Intervista a Giancarlo Vitagliano




A tu per tu con l’autore

 

 

Senti che fuori piove è un libro con un’anima che si percepisce in ogni pagina, è un libro pieno di calore e umanità incentrato sui dialoghi tra uno psichiatra e un detenuto. Come è nata la storia alla base del libro?

Ero davanti alla TV e saltavo da un canale all’altro quando mi fermai a vedere X factor. C’era una ragazza con una bella voce che aveva appena cominciato Sally di Vasco Rossi e la cantò con un’intensità notevole come se davvero quella canzone avesse per lei un significato personale. Da lì si è scatenata la mia immaginazione ed è partita la storia, un po’ figlia di tante altre storie immaginate e solo abbozzate. Come sempre nei miei testi tento di parlare di problemi sociali o politici che condizionano l’esistenza dei protagonisti.

 

Paris, protagonista e psichiatra in Senti che fuori piove vede nella propria casa, nella propria famiglia un porto sicuro, un luogo dove distrarsi dal lavoro e rigenerarsi magari chiacchierando con la moglie o leggendo una storia della buonanotte al figlio. Anche per te è così dato che hai anche tu un lavoro molto impegnativo?

Ho sempre pensato che si deve scegliere di stare con qualcuno e non che deve capitare per fortuite coincidenze o occasioni. E, ancora di più, si decide insieme di mettere al mondo figli di cui occuparsi sempre. Per questo con Silvana scambiamo impressioni e dialoghiamo della vita, della società e della politica ancora oggi, dopo oltre trent’anni di vita insieme. Ora le nostre ragazze sono grandi e non necessitano più delle storie della buonanotte. Purtroppo…

 

Nei tuoi libri c’è un’attenzione particolare ai personaggi e alle loro storie, anche tu come Paris vuoi sapere il perché di certi comportamenti e andare alla radice per conoscere e capire meglio le persone?

Faccio il medico e fin dall’inizio dei miei studi mi è stato insegnato che esiste il malato e non la malattia. Cioè si deve conoscere la persona che si è affidata a te per poterla curare al meglio e quindi il dialogo è parte fondamentale della visita e della cura. E poi, non dimentichiamo che ci sono studi scientifici che hanno dimostrato che chi legge ha un’empatia maggiore, vivendo più vite della sua, e io posso fare a meno di scrivere per qualche periodo ma mai di leggere!

 

 

In Che musica ascolti il “detective” è un casellante di una stazione autostradale, in Milo. Detective per amore chi indaga è un bambino, come sono nati questi detective fuori dagli schemi?

Di sicuro la passione per le magistrali storie di Georges Simenon e quella per i film e i telefilm di Hitchcock e per i romanzi e i racconti di Cornell Woolrich mi hanno condizionato (del resto gli ultimi due erano alquanto affini per tematiche e diversi scritti del romanziere sono diventati film o spunti per sir Alfred). In pratica mi ha sempre appassionato la domanda: cosa succederebbe a una persona normale (non un poliziotto, un investigatore, un giornalista o un supereroe) se si trovasse in situazioni particolari, al di fuori del suo usuale contesto sociale e lavorativo? Come reagirebbe di fronte a situazioni estreme? Ecco, questo mi ha sempre affascinato e portato a immaginare le storie che racconto.

 

In Che musica ascolti, come si intuisce dal titolo la musica è centrale tanto da diventare un’ossessione per il protagonista. Anche tu sei un appassionato di musica? Che genere preferisci?

Io ascolto sempre musica e prediligo anch’io come il protagonista di Che musica ascolti il progressive rock dagli anni settanta a oggi, ma tutta la musica ben eseguita e ben interpretata(rock, jazz, blues, e perfino pop)  può coinvolgermi se mi trasmette qualcosa e suscita in me emozioni.

 

Cosa stai leggendo in questo periodo? Ci sono libri che hai letto recentemente e che ci consigli?

Sto recuperando It di Stephen King (una pecca che avevo!). Gli ultimi libri che mi hanno coinvolto sono stati Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti e Le spose sepolte di Marilù Oliva oppure, anche se non di recente, qualsiasi libro di Jean-Claude Izzo o di Massimo Carlottoabbia letto.

 

Conosci il genere thrillernordico? Apprezzi qualche autore in particolare?

Ho amato la trilogia di Stieg Larsson per la passione politica e sociale che metteva nei suoi indimenticabili personaggi e nei suoi contesti, e Henning Mankell per la capacità di scrivere storie che non perdono mai di attualità, purtroppo.

Grazie per l’intervista e per l’ottimo lavoro che fate!

Giancarlo Vitagliano

 


A cura di Ilaria Bagnati


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