La borsa




Recensione di Nadia Beggio


Autore: Solène Bakowski

Traduzione: Rosalba Sabatini

Edizioni: le Assassine

Genere: noir

Pagine: 220

Anno pubblicazione: 2018

 

 

SINOSSI. In piena notte una donna se ne sta tutta sola davanti al Pantheon e stringe tra le braccia una borsa. La donna è Anna-Marie Caravelle. Quando, ventiquattro anni prima, Monique Bonneuil decide in gran segreto di tenere con sé quella piccola dall’enorme voglia color vinaccia sul viso, non immagina di certo il mostro che avrebbe ospitato sotto il suo tetto e che lei stessa contribuisce a creare, tenendola segregata per anni, nel piccolo appartamento. La ragazza, spinta dai suoi demoni e perseguitata dal suo passato, comincerà infatti a uccidere, “dapprima poco e poi sempre di più”, un modo per regolare i conti con la vita che fin dall’utero materno non le ha mai sorriso. Questa è dunque la storia di Anna-Marie Caravelle. Ma che ci fa ora inginocchiata in piena notte nel centro di Parigi? E che cosa contiene quella borsa misteriosa che sembra custodire come un tesoro?

 

Sorprende la nascita di questo romanzo: Ho cominciato a scrivere le prime righe subito dopo un litigio banale con mia madre (lei ha sempre la parola pronta e io invece no) e così ho deciso di esprimere attraverso il personaggio di Anna Marie quel tipo di oppressione che si può creare in un rapporto tra madre e figlia.” (Solène Bakowski)

Un noir che scuote e sconvolge, lascia il segno e crea disagio. Un romanzo che racconta tante storie, triste e violento, fa affiorare paure e angosce: abbandono, follia, rivalità, gelosia, privazione e morte.

Sono nata un po’ più di ventiquattro anni fa, in fondo alla rue Chanzy, nell’XI circoscrizione. Un piccolo ratto rosa di un po’ meno di tre chili, una voglia gigantesca color vinaccia nel bel mezzo della faccia, come una ferita di guerra, una ciocca biondo-arancio persa su un cranio che aveva ancora i segni delle spinte: ero, il primo giorno del mio arrivo, una neonata piuttosto brutta…

Sono le strade di una Parigi lontana mille miglia dalla città romantica e glamour, dalle vetrine luccicanti e dai locali alla moda, che fanno da sfondo alla storia di Anne-Marie: emarginata, senza un’esistenza ufficiale, senza un’identità verificabile, senza niente.

 

Il romanzo inizia con il trauma subito da Élise Caravelle durante il suicidio del marito. La donna, che era incinta di due mesi, entra in un profondo silenzio e si lascia andare come se non avesse nulla da sperare tranne la morte.

Monique Bonneuil, una sessantenne insignificante e disperatamente sola, offre il suo sostegno e sceglie di tenere per sé il bambino di Élise, che è una bambina, Anne-Marie, che nasce in una vasca da bagno lontano dagli occhi indiscreti del mondo.

Anna-Marie Caravelle trascorre, così, la sua infanzia segregata in un piccolo appartamento, senza nessuna opportunità di socializzare, senza apprendere le più semplici nozioni che la aiutino a distinguere il buono dal cattivo, il bene dal male; fino all’età di 13 anni (l’epoca della ribellione), quando, dopo aver ucciso Monique, inizierà a scoprire il mondo esterno.

Incontrerà un senzatetto, Camille (l’Angelo… poi l’Angelo Decaduto), omosessuale con il quale manterrà una relazione ambigua, e poi Max e Nathalie, che irromperanno nello strano ménage, destabilizzandolo.

La borsa è un romanzo nero, molto nero. Non c’è molto spazio per la speranza e i momenti di pace si possono contare sulle dita di una mano. Anna-Marie, rifiutata dal concepimento (o quasi) dai suoi genitori biologici, è incapace d’amare, non sa dosare il proprio amore. Vende se stessa pur di aggrapparsi alla speranza di ricevere un po’ di amore; ama o odia senza mezzi termini, senza sfumature; le sue emozioni prevalgono e la portano a reagire in modo estremo: UCCIDERE!

Anne-Marie è un mostro, oppure i mostri sono quelli che le stanno intorno?

Anne-Marie è un’omicida senza scrupoli o è solo vittima della sua storia?

Nonostante la sua mente tormentata, Anne-Marie, riuscirà a prendere una decisione importante, premurosa e responsabile, ma che si rivelerà tragica.

La storia tesa, tagliente, forte, scritta senza fronzoli mi ha completamente conquistata, scossa, turbata. All’inizio ho guardato con diffidenza e sospetto questa donna dalle scelte estreme, ma alla fine ha prevalso la tenerezza verso una donna che voleva solo essere felice. Questo noir è un grido d’amore e io mi sono lasciata trasportare tra gli alti e bassi della vita di Anna-Marie fino ad arrivare alle ultime due righe del capitolo 29 e, anche se è facile prevedere il finale, la rivelazione è agghiacciante.

Volevo solo essere felice. Non volevo essere una casualità. Non cerco di trovarmi scuse. Ho reso il male con il male, a volte con il bene, e non ho saputo, questo è vero, gestire le mie emozioni…

La luce del giorno rischiara Parigi e mentre Anne-Marie si incammina alla ricerca di altro, da qualche parte, perché ci deve pur essere qualcosa da qualche altra parte… io resto seduta sui gradini del Pantheon… non riesco a staccarmi dalla Borsa… Confido nel passaparola, aspetto che qualcuno di voi decida di leggere il romanzo, perché il “tesoro di Anne-Marie” non può essere lasciato a questa Parigi che si sveglia e se ne fotte.

 

 
 

Recensione di Ilaria Bagnati


La borsa (Le sac, titolo originale) è il romanzo best seller di Solène Bakowski che esce per la prima volta in Italia. Inoltre è anche il primo romanzo di una nuova casa editrice dedicata a thriller e noir al femminile, Le Assassine. Non mi stupisco che abbia avuto così tanto successo in Francia perché questo è un libro che non si dimentica, non si riesce a dimenticare. Il suo punto forte non è la trama, che non è originalissima, ma è come l’autrice presenta Anna-Marie al lettore.

Il narratore è Anna-Marie e con lei viviamo tutti i suoi turbamenti, la sua follia, le sue emozioni, i suoi amori. La borsa è un viaggio nella mente della protagonista, un viaggio tortuoso, fatto di salite e discese, entrambe molto ripide. La prosa della Bakowski è forte, dura, rende vivido il tormento della protagonista.

I dialoghi sono pressoché assenti, cosa che solitamente non amo ma in questo caso non mi è pesato, perché il dialogo è tutto nella mente di Anna-Marie, che crea un mondo tutto suo. Forse ciò è dovuto alla sua lunga segregazione, e credo sia inevitabile. L’incontro con Camille è per Anna-Marie una benedizione prima e una maledizione poi, perché per lei è difficile costruire dei rapporti che non comportino gelosia, possessività.

Con i suoi trascorsi, come non affidarsi anima e corpo a chi ti dimostra per la prima volta di amarti per quello che sei? Il particolare della voglia sul viso l’ho trovato a dir poco geniale, viene così descritta da Anna-Marie:

La sua dimensione variava in funzione dei miei misfatti e si ampliava quando il sangue che avevo sulle mani mi pesava troppo. Una specie di coscienza visibile, che mostrava al mondo ciò che avevo di più oscuro

Il finale è a parer mio perfetto, inaspettato; è stato come ricevere un pugno allo stomaco da quanto mi ha lasciata a bocca aperta. Un consiglio?

Leggetelo, leggetelo, leggetelo!!!
 

 

Solène Bakowski


Solène Bakowski è nata nel 1981 a Parigi. Autrice di A volte cadiamo (edizioni Favre, 2014), vincitore del Prix de la Chapelle-Montreuil 2015, Un sacco (auto-pubblicazione, 2015) e Canali (auto-pubblicazione, 2015), il suo obiettivo è soprattutto quello di raccontare storie e provare a far sentire le emozioni attraverso la finzione. Le piace creare personaggi contorti animati da una “normale follia” e mettere in scena i punti di rottura, quei momenti in cui tutto cambia.