Intervista a Angela Nanetti




A tu per tu con l’autore

A tu per tu incontra oggi Angela Nanetti autrice di un bellissimo romanzo, Il figlio prediletto, tra i dodici finalisti del Premio Strega.

 

 

 

In questo romanzo l’autrice fa una scelta coraggiosa: quella di affrontare due temi ampiamente utilizzati in letteratura: il pregiudizio verso l’omosessualità e l’ambiente chiuso e retrogrado tipico del sud. Qual è la chiave che ha usato per sfuggire alla banalizzazione di questi temi che in verità affronta con poesia e carattere?

“Credo sia stata quella di  “entrare” nei personaggi e di filtrare la storia attraverso i loro sentimenti ed emozioni, permettendo in questo modo al lettore un coinvolgimento più forte”.

 

 

 

Cosa spinge un’autrice di letteratura per ragazzi a cimentarsi nella narrativa? Come nasce questa esigenza?

“L’esigenza nasce dal bisogno di una libertà espressiva e narrativa più ampia, che non è possibile quando si scrive per ragazzi dove occorre avere un lettore interiore al quale fare riferimento, e dalla voglia di sfide più complesse e difficili. Ho esordito infatti nella narrativa per adulti con un romanzo, “Il bambino di Budrio”, che mi ha richiesto un ampio affresco storico della Roma barocca di Innocenzo x e mi ha messo a confronto con psicologie solo maschili,  appartenenti a un mondo e a un tempo lontani dal nostro. Il libro è stato finalista al Premio “ Neri Pozza” e ha vinto il premio “Il Terriccio” per il romanzo storico”.

 

 

 

Nunzio a Annina sono accumunati dall’incomprensione, che entrambi subiscono, e dalla fuga, come atto di salvezza dai propri destini. Ma sono profondamente diversi tra loro, l’uno vittima, l’altra artefice della propria ribellione. Quale dei due personaggi ha amato di più. A quale dei due si sente maggiormente affine?

“Concordo: Nunzio  “subisce” la vita, Annina “la agisce”. Ma la storia di Nunzio ha inizio con la fine brutale della sua storia con Antonio, esperienza  che per molto tempo lo decostruirà, rendendolo una monade chiusa a ogni stimolo esterno. Annina in giovanissima età avrà la fortuna d’ incontrare il teatro, una sorta di finestra aperta su un altrove che le permetterà di mutare lo sguardo su se stessa e sul suo mondo. E di ribellarsi. Dei due personaggi quello che ho amato di più e che ho maggiormente condiviso è stato Nunzio. Mi sono calata in lui e nel suo corpo, nella sua sensualità , nei suoi sentimenti e nelle sue emozioni, perché questo mi ha permesso di esplorare un mondo “altro” da me, come desideravo da tempo. L’omosessualità di Nunzio è servita a questo, a separarmi dal mio femminile per entrare in una dimensione diversa. In quanto ad affinità, mi sento più affine ad Annina e alla sua forza, ma più empatica con Nunzio” .

 

 

 

Perché ha scelto di inserire alcuni dialoghi in dialetto calabrese?

“Per la durezza di questo dialetto, che mi è sembrato esprimere più efficacemente la chiusura del mondo in cui Nunzio e Annina vivono: mi riferisco  in questo caso alle voci del paese. Quanto alla nonna,  il dialetto rende meglio il suo rapporto arcaico e viscerale col figlio”.

 

 

 

Nonna Carmela credo che interpreti il tema del perdono e della conciliazione tra due generazioni, l’una ancorata al pregiudizio, l’altra ribelle alle convenzioni. È così? Qual è il messaggio di questo personaggio?

“Non saprei, lascio ogni interpretazione, del tutto valida, al lettore. Certamente il personaggio è meno granitico e monolitico di come può apparire per buona parte del romanzo e nel finale ha un ruolo di cerniera, ma anche di chiarificazione della vicenda e di suo completamento, direi  di pacificazione e di alleggerimento  di una storia che, per usare un’espressione non mia ma di un lettore, è “in equilibrio” sul dolore”.

 

 

 

La sua scrittura è molto evocativa, intrisa di immagini e di sensazioni. Come vedrebbe una trasposizione cinematografica del suo romanzo?

“Non mi dispiacerebbe affatto, anche se mi rendo conto che si potrebbero rischiare facilmente luoghi comuni e stereotipi. Occorrerebbero buoni sceneggiatori e interpreti”.

 

 

 

Il suo romanzo è uno dei 12 candidati per il Premio Strega: come sta vivendo questo momento di attesa, ma anche di gioia immagino?

“Con sereno distacco, per evitare delusioni. Sono in ogni caso felice di essere nella dozzina e soprattutto felice della risposta molto positiva dei lettori”.

 

 

 

Ultima domanda di rito per noi di thrillernord: conosce il thriller nordico? Segue un autore in particolare?

“Non leggo thriller e tantomeno horror, in questo momento non ho la leggerezza e il distacco necessari per affrontare questo genere e ne sarei troppo coinvolta”.

Angela Nanetti

A  cura di Laura Salvadori

 

 

Di Angela Nanetti:

IL lIBRO – È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent’anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d’estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall’auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce…