L.O.V.E.




 Libertà Odio Vendetta Eternità

Recensione di Cristina Bruno


Autore: Giancarlo Liviano D’Arcangelo

Editore: Il Saggiatore

Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 846

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Se il denaro fosse acqua, la famiglia Giordano sarebbe l’oceano. Quello eretto da Italo negli anni con cinismo e spregiudicatezza è un impero tentacolare dai contorni mostruosi, che dalla natia Villalibera si estende ai quattro angoli del globo; un panegirico al capitalismo più bieco e sregolato, con il primogenito Isacco, l’erede designato, pronto a superare il padre in amoralità e ambizione. Solo Giordano, il figlio minore, sembra immune all’attrazione per la ricchezza che incanta la famiglia: obeso, vergine, dall’animo sensibile e con una passione per le scienze umane, Giordano vive i suoi giorni isolato, disprezzato dal padre e tiranneggiato dal fratello. Ma la scomparsa improvvisa dei due lo costringe a prendere in mano la mastodontica azienda familiare e fare i conti con il lato oscuro della propria anima; il suo si trasformerà in un viaggio di continente in continente all’interno dei loschi traffici della Sunrise Inc., tra faccendieri e conti off-shore, amministratori corrotti e milizie private, per scoprire che nel regno del denaro e della finanza nessuno è innocente. Con L.O.V.E. Giancarlo Liviano D’Arcangelo dà vita a un’epopea romanzesca contemporanea che esplora gli abissi della società globale: l’inquietante negativo di un mondo in putrescenza, in cui un impero che crolla può fare meno rumore di una coscienza che muore.

 

Recensione

Giordano Giordano è l’erede dell’immensa fortuna dei Giordano. Infatti morto suo fratello Isacco, il primogenito, e poco dopo il padre Italo, si ritrova da solo al comando di un impero economico di tutto rispetto. Come in una vera e propria dynasty di provincia ascoltiamo il racconto della nascita e del consolidamento della ricchezza di Italo che giunge all’improvviso nelle mani di Giordano, uomo gravato, oltre che da una pinguedine, da una personalità contorta, incline a comportamenti ora al limite del masochismo, ora a un eccesso di aggressività e cinismo. Il piccolo paese di Villalibera diviene metafora del mondo e la famiglia Giordano figura del capitalismo spietato che si sviluppa e prospera nello sfruttamento di masse ignare e accondiscendenti.

Il romanzo si presenta come una denuncia forte di un sistema economico che ha distrutto l’Umanità in virtù del desiderio di potere e di denaro illimitato di pochi.

Lungo le ottocento pagine si snodano le vicende familiari e imprenditoriali della famiglia. Come per tutti i capitali, la nascita nasconde luci e ombre, affari poco chiari e amicizie discutibili. Un po’ alla volta i soldi si “ripuliscono” e prendono nuova vita attirando a sé altri soldi. La personalità di Giordano è sfuggente, multiforme, al contrario di quella di Italo e di Isacco, l’uno interamente consacrato a fagocitare risorse, l’altro al ruolo di maschio alfa in famiglia e fuori.

Italo è un uomo con una visione chiara di ciò che vuole e di dove vuole arrivare.  L’accumulo di denaro è compulsivo, diventa fine a se stesso, come in tutta la società capitalista. Isacco ne segue i canoni mentre Giordano è il figlio in apparenza diverso, sempre critico, ironico e controcorrente. Una volta ereditati i beni però inizia il suo lento cambiamento.

Dapprima medita di diventare un imprenditore in stile Olivetti e si dedica interamente a un progetto di imprenditoria dal lato umano. Poi, deluso dal comportamento delle masse, capovolge la sua tattica diventando un tiranno assoluto. L’atto finale sarà quello di spegnersi nel gioco d’azzardo, tra follia e desiderio di autodistruzione. Dal punto di vista affettivo Giordano non sa relazionarsi agli altri, non ha amici, non ha una donna stabile.

I suoi rapporti con il lato femminile sono ambivalenti e oscillano tra la brama di sottomissione totale a una presunta amata e un disprezzo totale per l’altro sesso. Le donne del suo universo, in famiglia e fuori, sono sostanzialmente stupide e/o interessate, prive di una qualsiasi attrattiva che non sia il loro corpo. Il suo mondo è vuoto di relazioni, la sua mente annebbiata da ipocriti sensi di colpa, il suo corpo grasso e goffo.

Tutto in lui è pensato per essere detestabile, per incarnare il malessere di una società dedita solo allo spreco, all’inquinamento, allo sfruttamento di risorse in esaurimento.

Non c’è solidarietà, non c’è vero affetto, non ci sono sentimenti positivi nell’universo allo sfascio di Giordano, un universo che sta correndo sempre più velocemente verso l’abisso. Un abisso che, se guardato troppo a lungo, ti trascina con sé.

Da leggere con calma.

 

 

A cura di Cristina Bruno

fabulaeintreccio.blogspot.com

 

 

Giancarlo Liviano D’Arcangelo


Giancarlo Liviano D’Arcangelo: nato a Bologna nel 1977, è cresciuto a Martina Franca. È scrittore e studioso di mass media. Nel 2007 ha pubblicato il romanzo d’esordio Andai, dentro la notte illuminata (Pequod), finalista al premio Viareggio. Nel 2011 ha pubblicato per Fandango il reportage narrativo Le ceneri di Mike con cui ha vinto il premio Benedetto Croce e il premio Sandro Onofri. Nel 2013 ha pubblicato per Il Saggiatore il reportage narrativo Invisibile è la tua vera patria, finalista al Premio Biella. Nel 2014, sempre per il Saggiatore, è uscito Gloria agli eroi del mondo di sogno, sull’universo epico del calcioFa parte della redazione di Nuovi Argomenti, collabora con la rivista Il Reportage, e con diverse testate nazionali.

 

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