La carezza del ragno






(recensione di Manuela Fontenova)

 


 

Autore: Paola Rocco

Editore: Il ciliegio

Pagine: 267

Genere: Giallo

Anno di pubblicazione: 2017

 

 

In una fredda mattina del 1956, in pieno centro a Roma, una giovane donna si lascia cadere dall’abbaino di un vecchio palazzo. È la principessa Francesca Bentivoglio, ultima erede di una casata ormai in declino. Qualcuno l’ha vista cadere e il caso potrebbe essere archiviato come un banale suicidio ma il commissario Giovanni Leoncavallo vuol vederci chiaro: la ragazza si è davvero gettata di sua volontà? Cosa ci faceva in quel palazzo a pochi passi da casa? Qualcuno potrebbe averla spinta giù?

Le indagini si snodano seguendo vicoli di segreti fitti come le stradine del centro storico di Roma, alla ricerca di tracce e indizi. La nonna aristocratica e altezzosa, le vecchie portiere del palazzo Bentivoglio e i colleghi di lavoro. Sembrano tutti imprigionati in una grande ragnatela, basterebbe tirare un filo per muoverli come fossero marionette.

Così Lencavallo svolge le sue indagini passando dalla Roma ricca e aristocratica, alla periferia più povera e genuina, con le locandiere che offrono ospitalità a curiose cartomanti dai nomi insoliti, Fedora Reginella nel nostro caso. Gira per gli uffici di una casa editrice che si occupa di pubblicazioni artistiche, La fenice libri, e finisce a far due chiacchiere con il suo portiere, uno strambo personaggio il Mercurio Orefici, povero di denaro ma ricco di cultura.

 


 

L’ambientazione rende la storia davvero affascinante: la Roma degli anni ’50 ci viene raccontata con una naturalezza tale da poter credere che il libro sia stato davvero scritto in quel periodo. I vicoli, il Ghetto i palazzi che ospitano personaggi caratterizzati ad arte, cittadini del proprio tempo. Il tutto accompagnato da una narrazione sempre quieta ed elegante. Mai una parola fuori posto o un’espressione sgarbata, il tono è costantemente gentile ma calzante, non annoia anzi coinvolge sempre di più il lettore che si trova quasi rapito nel film che inevitabilmente le parole riescono a proiettare nella sua mente.

Il Commissario, Giovanni Leoncavallo, è l’emblema di questa scelta stilistica: un uomo sicuro ma educato e rispettoso. Conduce le sue indagini con costanza e tenacia ma con una galanteria a dir poco insolita. È un po’ un clichè nel giallo italiano il commissario bonariamente arrabbiato con i suoi sottoposti, che rimbrotta a destra e manca, che ce l’ha con tutti e nessuno e si fa voler poco bene dai sospettati. Ma Leoncavallo si distingue, con le sue buone maniere e gli occhialini che porta sempre nella tasca ma che puntualmente perde.

E che dire degli altri personaggi?

La vecchia Principessa, erede di una classe sociale ormai decaduta, le anziane portiere e il custode ubriacone. Riesci ad immaginarli mentre parlottano in romanesco lasciando per strada qualche “r” (da romana non ho potuto non apprezzare i dialoghi in dialetto). C’è poi la carrellata di colleghi della casa editrice: il direttore De Robertis, il bel Dominici… insomma ce ne sono tanti e tutti da scoprire, io vorrei che lo faceste voi perciò non vi dico altro.

Tornando alla narrazione, la cosa che più mi ha colpito è stata l’estrema chiarezza nell’esporre i fatti, nel riannoddare le fila per portare il lettore alla scoperta della verità. Il commissario segue varie piste e niente è lasciato al caso, ogni elemento è inserito e giustificato nel suo contesto, ogni ipotesi è descritta con attenzione certosina. L’autrice non ha lesinato sul finale giungendo ad una conclusione affrettata, si potrebbe quasi dire di poter leggere più finali prima di arrivare a quello definitivo.

Notevolissimo lo studio che precede la costruzione della storia: un lavoro di ricerca e documentazione di pregio, la scelta dei luoghi è sapientemente in linea con le vicende che li popolano. Il tono è sempre molto elevato, le citazioni accompagnano la narrazione ed è l’autrice stessa in una nota a fine romanzo a parlarcene, spiegandoci le sue scelte. Senza dubbio una delle scritture più belle in cui mi sono imbattuta negli ultimi anni.

Ecco mi viene da dire che per la scelta del periodo, non mi sarei aspettata uno stile cosi curato. Paola Rocco ha avuto un’idea “bella” e l’ha sviluppato in modo da renderla sorprendente. Ha “tessuto” la sua trama come una ragnatela. Ci ha regalato il bozzetto di una grande città, ricco di personaggi e storie che ce la fanno amare ancora di più

 

“Quella sorta di romanzone a fosche tinte, che si snodava tra i gran palazzi del centro cittadino e le miserabili casupole della periferia e che vedeva protagonisti addirittura una principessa – anzi due, la vecchia e la giovane; e poi fanciulle, cavalieri erranti, serve avide di denaro, bambini innocenti e portinai curiosi…”

 

Intervista a PAOLA ROCCO

 

Paola Rocco (Roma, 1969) dopo la Laurea in Lettere all’Università La Sapienza ha collaborato con diverse testate giornalistiche e agenzie di stampa. Al suo attivo anche esperienze di insegnante di letteratura italiana, lingua e letteratura latina e storia medioevale, moderna e contemporanea. Nel 2013 il suo racconto Isola è stato pubblicato su NuoveStorie.it, il sito de “la Repubblica” dedicato ai nuovi autori. La carezza del ragno è il suo primo romanzo.