak, and I don’t want to be a weak person. So I face my fears as good as I can.

Tu, invece, che rapporto hai con te stesso? In che modo cerchi di affrontare le tue paure?

Beh, faccio del mio meglio per capire chi è il ragazzo che vedo nello specchio (scherzo!). Una delle cose più importanti nella mia vita consiste nel cercare di comprendere le cose che ci spaventano. Le paure ci rendono persone deboli. Per questo cerco di affrontarle il più possibile.

6) It is said that “La psichiatra” could become a movie. Is this true? Can you tell us something about that?

There have been various offers by film producers in the last years. Unfortunately all of these projects failed in the end because of the costs. But I hope that there will be a movie one day. Some of the screenplays were really great.

Girano voci secondo le quali presto “La psichiatra” potrebbe diventare un film. Possiamo considerare la notizia attendibile? Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Ci sono state parecchie offerte da parte di diversi produttori negli ultimi anni. Purtroppo, tutti questi progetti non sono andati in porto a causa dei costi. Spero che ci sarà un film, un giorno. Alcune delle sceneggiature erano fantastiche.

7) We of ThrillerNord would like to know what are your favourite nordic authors!

I like the books of Peter Hoeg, Jussi Adler-Olsen, Michael Hjorth and Hans Rosenfeld. Currently my special recommendation is “Steps” by Lilja Sigurdardottir from Iceland. This novel is both, atmospheric and thrilling.

È stato un piacere averti con noi, ma noi di Thriller Nord siamo curiosi di sapere quale tra i tuoi colleghi autori o autrici della letteratura nordica preferisci.

Mi piacciono i libri di Peter Hoeg, Jussi Adler-Olsen, Michael Hjorh e Hans Rosenfeld. Attualmente, raccomando di leggere “STEPS” dell’islandese Lilja Sigurdardottir. Si tratta di un romanzo carico di atmosfera e tensione.

Anastasia, Olga e Laura – Ti ringraziamo per il tempo concesso a questa intervista e aspettiamo con ansia il tuo prossimo lavoro!
(Thank you so much for your willingness! We can’t wait for your next book!)

Wulf Dorn – Thank you so much for the interesting questions. Regarding the new novel I will have good news for my Italian readers soon. Stay tuned! Grazie mille per l’intervista!
(Vi ringrazio molto per queste interessanti domande. Per ciò che concerne il mio nuovo romanzo posso dirvi che ci saranno presto buone notizie per i lettori italiani. Continuate a seguirmi! Grazie mille per l’intervista!)

Wulf Dorn

Intervista a cura di Anastasia Frollo, Olga Gnecchi e Laura Piva


Di Wulf Dorn:

IL LIBRO – Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio. Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni…

IL LIBRO – Dalla morte dei genitori in un terribile incidente d’auto dal quale è uscito miracolosamente illeso, Simon soffre di incubi spaventosi. Dopo essere stato ricoverato in un ospedale psichiatrico in seguito allo shock, Simon si è stabilito dalla zia insieme con suo fratello maggiore, ma adattarsi alla nuova vita è un compito durissimo, soprattutto da quando Simon è perseguitato da una presenza malvagia che lo spia nel buio, proprio come nei suoi sogni più spaventosi. E forse è proprio questa presenza la responsabile della scomparsa di una ragazza, la stessa che Simon decide di cercare aiutato dalla sua unica amica…

IL LIBRO – Terzo romanzo di Wulf Dorn e il secondo con protagonista lo psichiatra Jan Forstner, la cui storia abbiamo conosciuto leggendo “Il superstite”. Considerato da me capolavoro insuperabile tra i thriller psicologici, in questo libro l’autore ha dato il meglio di sé, dando prova della maturità artistica raggiunta. Crudo, diretto, raccapricciante: più simile a un horror, che ad un thriller psicologico…