La città del terrore






(recensione di Mara Cioffi)


 

 

Autore: Alafair Burke
Editore: : Newton Compton
Pagine: 384
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione: 2016

 

 

 

Nella notte newyorchese niente è quello che sembra. Due occhi si confondono tra la folla. Gli occhi di un assassino. East River Park, New York. È mattina presto e la gente fa jogging ignara di un corpo che giace dietro la rete metallica di un capannone in disuso. È il cadavere di Chelsea Hart, una bellissima studentessa dell’Indiana in vacanza a New York: strangolata, il volto sfregiato, i lunghi capelli biondi tagliati. L’ultima volta è stata vista nel privé di un club esclusivo di Manhattan, il Pulse. Ed è qui che si concentrano le indagini, fino a restringersi intorno all’ambigua figura di un broker della City che era in compagnia della vittima la sera prima. Ma Ellie Hatcher, giovane e affascinante detective della Omicidi, sa che il caso è più complicato di quello che sembra. Mentre indaga nei locali patinati della notte newyorchese, tra luci psichedeliche e ombre inquietanti, Ellie trova nuovi elementi e coincidenze sempre più strane. Fino a una scioccante scoperta: anni prima a New York sono stati rinvenuti altri tre cadaveri di giovani donne con alcune ciocche di capelli tagliate. I colleghi della squadra investigativa non vogliono saperne delle sue stravaganti ipotesi, ed Ellie si ritrova da sola a fronteggiare un serial killer astuto e spietato. Che le ha già recapitato un messaggio chiaro e inequivocabile: la prossima vittima sarà lei. (a Anobii)

Non avevo mai letto prima un romanzo di Alafair Burke e devo dire che ho fatto davvero male.
Innanzitutto, la sua prosa è molto scorrevole e intuitiva, quindi ti permette di leggere a velocità supersonica e inoltre, ha talento, il che se ci pensiamo, non è un dettaglio da poco.

I thriller sono davvero affascinanti quando insieme al/alla protagonista sei invischiato anche tu nella ricerca del colpevole, quando ti scervelli per ricordare ogni più piccolo dettaglio e proprio quando pensi di esserci riuscito, di avere ormai raccolto tutte le informazioni necessarie per muovere un’accusa, beh… succede l’impensabile: il colpevole non è colui su cui avevi puntato.
La città del terrore è uno di quei thriller che ti tiene incollato alle pagine, che ti fa venire voglia di andare avanti perché devi assolutamente capire chi è stato, che ti fa quasi desiderare di essere uno dei personaggi per poterti trovare sulla scena incriminata come un novello Sherlock Holmes e analizzare tutte le piste.

La detective in prima linea nella risoluzione del mistero dell’omicidio di Chelsea Hart, Ellie Hatcher ispira subito simpatia, perché non è solo la classica poliziotta-bionda-bellissima che va atteggiandosi per il Distretto, adescando colleghi, no, è anche intelligente e proprio non ci sta a darsi per vinta, anche se significa rimetterci la sua stessa vita.
Si immedesima nelle vittime, comprende il dolore delle famiglie e vuole fare il possibile per assicurare il colpevole alla giustizia. Insomma, non si può non tifare per lei e con lei.

Devo ammettere che leggere di omicidi simili mi fa sempre venire la pelle d’oca, perché vivo in una piccola città e New York è sempre stato il mio sogno fin da bambina, ma poi quando leggo qualcosa di simile, penso che New York è una metropoli, mille volte più grande del mio “paesello” e queste cose possono (e succedono, purtroppo) accadere sul serio e allora mi sale un brivido e penso a quale triste incontro si sono recate queste povere ragazze.
Se pensiamo poi che l’autrice ha tratto ispirazione da avvenimenti di cronaca vera… beh, la cosa si fa ancora più inquietante.
Nonostante ciò, comunque, La città del terrore è un thriller davvero ben costruito, al cardiopalma, ma con qualche momento più sciolto, più tranquillo che ci permette di riprendere fiato e perché no, anche di sorridere in vista della sorpresa finale: il vero assassino.
Lettura consigliatissima!

 

Alafair Burke   È un avvocato penalista, con una grande esperienza di processi. I suoi romanzi sono bestseller del New York Times, elogiati da autori come Michael Connelly e Dennis Lehane.
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