La canzone del maresciallo




Recensione di Sabrina De Bastiani


Autore: Nico Priano

Editore: Tragopano Edizioni

Genere: noir

Pagine: 191 p.

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

Sinossi. A Campazzo è Natale. La neve, caduta in abbondanza, ricopre i tetti delle case e le colline. L’atmosfera è idilliaca, quasi ideale. Il maresciallo Priano si prepara alla festa, in Caserma e in casa, tra i colleghi e gli affetti di sempre. Presto, però, l’ambientazione bucolica si trasformerà in altro. Sarà un Natale di sangue. Una festa di morte. Tra cuochi e prelibatezze, tra star della musica e delinquenti di mezza tacca, il maresciallo si troverà a indagare una vicenda intricata, piena di impronte, di rimandi, fino al colpo di scena conclusivo. Tutto mentre una vecchia chitarra sta strimpellando una canzone: La canzone del maresciallo.

 

 

Recensione

“Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri”, cantava De Andrè. E’ il suo mestiere Priano, lo faccia bene, fino in fondo.”

Nessun dubbio.

Il maresciallo Priano il suo mestiere lo fa davvero bene.

Nessun dubbio.

L’onore al merito va dato al suo omonimo autore, Nico Priano, che così bene lo sa scrivere, descrivere e far muovere in quel di Campazzo, paese geograficamente locato al confine tra Liguria e Piemonte.

Su tutto il resto della storia, come non può non essere in un ottimo noir, quale davvero è “La canzone del maresciallo”, i dubbi ci sono, aleggianti e serpeggianti, sottesi e sottili e avvolgono sia le esistenze dei protagonisti, il quotidiano di un paese, che non è in questo caso L’Eco di Campazzo, bensì l’eco delle vite dei suoi abitanti,

 

“La vita è come una giornata qualsiasi, ma un po’ più lunga di tutte le altre. Per alcuni comincia col sole, per molti altri invece promette da subito tempesta, e c’è chi a freddo e chi invece si gode il caldo.”

 

che gli sviluppi della trama, originale e tesa, che proprio sul dubbio, sulle certezze di moventi e azioni, che si ribaltano in incertezze via via che gli elementi si svelano, fonda il suo davvero potente e magnetico appeal.

Il maresciallo Priano, dopo essere stato protagonista dei due apprezzati precedenti “Come latte sul fuoco” e “La seconda mano”, è qui chiamato alla sua terza indagine, che in questa occasione si svolge nel periodo tra Natale e Capodanno

Nel vecchio panificio c’erano solo due persone in attesa paziente del proprio turno. Si trattava di una bottega storica, specializzata nella produzione di focaccia e di dolciumi. Nel periodo natalizio le vetrine accese traboccavano di pandolci e panettoni e il profumo invadeva le strade circostanti.

occhieggiando al Febbraio, mese del Festival di Sanremo.

Fin da subito emerge, conferendo respiro e freschezza alla lettura, la cifra dell’Autore, capace di caratterizzare e dare toni e colori giusti e consoni al periodo ed all’ambiente, sfuggendo con abilità a cliché e stereotipi gettonati, ai quali sarebbe facile indulgere.

Il plot noir, che, in un sapiente alternarsi di punti vista, converge nel rapimento di una cantante in forte ascesa, nome d’arte Lucina Martinez, in odore di trionfo al prossimo Festival di Sanremo, stabilitasi nel periodo festivo con il suo Staff proprio a Campazzo, per ossigenarsi, aspirando, respirando ed esprimendo volontà di una sorta di via dalla pazza folla, si inserisce perfettamente ed ha piena credibilità proprio perchè si svolge in un piccolo paese, dove, per logistica e per definizione, tutto e tutti sono sotto gli occhi, giudicanti o meno, di tutti

La parola a Campazzo la trovavi in piazza.

In chiesa, da una parte (si trattava della Parola officiata e cantata), e di fronte, nella bottega di Claudia, edicola in qualche modo sacra, pure quella.

Ma proprio dove, e lo abbiamo imparato magari sulla nostra pelle, l’essenziale è invisibile agli occhi e ciò che si nasconde meglio, spesso si trova in bella vista.

La squadra di Priano, ben assortita e ben presentata nelle singole accattivanti personalità, si dispone ad un’indagine corale dove non mancano azione e tensione, dove ognuno mette davvero, è il caso di dirlo, farina del proprio sacco.

Su tutti e al contempo insieme a tutti, il maresciallo, figura tanto più umana, quanto più bella, intelligente e deduttivo nel tirare le fila dell’inchiesta con sguardo lucido. Così come lucidamente si sa guardare attorno cogliendo umori e mutamenti sociali

Negli ultimi tempi c’era stato un fiorire notevole di iniziative a carattere storico, rievocazioni di battaglie più o meno datate, rappresentazioni teatrali nei cortili dei castelli della zona, concerti di musica antica, mercatini d’epoca e dimostrazioni di falconeria.

“Probabilmente”, pensò il maresciallo, “la gente ha bisogno di fuggire e la fuga non basta più. Non è la gita fuori porta la cura, la vacanza al mare, e neppure lo shopping intensivo nei centri commerciali. Serve un tuffo in avanti, in un mondo parallelo oppure all’indietro, in situazioni remote, possibilmente buie. E spade e tonache, cuoio grezzo e broccati.”

così come più intimisti

(…) E quali sarebbero queste zavorre dell’anima?”

“L’elenco è lungo: i compromessi sbagliati, le bugie inutili, le verità scomode lasciate marcire sotto il tappeto e dimenticate.”

E mai, davvero mai soprannome fu più appropriato di quello che viene dato al maresciallo Priano: Adamsberg, il fortunato protagonista di Fred Vargas, detto “lo spalatore di nuvole”.

Complice una Genova che, seppur “secondaria” nell’economia della trama, è sempre troppo “superbamente” bella per non essere, a modo suo, protagonista

Il vento in greco è anemos, l’anima letteralmente. Per una città di mare, il vento è ciò che gonfia la vela, che conduce al largo e che riporta a casa. Molto più di un agente atmosferico qualsiasi o di una suggestione poetica. Ecco, scendiamo di qui e benvenuto a Zena, ragazzo.

anche il maresciallo spalerà via le nuvole, come il vento fa limpido il cielo, affinchè tutto concorra alla verità, tutto guidi al colpo di scena finale, del tutto inintuibile ed inaspettato, pur se simmetricamente connesso all’incipit del romanzo.

Resta ancora però qualche nuvola da spalare, non nei fatti criminali, ma nelle faccende, personali

Priano pranzò da solo in una pizzeria, vicino al palazzo di Giustizia. Una “margherita”, una birra, una fetta di torta alle mele, e poi due grappe bianche per mitigare l’impatto con il mondo esterno. Per quello interno non sarebbe bastata una bottiglia intera

Ma forse potrebbero bastare o quantomeno aiutare molto, una gattina di nome Nice e un’amicizia (?) da cui ripartire, di nome Elena. Sarà bello scoprirlo nelle pagine future che già si attendono.

 

 

Nico Priano


Nico Priano è nato ad Arenzano, in Liguria, nel 1966. Laureato in Filosofia, vive da alcuni anni nel Monferrato, come il maresciallo suo omonimo, protagonista di questo noir di provincia. La canzone del maresciallo è la terza avventura del maresciallo Bruno Priano, dopo Come latte  sul fuoco e La seconda mano, pubblicati rispettivamente nel 2017 e nel 2018 da altro editore.