Intervista a Piergiorgio Pulixi




 

 

“Non timas sos mortos, ma time sos bios”. Non temere i morti, ma temi i vivi. E’ questo il monito che campeggia sulla copertina dell’ultimo libro di Piergiorgio Pulixi, “L’isola delle anime”, uscito l’11 giugno per NeroRizzoli. In una Sardegna misteriosa e oscura, dove perdurano riti ancestrali, l’ispettore capo Eva Croce e la poliziotta Mara Rais della Omicidi vengono confinate nella Sezione Delitti insoluti della questura di Cagliari. Due donne diverse tra loro ma unite da un passato fatto di scelte sbagliate e dolorosi segreti, Eva Croce e Mara Rais si trovano a dover risolvere un cold case su una serie di delitti rituali avvenuti nel giorno dei morti. Immerse nelle tradizioni e nelle credenze dell’isola dovranno fare i conti con lo spettro di un assassino seriale e l’ostilità dei colleghi.
Piergiorgio Pulixi, dopo Biagio Mazzeo, Vito Strega e Rosa Lopez, torna nella sua terra, la Sardegna, con un thriller in una terra arcana e ancora impregnata di tradizioni raccontata dagli occhi delle due protagoniste. Non è facile parlare con Piergiorgio impegnato con festival e presentazioni ma ci rincorriamo via mail e messaggi tra aeroporti, treni, autobus e corse serali nei parchi di Milano. Parole che si accavallano e rincorrono ma alla fine tutto torna al suo posto.

 

 

 

Piergiorgio nei romanzi precedenti a parte la Milano di Rosa Lopez non ci sono mai luoghi identificati. Nell’Isola delle anime c’è una terra, la Sardegna, che non è solo sfondo, ma diventa protagonista.

Sì, ho avvertito l’esigenza – dopo 11 anni dall’esperienza di “Perdas de fogu, insieme a Massimo Carlotto e al Collettivo Sabot – di tornare a raccontare la mia terra. Questa volta volevo trovare una chiave di lettura e un punto prospettico che fossero diversi rispetto a quelli della pregevole tradizione letteraria sarda. Mi sono reso conto che l’Isola era stata poco raccontata attraverso la lente del genere thriller, così ho deciso di provarci. Non è stato semplice, perché quando vuoi raccontare e descrivere qualcosa che ami profondamente devi trovare il giusto distacco. Io ho impiegato più di dieci anni per farlo.

 

 

Due donne, Eva e Mara, due personaggi femminili dopo il poliziotto corrotto Biagio Mazzeo, il tormentato commissario Vito Strega e la rosa Lopez del penultimo libro “Lo stupore della notte” che ha visto il tuo passaggio a Rizzoli.

Credo che in questo periodo storico – dopo che il genere giallo e poliziesco è stato appannaggio per anni di protagonisti maschili – sia più interessante raccontare la psicologia femminile a contatto col male, col crimine, col mondo ambiguo della giustizia, perché – come lettori – siamo meno abituati a protagoniste femminili, e ciò dona freschezza ai personaggi e, conseguentemente, alla narrazione. Questo è sicuramente un romanzo molto femminile: l’Isola è donna, così come la natura, la Dea Madre Mediterranea a cui questi omicidi pare siano ispirati. Volevo che l’elemento femminile fosse preponderante nella narrazione.

 

 

A chi ti sei ispirato per disegnare due figure così diverse tra loro?

Devo confessarti che non mi sono ispirato a nessun personaggio reale, in verità. Forse Mara porta con sé alcuni elementi tipici dei cagliaritani, ma al di là di questo sono due personaggi da una parte funzionali alla storia, ma soprattutto due donne interessanti da raccontare: il loro vissuto, che diventa una sorta di croce, di espiazione; le loro fragilità, i loro caratteri soltanto apparentemente duri ma che in realtà nascondono una costellazione di dubbi, sensi di colpa e debolezze, mi pareva che potessero creare una risonanza emotiva nei lettori, soprattutto perché sono due ragazze normali, senza alcun superpotere. Due donne fuori dal coro, calpestate dalla vita, che hanno solo voglia di rialzarsi e rimettersi in gioco. Il tutto ovviamente condito da una forte dose di umorismo e black humour che erano necessari per stemperare la tensione della narrazione.

 

 

La natura è donna, la terra è donna, ma anche le vittime sono donne e donne sono le protagoniste che devono fare giustizia e allo stesso tempo cercano la loro redenzione.

Esattamente. È un periodo storico strano, in cui la donna è sotto attacco (pensiamo ai femminicidi) forse proprio perché veicolo di mutamenti sociali ed emancipazione; e queste metamorfosi sociali – al netto delle idee politiche di chi scrive e legge – sono innescate quasi sempre da donne: la Ocasio Cortez negli USA, la Greta Thunberg a livello ambientale, la capitana Carola Rackete a livello di rivalsa sociale, insomma: sono quasi sempre le donne a farsi catalizzatori dei più importanti movimenti sociali. Mi sembrava importante raccontare tutto questo anche in un ambito prettamente poliziesco.

 

 

Per la prima volta hai utilizzato il dialetto.

Con grande parsimonia, devo specificare. Il dialetto può essere un dono o una condanna. Nel mio caso, poi, si tratta di una lingua a tutti gli effetti, con innumerevoli varianti. Ho pensato che lasciare alcune parole nei dialoghi aiutasse a caratterizzare meglio i personaggi; per quanto riguarda le altre parole “in limba” presenti nel testo, pensavo che potessero restituire al lettore la carnalità, il peso di questa lingua così particolare, che pare quasi mutuata dall’ambiente in cui è nata: un ambiente aspro, crudo e primevo. Il sardo riesce a suscitare queste sensazioni. È una lingua che parla direttamente alle viscere.

 

 

“L’isola delle anime” è un libro dove si intrecciano simbologia, antropologia, storia e leggende.

Avevo la necessità di scrivere qualcosa di totalmente diverso rispetto ai miei precedenti lavori. Credo che i lettori – giustamente – esigano sempre qualcosa in più da un autore rispetto al libro precedente; a costo di sbagliare, ritengo che lo scrittore debba battere nuovi territori, nuovi percorsi. Questa volta ho deciso di rischiare, affrontando un genere a me meno familiare e un territorio molto affascinate ma “scivoloso” per un autore autoctono.

 

 

Sbaglio o in ogni tuo libro c’è un richiamo alle tragedie shakespeariane? Qui si sente forte.

Sono contento che tu l’abbia percepito. Siamo tutti figli di Shakespeare. Anche chi non l’ha mai letto, perché è un autore che ha influenzato con le sue opere tutti i narratori che gli sono succeduti. Un visionario. Un genio.

 

 

Questo libro non è solo un noir, c’è qualcosa di più, partendo dalla ricercatezza della scrittura. È impossibile non cogliere una contaminazione di generi.

Credo che noi autori di genere (una brutta espressione, ma rende l’idea) dovremo sempre di più trasformarci in autori “di generi” per raccontare la complessità di questa società in cui siamo immersi. Un unico genere oggi non basta più. È riduttivo. È una gabbia stilistica che poco si attaglia ai nostri tempi, turbolenti e multisfacettati. La complessità va ricercata non nella scrittura, ma nella psicologia dei personaggi, nei loro dilemmi e nelle loro ambigue motivazioni; continuare a parlare di noir, thriller, giallo e poliziesco – solo per citarne alcuni – credo sia un esercizio critico fuori tempo massimo, anacronistico. Guarda una moderna serie tv e prova a dirmi che genere incarna: quasi sempre non ti bastano le dita di una mano per enumerare i generi letterari di cui lo showrunner si serve per raccontare quella storia. Ecco: noi autori di romanzi non possiamo più ignorare che i nostri lettori sono soprattutto anche spettatori; questo ha modificato notevolmente il loro approccio alla lettura; noi – come romanzieri – non dobbiamo ostacolare questo cambiamento, ma comprenderlo e utilizzarlo a nostro favore.

 

 

 

 

Hai detto che quando scrivi un libro devi avere degli spiriti guida. I tuoi quali sono stati?

Viviamo tutti nell’ombra di chi ci ha preceduti. I miei spiriti guida sono gli autori classici. Sia quelli del mio genere di riferimento che quelli classici tout court.

 

 

Ogni tuo romanzo precedente aveva una sua “playlist” musicale. Per questo?

Per questo ho voluto che la colonna sonora fosse soprattutto la musica del silenzio; la musica della natura dell’Isola che è soltanto apparentemente silente: in realtà i suoi silenzi sono un canto.

 

 

Stai già lavorando a qualcosa?

Certamente. Il prossimo romanzo vedrà ancora Eva e Mara indagare, ma coadiuvate da un mio vecchio personaggio che non vedo l’ora di portare in Sardegna. Ci sarà da divertirsi.

 

 

Se Piergiorgio Pulixi non fosse stato uno scrittore?

Probabilmente sarebbe stato un insegnate, o un libraio o un bibliotecario. I libri sono sempre stati la scenografia della mia vita. Non riesco a vedermi troppo lontano da quest’ambiente: ne morirei.

 

 

L’emozione quando scrivi la prima parola dell’incipit e quando chiudi l’ultima pagina del manoscritto.

Smania e adrenalina a fiotti, nel primo caso. Nostalgia e malinconia, nel secondo.

 

 

Il primo o la prima a leggere la bozza è sempre la stessa persona?

Sì, quasi sempre. Ma preferirei non dire di chi si tratta.

 

 

Hai un amuleto che porti con te?

Delle pietre della mia Isola, ben levigate dal vento e dalle onde del mare.

 

 

Bevanda e cibo preferiti.

Adoro il vino rosso, amo il pesce anche se porto avanti una dieta vegetariana.

 

 

Parigi, Londra o New York?

Londra per nascondermi. Parigi per trovare delle storie da raccontare. New York per ricominciare daccapo. Tra tutte, direi Parigi.

 

 

Hai una fobia?

Nessuna in particolare.

 

 

Musica preferita.

Classica, jazz, rock, ma anche metal, trip-hop, soul. Amo la musica in generale. Quella di qualità, che ti accarezza l’anima. Anche qui il genere non è importante. Conta l’effetto.

 

 

Il libro che avresti voluto scrivere.

Follia, di Patrick McGrath. Forse…

 

 

Hemingway o Bukowski?

Hemingway tutta la vita.

 

 

È vero che sentiremo ancora parlare di Rosa Lopez de “Lo stupore dellanotte”?

Sì, dal 14 luglio, per un mese intero, sarà disponibile come esclusiva Kobo e Mondadoristore.it il romanzo prequel de “Lo stupore della notte”, intitolato “L’ultimo sguardo”. Da metà agosto in poi, sarà disponibile in vendita su tutti gli store online come e-book. Spero che chi ha amato “Lo stupore della notte” sia curioso di conoscere una Rosa Lopez diversa, non ancora devastata dalla perdita del suo uomo. E più lettori scaricheranno il romanzo, più possibilità ci saranno che NeroRizzoli lo pubblicherà anche in cartaceo. Quindi: passate parola!

Piergiorgio Pulixi


A cura di Paola Corradini


 

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