Intervista a Roberta Bellesini Faletti




A tu per tu con l’autore

 Intervista a Roberta Bellesini Faletti

 

Un racconto inedito, conciso e ricco come una ricetta della tradizione culinaria piemontese tanto cara a Giorgio Faletti, che riassume ingredienti tipici della sua scrittura e delle sue passioni di lettore, cuoco e buongustaio. Il racconto postumo “La ricetta della mamma” (La nave di Teseo) è un regalo prezioso per i lettori di noir che unisce ironia, suspense, ricordi e specialità di una cucina semplice ma che soddisfa il cuore oltre che il palato. Poche pagine per raccontare in modo magistrale una storia di morte e due personaggi diversi per formazione e obiettivi di vita ma accomunati dalla figura di una madre custode anche dei sapori dell’infanzia. Sapori dal gusto differente ma per entrambi racchiusi in un barattolo come le loro esistenze celate da false verità. Roberta Bellesini Faletti  a cui si deve la pubblicazione del racconto e la realizzazione del cortometraggio risponde alle mie domande.

 

 
 

Quando hai deciso di far pubblicare questo racconto?

Quando stavamo lavorando alle riprese del cortometraggio, a fine ottobre, abbiamo iniziato a ragionare sul fatto che il progetto sarebbe stato completo se avessimo anche pubblicato il racconto originale da cui è stata scritta la sceneggiatura del corto.
 

 

Mico e Gianfranco sono due personaggi apparente diversi ma mi pare che  entrambi si celano dietro un volto diverso da quello  che appare?

Vivono entrambi due vite al limite, chi in un modo chi in un altro. Un sicario che rivela una forte etica legata alla famiglia, e un professionista  con  una vita assai discutibile. Nessuno è mai totalmente quello che sembra. Quasi un richiamo a contrastare la superficialità a cui siamo sempre più soggetti. E provare a scavare più a fondo, per scoprire le diverse sfaccettature di situazioni che spesso non sono come appaiono o non  solamente come appaiono.
 

 

Il racconto raggruppa tante caratteristiche della scrittura di Giorgio dell’ironia alla suspense. Che rapporto aveva con i racconti?
La sua prima produzione letteraria sono stati proprio i racconti. Ma l’editore gli fece presente che, essendo un mercato più ristretto quello dei racconti, valeva la pena pensare a un romanzo come opera d’esordio. Poi i racconti furono successivamente pubblicati, dopo il terzo romanzo,nella raccolta  Pochi inutili nascondigli.

 

 

Buona cucina e morte che rapporto c’è ?

Mi verrebbe da rispondere “ ne uccide più la gola che la spada”. E mi viene in mente il film La grande abbuffata che sicuramente mette in correlazione  le due cose. Noi siamo un paese fortunato perchè abbiamo un’ottima cucina tradizionale e la dieta mediterranea che è stata giudicata una delle migliori al mondo. Io non riesco ad associare la morte alla cucina.Per me è anzi un’espressione di vita, di cultura, di tradizioni che si tramandano.

 

 

Hai  prodotto il cortometraggio tratto dal racconto mi racconti questa esperienza e quanto secondo te la trasposizione toglie e aggiunge a un’opera di narrativa?

Credo sia un altro modo di raccontare una storia, attraverso la forza delle immagini. Bisogna innanzitutto essere rispettosi dell’opera letteraria, ma secondo me una bella trasposizione cinematografica può rafforzare un racconto o un romanzo. Ho voluto cimentarmi anche in questa esperienza, sulla scia dell’insegnamento di Giorgio che si è espresso  in molti ambiti artistici. Dopo aver prodotto lo spettacolo teatrale ‘l’ultimo giorno di sole”, che sarà a maggio a Ny nella rassegna “ In scena! Italian theater festival  Ny, ho voluto provare anche questa esperienza perchè il cinema mi appassiona molto e dopo aver lavorato alla super visione della sceneggiatura di Io uccido, ho voluto capire meglio e da vicino  le dinamiche legate alla produzione cinematografica.

 

 

Il legame con la figura materna è forte nei due personaggi anche se lo intendono e esprimono diversamente. Per Giorgio era mio forte possiamo considerare il racconto un omaggio a tutte le mamme?

Sicuramente l’elemento “famiglia” è forte. Il padre di Giorgio è mancato presto per cui lui si è preso cura di sua mamma ed essendo figlio unico aveva un legame molto forte con lei. È un omaggio alle mamme italiane e al loro modo di prendersi cura  dei figli, anche quando non sono più bambini.

 

 

Per Giorgio come per Deaver la buona cucina diventa ingrediente di un  uomo thriller?

In questi anni moltissimi film sono stati dedicati alla cucina. Sono stati per lo più commedie, film romantici. Pochi film drammatici, ma la cucina può essere sicuramente un elemento che a pieno titolo può essere protagonista  di un  bel film thriller. Anzi non vedo l’ora di poterne leggere uno.Chissà se sarà una scrittrice o se sarà uno scrittore a esprimersi al meglio!

Roberta Bellesini Faletti

A cura di Cristina Marra