La brezza mancata






(di Olga Gnecchi)


 

 

Autore: Claudia Mameli
Editore: Claudia Mameli
Pagine: 232
Anno Pubblicazione: 2017
 

Sinossi
Una cameriera che viene stuprata all’angolo della strada e un cacciatore che segue un particolare codice d’onore; una dottoressa che si batte per le donne e uno psicopatico che lotta contro i mostri della propria infanzia; un amore che cerca la giusta strada da percorrere e tante, troppe donne vittime della bestia nascosta nel corpo di un uomo. In una segreta caccia ai fantasmi, scopriremo il lato oscuro dei personaggi di questa storia, tutti legati dallo stesso rivolo di sangue che fa esplodere il caos mentale.

“Erano donne comuni con in comune una sola realtà; donne che si pentivano di aver trovato il coraggio di bussare alla porta di un estraneo per chiedere aiuto, seguite da altre che applaudivano in silenzio alle poche in grado di urlare al mondo l’ira del proprio dolore.”

“Era come se un alito di vento le attraversasse il cervello lasciandoci dentro messaggi criptati che solo lei poteva decifrare ma non interpretare.”

Recensione
Marina vive a Maluèntu, un piccolo paesino della Sardegna, ha vent’anni e lavora come cameriera nel ristorante di famiglia. È innamorata di Giorgio da sempre, ma lui sembra non avere alcun interesse. La sua vita scorre tranquilla, tra dilemmi post adolescenziali che fanno parte di quel periodo in cui ci si ritrova a dover fare delle scelte, a fare i conti con se stessi e a decidere per il proprio futuro. Però, tutto cambia una notte quando, di ritorno da lavoro, la ragazza viene spinta in un vicolo e stuprata da un uomo senza volto. Dopo quella sera, crolleranno tutte le certezze, verranno messi in discussione gli affetti, la sicurezza di abitare un posto in cui sembra impossibile che accadano tali atrocità. Marina cadrà in un oblio da cui pare non esista modo di tirarsi fuori, senza appigli né bagliori di speranza. L’autrice esordisce così con “La brezza mancata”, un thriller che è anche romanzo di formazione e denuncia contro la violenza sulle donne. Quest’ultimo elemento sembra essere quasi protagonista della narrazione, poiché alla vicenda di Marina fanno da cornice altre sub-storie con individui deboli vittime di soprusi e ingiustizie, compreso l’excursus che essi compiono per vincere (o perdere, a seconda dei casi) le loro battaglie contro i propri aguzzini. Claudia Mameli ci permette di cogliere le fragilità di tutti i suoi personaggi, protagonisti e antagonisti, permettendo al lettore di addentrarsi nella storia e avere un chiaro quadro di riferimento sulla psiche di ognuno di essi. Ne evidenzia il dolore, la sofferenza, o il coraggio con cui affrontano determinate situazioni oppure il lasciarsi andare, convinti che non possa esserci altra scelta. Lo stile della Mameli si adatta bene alla narrazione. Periodi lunghi da leggere con attenzione, per poter riflettere insieme ai protagonisti, per cogliere l’essenza di ogni parola. Più veloce verso il finale, quando verrà svelato il colpevole, in un epilogo da giallo d’altri tempi. E che dire del lato “folcloristico” attraverso cui l’autrice ci regala uno spaccato della sua Sardegna? Un ottimo esordio per un’autrice che promette davvero bene e un thriller psicologico senz’altro da leggere.
 

 


 

 

INTERVISTA
Per saperne di più, abbiamo posto qualche domanda all’autrice.
1) 1) Ciao Claudia! Benvenuta e complimenti per questo tuo esordio letterario. Vuoi dirci come è cominciato tutto? Come mai hai deciso di trattare un argomento del genere?

Ciao Olga, grazie per l’ospitalità. La stesura de “La brezza mancata” inizia quattro anni fa, dopo aver partecipato a un concorso sul web, quando un autore che aveva letto un mio scritto mi ha chiesto di scrivere un racconto breve per un’antologia. Sono partita con venti righe finite, ma la storia mi ha imprigionata nelle sue spire e ne sono venuta fuori solo dopo aver detto tutto quello che mi chiedevano i personaggi! L’argomento è purtroppo attuale e se non si trova un modo per combatterlo realmente lo sarà ancora a lungo. Sentire continuamente notizie di abusi su donne e bambini, spesso privati di una giustizia che dovrebbe tutelare i più deboli, mi ha portato a prendere una posizione un po’ scomoda e scrivere una storia che va oltre il lato fisico dell’abuso. Ho cercato di scavare nell’anima delle vittime per vedere oltre quello che si guarda con gli occhi, senza dimenticare le persone che subiscono lo stesso dolore, per osmosi. Sentivo di dover dare voce alla sofferenza e renderle giustizia. In un modo o nell’altro.

2) Durante la narrazione, un elemento fondamentale a cui hai dato ampio spazio sono le riflessioni della protagonista. Come hai fatto a descrivere così bene questo lato psicologico? Hai fatto ricerche, fa parte del tuo percorso di studi…?

Come già detto, volevo entrare nella parte più intima della protagonista, proprio perché le ferite che fanno più male sono quelle dell’anima. Durante gli anni nei quali ho steso la trama, mi sono attivata con ricerche approfondite, entrando nei vari forum di sostegno psicologico, cercando di ascoltare le testimonianze di vittime e operatori nel settore. Non è sicuramente un tema da affrontare in maniera spensierata. La televisione, poi, ha aperto una porta difficile da chiudere. Quello che ho cercato di fare è stato prendere un fatto di cronaca e dargli vita. Volevo scavare nei sentimenti e renderli visibili, concreti, fare in modo che si potessero toccare. Per il resto, io sono una persona dalla mentalità complessa. Se ho ricevuto un dono dalla vita si chiama “empatia”. È grazie a questo che riesco a entrare nello stato d’animo di chi mi sta di fronte. A volte anche troppo. Diciamo che non sono ancora completamente andata, ma percorro la giusta via per la follia!

3) Hai deciso di descrivere un po’ della tua Sardegna, delle tradizioni popolari e culinarie, parli anche dei Nuraghe e descrivi i paesaggi. Le città in cui hai ambientato le vicende sono reali? C’è davvero questa sorta di “antica tranquillità” che fa pensare quasi al campanilismo dei piccoli borghi di un tempo?

Avrei potuto scegliere qualsiasi location per il mio romanzo, ma perché parlare di un posto che non mi appartiene? La Sardegna è la mia casa, che non possiede solo le coste e il mare, ma ha una cultura profonda a partire dall’entroterra. Basti pensare, appunto, alla complessità dei Nuraghe e al loro utilizzo. O alla bellissima catena del Monte Albo che nel mesozoico era in realtà un’enorme scogliera marina, eletta patrimonio naturale dall’Unione Europea; o alla tradizione del carnevale Mamoiadino. La cultura culinaria è un altro tratto caratteristico della mia isola, così come le usanze folkloristiche che ancora vengono omaggiate nelle numerose feste e sagre di paese, presenti in tutto il territorio. I nomi delle altre città protagoniste sono invece inventati, e hanno il loro perché: Maluèntu significa vento fastidioso, riferendosi sia ai forti venti che si abbattono sulla nostra isola, sia al modo di fare degli abitanti che vivono nella mia storia. Solanus (da non confondere con Solanas, che esiste realmente), prende invece il nome da un frate che si dedicò ai bisognosi. Ovviamente, nei luoghi che descrivo c’è molto di reale a partire dalla mentalità delle persone. Della Sardegna si può dire tutto, nel bene e nel male, ma l’ospitalità e la solidarietà che abbiamo verso i nostri amici è qualcosa di genuino, che fa parte del DNA. Certo, qualcosa sta cambiando nelle nuove generazione, ma c’è ancora chi crede nella fratellanza e nel senso di giustizia secondo il quale non vincono i più furbi, ma quelli che seguono le regole dell’onore. In sostanza siamo tutti fratelli, e come fratelli dobbiamo rispettarci a vicenda, perché senza il rispetto non si può convivere.

4) Continuerai a scrivere? Vuoi parlarci dei tuoi futuri progetti? Quali generi preferisci?

Scrivo da quando ho dodici anni, anche se solo adesso ho avuto il coraggio di farmi conoscere. Quindi, sì. Ho già in mente una nuova trama che mi darà sicuramente del filo da torcere, ma amo il thriller e di conseguenza le sfide all’ultimo respiro. Protagonisti principali saranno ancora una volta i meccanismi contorti della mente, accompagnati da una buona dose di intrighi da svelare.

5) Concludo con la domanda di rito e ti ringrazio per essere stata con noi. Hai letto di recente qualche autore nordico della letteratura thriller?

Assolutamente si! Adoro la letteratura nordica e non nascondo che cerco di ispirarmi ai suoi autori. Trovo che riescano a mettere quel tocco di mistero e panico in più, che serve a un buon thriller per tenere sempre il fiato sospeso. La coppia Lars Kepler è stata un punto di riferimento per lo stile che ho scelto di usare. Anche se come emergente sento di avere ancora tanto da imparare, il sogno rimane, comunque, quello di crescere e farmi apprezzare dalla critica.

Ti ringrazio per avermi ospitata nel tuo salotto, e saluto con un abbraccio tutti i lettori. A presto!
Grazie!

Claudia Mameli
 

Recensione e intervista a cura di Olga Gnecchi

Olga Gnecchi  vive a Porto Empedocle. Ha studiato Lingue e letterature straniere e Lettere moderne e si occupa di servizi editoriali. Tra le sue pubblicazioni, i due thriller “Sotto i suoi occhi” (2014) e “L’ultima cella” (2015). Con Gianluca Ingaramo scrive la parodia erotica “Amore Antigas” (2016) e il racconto “L’indifferente” contenuto nell’antologia “Jingle Bloody Bells 2” (2016) pubblicata da Nero Press edizioni. Di recente ha pubblicato il dark fantasy “Creature Oniriche” (2017).