L’autrice Francesca Bertuzzi Intervista ALESSIO ROMANO






A tu per tu con l’autore

 

Intervista
di
Francesca Bertuzzi

Conosco Alessio Romano da molti anni e la mia ammirazione per la sua creatività nasce già dalla prima volta che lo incontrai in treno. Ancora non eravamo due scrittori ma volevamo diventarlo, allora eravamo due studenti della Holden, stavamo parlando delle nostre aspirazioni di scrittura quando lui, con tutta la naturalezza di questo mondo, mi rivelò la trama di quello che poi, anni dopo, sarebbe diventato il suo romanzo d’esordio “Paradise for All”.

Quando finì di raccontare pensai due cose.
La prima: è bellissimo, il movente è geniale.
E la seconda: voglio scrivere anch’io una storia con quest’idea.
Alla fine quelle mie due intuizioni si concretizzarono.

Paradise For All, diventò un romanzo potente, infatti una volta scritto, trovò subito un editore importante, Fazi, e diventò l’esordio dell’anno. Addirittura io stessa entrai nel romanzo ispirando il personaggio di Francesca, una compagna di corso del protagonista.
E poi, alla fine, dopo essere anch’io diventata una scrittrice, feci mia quell’idea usandola in un racconto breve, “Quando da piccolo picchiavo i cani”, che pubblicai con Newton Compton, ovviamente dichiarandone l’ispirazione e con il consenso di Alessio.

Mi piacerebbe che tramite quest’intervista, chi non conosce ancora Alessio Romano, avesse quella sensazione immediata di amicizia e d’ispirazione che ho avuto io, ormai quindici anni fa, su quell’interregionale che ci portava da Torino a Bologna.

Il suo secondo romanzo “Solo Sigari Quando è Festa”, edito da Bompiani, conferma la promessa che si poteva leggere in “Paradise For All”, cioè che il talento di Romano è quello di un fuoriclasse della narrativa.
Il romanzo si apre con la terra che trema, il mondo di Nick si sfoca nelle vibrazioni sismiche: quando il terremoto finirà di scuotere l’Aquila, la realtà di Nick non sarà più la stessa. Dalle crepe, che si sono aperte la notte del 6 aprile, esce un ragno. Tanto oscuro quanto velenoso.

Nick scampato alla distruzione del terremoto si trova in un mondo crollato, torna così a vivere dal padre nella casa in cui è cresciuto, a Pescara, distante dall’Aquila pochi chilometri che lui era riuscito a trasformare in un abisso. Si trova costretto a fronteggiare quello che per molto tempo aveva evitato: fare i conti col passato. E il passato torna, perché è un boomerang che nessuno di noi riesce a evitare, e il passato di Nick ha serbato rancore per anni e ora è pronto a colpire.
Dalla rete intangibile del web, su Facebook, il ragno sta tessendo la sua tela e Nick è la mosca a cui punta.
In un susseguirsi di colpi di scena Romano costruisce un’architettura complessa, sottile e intrigata, esattamente come la tela di un ragno. La struttura del thriller, trasparente e solida, spinge il lettore a voltare pagina attaccandolo alla storia. Il romanzo è diviso con grande simmetria fra thriller e intimismo. Le domande che il protagonista si pone sugli omicidi che iniziano a stringersi intorno a lui si alternano alle domande che lo assillano sul cosa ne sarà della sua vita ora che, in pochi minuti, è diventata macerie.


1) Com’è stato tenere le briglie di questi due differenti aspetti della tua scrittura e intrecciarli così perfettamente, dando vita a un noir entusiasmante?
Le due dimensioni, quella esistenziale e quella adrenalinica, sono due facce della stessa medaglia e si nutrono una dell’altra. Proprio perché Nick si interroga sul senso della sua vita, quando questa è messa a rischio da un serial killer, la storia assume maggiore potenza. Da questo punto di vista secondo me il genere del thriller (quello cioè dove il protagonista rischia la vita) può diventare il genere più intimista ed esistenziale. È quando la terra ci trema sotto i piedi che più ci rendiamo conto del valore e del senso della nostra vita, così fragile e proprio per questo, così bella.

2) Facebook diventa lo scenario in cui si proiettano paure, voyeurismi, e addirittura snuff movie. Come ci esponiamo noi su facebook e da dove nasce l’angoscia di diventare prede?
Nasce tutto da un’esigenza di esibizionismo che fa diventare pubbliche le nostre vite private. E il prezzo da pagare è un’esposizione che ci rende più vulnerabili. Il diritto alla privacy è la nuova frontiera della libertà da difendere. Ma il problema è che dobbiamo difenderci da noi stessi e del nostro egocentrismo. In più c’è il fascino di usare nuovi mezzi e novità tecnologiche nel mondo del genere, come nella saga di Ring o nel bel lavoro che tu e tua sorella Valentina avete fatto con la web serie “Ghost Cam” in cui un’applicazione da smartphone diventa un incubo alla Edgar Alla Poe. Anche la serie TV “Black Mirror” sta lavorando molto bene in questo senso.

3) Il tuo romanzo è ricco di mondi diversi approfonditi perfettamente, si parla di biologia e degli orsi marsicani fino a passare all’esatto opposto, il mondo intangibile e per nulla naturale degli hacker. Quanto lavoro di ricerca e di approfondimento c’è dietro Solo Sigari Quando è Festa?
Tutto nasce dalla voglia di creare distanza tra il protagonista (voce narrate) e me stesso. Io amo la natura, ma non l’ho mai studiata. E poi c’è anche molta invida per gli autori dell’800 che conoscevano ogni tipo di albero. Io non saprei distinguere un pero da un melo. Per questo mi sono fatto aiutare da esperti. L’orso poi è il simbolo dell’Abruzzo ed è un animale che mi ispirano molta simpatia.

4) Nel romanzo la memoria è fondamentale. In questo il personaggio di Ivo, il padre del protagonista malato di Alzheimer, è semioticamente perfetto. Perché nel passato, quindi nella memoria di Nick, ci sono risposte importanti a domande chiave, che però gli sfuggono… Perché hai scelto di rendere la memoria quasi un personaggio in Solo Sigari Quando è Festa?
Perché se il mio romanzo è anche un romanzo esistenziale, la memoria non poteva che avere un ruolo centrale. Siamo quello che ci ricordiamo di essere, ogni mattina quando ci svegliamo. E una malattia che mina il nostro passato è il vero e proprio terremoto dell’anima. Senza il passato non siamo più nulla. Ivo è un padre terribile, un vecchio abruzzese, impertinente e attaccabrighe, che all’improvviso, per via della malattia, diventa un cucciolo smarrito. E Nick dovrà prendersene cura e fare i conti anche con l’odio-amore che prova per suo padre.

5) In Paradise For All il tuo protagonista frequenta la Holden, una scuola di scrittura torinese, proprio quello che stavi vivendo mentre scrivevi il romanzo. In Solo Sigari Quando è Festa c’è il tuo Abruzzo, l’interculturalità e la ferita aperta dal terremoto. In un certo modo le tue storie si formano sulle tue esperienze. Quanto conta per uno scrittore attingere al proprio vissuto e quanta arte e quanto mestiere ci vogliono perché non diventi un’arma a doppio taglio?
Il rischio dell’auto-fiction è quello della scrittura ombelicale: a chi interessa la tua vita, le tue esperienze, oltre che a te? La soluzione è la sincerità e la rinuncia a qualsiasi tipo di retorica o autocelebrazione. Io cerco sempre di scrivere parlando di quello che conosco e che ho vissuto bene. Ora ti sto rispondendo a distanza, da Lisbona, perché devo scrivere un libro su questa città. Probabilmente sarebbe bastato un fine settimana da spendere qui per documentarmi. Ma ho preferito venirci a vivere per un mese, nonostante il mio sarà comunque il romanzo scritto dal punto di vista di un turista poco esperto della città.

6) Ultima domanda, un po’ di rito un po’ d’inevitabile curiosità: hai un nuovo progetto a cui stai lavorando? E se la risposta è sì ci concedi una succulenta anticipazione?
Ormai da un anno ho in mente un nuovo thriller dalle venature noir, ho anche iniziato a scriverlo. Ma è ancora troppo presto per parlarne. Posso dirti che, oltre che a un libro di letteratura di viaggio, sono al lavoro come curatore per una raccolta di racconti che dovrebbe uscire a settembre. Ma questo già lo sai, perché ci sarà anche un tuo racconto. Ma mi raccomando: non dire nulla sulla sua tematica esplosiva!

Alessio Romano

Di Alessio Romano su thrillernord:

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