GIOVANI DETECTIVES: LA BOUTIQUE DEL MISTERO






A cura di Sara Magnoli


Autore: Dino Buzzati

Editore: Mondadori (edizione 2016 )

Collana: Oscar Moderni

Pagine: 208

Costo: 12 euro

 

 

Il termine mistero si usa per definire qualcosa che non si riesce a spiegare in maniera chiara e che proprio per questo emana spesso un certo fascino. Nell’antica Grecia indicava la celebrazione di riti in culti segreti o verità nascoste, spesso sacre o sovrannaturali che non si possono conoscere semplicemente attraverso l’intelligenza umana.

Con mistero ci si aspetta dunque qualcosa da scoprire e trovare questa parola fa spesso pensare di avere a che fare con un genere di letteratura che può sconfinare nel giallo.
Il libro di cui parliamo oggi ha nel titolo “mistero” e suoi stralci vengono anche proposti in antologie fin dalle scuole secondarie di primo grado, nonostante ponga a confronto con un autore la cui opera è molto complessa, Dino Buzzati.

Oggi vogliamo infatti scrivere di “La boutique del mistero”, l’antologia di trentuno racconti che lo stesso Buzzati raccolse nel 1968 tra i suoi più rappresentativi, accompagnandoli con la sorta di sottotitolo “31 storie di magia quotidiana”.

“La boutique del mistero” è ben lungi dall’essere una proposta di racconti che possono sconfinare nel giallo, piuttosto, in alcuni casi, ci pone di fronte a narrazioni che sconfinano nel sovrannaturale, che ci fanno apparire la morte, la lacerazione dell’anima.

Parlarne apre una gamma di sfaccettature importanti e interessanti e anche se un semplice articolo non può raccogliere la vastità del contenuto e del significato dell’opera di questo immenso autore, scrittore, giornalista redattore e inviato del Corriere della Sera, pittore (la copertina di una famosa edizione di “La boutique del mistero” è proprio un suo disegno), drammaturgo, scenografo, poeta, nato nel 1906 e morto nel 1972, ci piace presentare qui questo volume proprio per l’uso di suoi stralci che spesso se ne fa nelle nostre scuole.

La boutique del mistero” apre a temi che vanno dalla morte alla solitudine, dalla guerra a un modo grottesco e per questo anche angosciante di porre in relazione con queste tematiche. E lo fa con un linguaggio diretto e poetico al tempo stesso, non semplice e per questo affascinante da trattare nel migliore dei modi.

La raccolta nasce proprio dalla volontà dell’autore di far conoscere quelli che reputa tra i migliori suoi racconti, precedentemente già pubblicati in diverse altre antologie. Tra questi, “Sette piani”, “Eppure battono alla porta”, “IL mantello”, “Una cosa che comincia per elle”, “Una goccia”, “Il cane che ha visto Dio”, “I topi”, “Conigli sotto la luna”, “Le gobbe nel giardino”, “La giacca stregata”, “I due autisti”, solo per citarne alcuni.

 

 

 

A SCUOLA

Approcciarsi, ma soprattutto far avvicinare i ragazzi, soprattutto nell’età precedente agli studi superiori, all’opera e alle tematiche di Buzzati non è semplice. La grande sfida è proprio quella di fornire loro strumenti adatti a capire l’importanza dei temi trattati e dello stile usato.
Presentare racconti di “La boutique del mistero” in forme anche illustrate (un esempio è quello recente di “I topi” pubblicato lo scorso anno da Pelledoca in un formato a fisarmonica con splendide illustrazioni del giovane Lorenzo Conti, indirizzato a un pubblico tra i 9 e i 12 anni) è un’impresa importante e delicata, che può permettere di avvicinare al grottesco, al surreale, al fiabesco che lascia dentro angoscia (del resto, le fiabe originali non hanno un lieto fine), e a temi che anche da un punto di vista emozionale, “filosofico”, richiedono approfondimenti non certo superficiali, come, appunto, la morte, la vita, la malattia, il dolore, la guerra, l’assenza.

 

 

DUE PAROLE CON L’ESPERTO

Roberta Lucato è scrittrice di gialli storici e saggista, oltre che bibliotecaria. Tra i suoi libri, “Saluti da Lugano”, “La donna sapiente e il delitto della Decima Cappella”, “La Voce di Belforte. Una nuova indagine del giudice Gagliardi”, alcuni dei quali hanno vinto prestigiosi premi letterari, e che ricostruiscono attraverso documenti storici fatti criminosi realmente accaduti nella zona di Varese, dove l’autrice vive e lavora. Dino Buzzati è uno degli autori che maggiormente ama e di cui conosce profondamente le tematiche.

1) Roberta Lucato, i temi affrontati da Buzzati e raccolti in “La boutique del mistero” vengono spesso proposti anche in antologie scolastiche: come possono essere affrontati soprattutto dai ragazzini più piccoli?

Quelle di Buzzati sono tematiche importanti e non sempre da ragazzi. Sono temi che necessitano di strumenti per poterli approcciare. Il “mistero” di cui parla in “La boutique del mistero” non ha a che fare con il giallo come lo si intende, ma è il mistero della vita che Buzzati affronta in maniera personalissima: sconfina nella fiaba surreale che fa paura “inchiodandoti al muro”, se mi è permessa l’espressione. Qui abbiamo trentun racconti scelti da lui tra quella che secondo lui era la sua miglior produzione, tutti con un sottofondo di argomenti su cui ha sempre lavorato. La sua era una personalità eclettica, giornalista, pittore, scenografo. In un’intervista si era espresso su se stesso come di un artista-pittore che ogni tanto scriveva: e vediamo come scriveva, in un modo eccezionale.

 

2) Ma quali sono secondo lei gli strumenti migliori per potersi approcciare a questo tipo di lettura?
L’esperienza della vita. Vorrei citare alcuni di questi racconti: pensiamo a “Le gobbe del giardino” che crescono ogni volta che muore una persona cara. Ci ricordano qualcuno che non c’è più. Per capire un racconto come questo occorre un tipo di esperienza che non è trasmissibile, l’esperienza del dolore della perdita, dell’attesa, altrimenti il rischio è di soffermarsi su un aspetto che può suonare ridicolo mentre non lo è. L’immagine fiabesca usata da Buzzati è spesso un modo per rivolgersi a un pubblico adulto, è il linguaggio surreale che spaventa più che il racconto in sé, perché mette di fronte a misteri e tragedie.

E dunque che cos’è questo “mistero” in Buzzati?
Il mistero è dentro e attorno all’uomo, la condizione stessa dell’uomo è vivere nel mistero, il mistero è una dimensione umana. È l’ordine che viene sconvolto, pensiamo al racconto “Una goccia” e che quindi per questo fa paura. Ma non è una paura “alla King”: è una paura più “classica”, non è l’horror o il thriller: a far paura è il mistero della vita. “IL cane che ha visto Dio” è un piccolo capolavoro, con un finale che sì, può apparire da “giallista”, una situazione paradossale che può assomigliare a un giallo, e che però dice tante cose, suscita emozioni fortissime e affronta temi grandi: la vita, la morte, la fede, la solitudine, l’attesa come ragione di vita. Buzzati stabilisce con chi legge un rapporto forte proprio prendendo temi dell’uomo, che sono di tutti, e il momento sconcertante dell’attesa di qualcosa che non arriva mai.
Roberta Lucato