L’ Odissea raccontata…




L’ Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre

Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Marilù Oliva

Editore: Solferino

Collana: Narratori

Genere: epica

Pagine: 217 p.

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. L’Odissea raccontata, per quadri, in prima persona dalla voce delle protagoniste. Un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista che fa vibrare di nuova vita un classico immortale, rendendolo accessibile a un pubblico più vasto e combinando spessore narrativo, valore didattico, e uno sguardo universale sulla varietà e sulla verità dei sentimenti. C’è Calipso che deve lasciar andare Ulisse sebbene ne sia innamorata, c’è Nausicaa seduttrice immatura ma pericolosamente potente, c’è Circe dominatrice che disprezza gli uomini ma allo stesso tempo ne ha bisogno, ci sono le Sirene incantatrici e distruttrici, c’è Euriclea la nutrice e naturalmente Penelope la sposa in attesa. Ciascuna narra la sua parte della celebre epica, portando il proprio, inedito, punto di vista e ribaltando la prospettiva unica dell’eroe maschile nella polifonia del femminile. E tra l’una e l’altra donna parla Atena, “dea ex machina”, che sprona sia Telemaco sia Ulisse a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo.

 

 

 

Recensione

Odisseo. 

Proprio lui.

Il molteplice.

L’uomo dalla mente più caleidoscopica.

Il re di Itaca sul quale abbiamo sentito tessere tante storie.

Dante, Konstantinos Kavafis, James Joyce.

Omero, ça va sans dire.

Quanti e quali hanno scritto, cantato, rielaborato il mito di Odisseo, uno dei più studiati e amati, forse anche perché un po’ riguarda tutti noi.

Tu sei il simbolo di ogni uomo che ha masticato la polvere del mondo.

Mito che è stato sezionato, analizzato, trascritto, riattualizzato.

Date le premesse sembrerebbe impresa impossibile, quasi più dell’affrontare Polifemo a mani nude, trovare una nuova chiave di lettura e di racconto delle vicende dell’eroe greco. Perdipiù senza reinventarne la storia, i presupposti, la lingua.

Ci riesce Marilu’ Oliva, che ancora una volta ci incanta con le sue pagine come fanno  le sirene coi naviganti, inutile affidarsi a tappi di cera, non servirebbero, in questo caso, a nulla; entusiasmante ed appagante, al contrario, affidarsi alla penna dell’autrice ed alla sua brillante, contemporanea intuizione di dare voce, senza compiacimento di genere ma con ironia e sensibile profondità, erudita ed accattivante, alle figure femminili per raccontare Odisseo e l’impatto delle sue peregrinazioni dal punto di vista di chi,  conoscendolo, se ne innamora, di chi, perdendolo, lo ritrova. Alternandone i punti di vista, smontando e rimontando le scene a seconda dell’ottica di chi volta a volta ne è protagonista.

Calipso, Atena, Nausicaa, Euriclea, Penelope.

E Circe, immensa e sublime, a mio sentire.

Disillusa e pragmatica,


Eccoli, gli sciocchi.

Uomini.

Animali.

Maiali.

C’è poi così tanta differenza?

(…) C’è voluto così poco per renderli bestiali. Una pozione. La loro voracità. Menti credulone. La mia bacchetta è stato solo il tocco finale.

priva di cieca arroganza, pronta nel riconoscere, capace di ammettere – non a caso Oliva affida a lei quella che si candida ad essere la lectio magistralis delle descrizioni del Laerziade e una dichiarazione d’amore che è un inno alla vita.

Odisseo è un guerriero molto attraente, lo so io, lo sanno le altre donne che, mortali o no, si sono sciolte tra le sue braccia. Ma c’è qualcosa di più, in lui, oltre l’avvenenza e il corpo solido, oltre l’eroismo e la pazienza con cui ha sopportato le insidie dell’altrove. C’è una mente che sa solcare le increspature delle calamità e fare tesoro della polvere calpestata. Sa immaginare cosa dispiegano i destini, sa indovinare le probabilità, prevenire le reazioni dell’animo umano. Sa calcolare, reinventare, scartare controtempo. E sa anche, all’occorrenza, lasciarsi andare dispiegando la sua più profonda essenza umana. Questi talenti, tutti assieme, non possono sfuggire a un buon osservatore: se costui guarda negli occhi del re di Itaca vi troverà scritta ogni cosa.

È  narrativa di eccelso livello, è saggio poggiante su solide basi.

È innovazione che si nutre di rispetto.

È, una volta terminata la lettura, che più che mai è pertinente definire viaggio, impossibile uscire da quest’opera, appagati ma condannati per sempre alla bellezza di queste pagine e al desiderio inappellabile del ricercare

“(…)  la sua voce pacata che racconta prodigi e l’accortezza di chi sa che il coraggio non ha senso se non viene donato anche agli altri.”

 

 

Marilù Oliva


Marilù Oliva Insegna lettere al liceo. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica. Ha collaborato con diverse riviste letterarie. Tra i suoi libri ¡ la pagarás! (Elliot 2011), Fuego (Elliot 2011), Mala Suerte (2012) e Musica sull’abisso (HarperCollins, 2019).

 

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