La civetta cieca




Recensione di Leonardo Di Lascia


Autore: Sadeq Hedayat

Traduzione: Anna Vanzan

Editore: Carbonio editore

Collana: Origine

Genere: narrativa

Pagine: 135

Anno di pubblicazione:2020

 

 
 

Sinossi. Pietra miliare della letteratura persiana moderna, La civetta cieca è una storia di discesa agli inferi senza ritorno, un viaggio allucinato eppur consapevole negli abissi della coscienza. Quasi fosse un sonnambulo, la mente ottenebrata da oppio e alcol, Hedayat, nella voce di un miniaturista di portapenne, ripercorre le vicende di un’intera vita, in un fluire di immagini che attraversano il giorno e la notte, l’amore e la morte. Il resoconto lirico e terribile di questo viaggio è un libro senza tempo che appartiene a buon diritto ai capolavori del Novecento. Il simbolismo e l’esistenzialismo francese, alla cui scuola Hedayat si era formato, incontrano la cultura orientale in un componimento di rara profondità e bellezza. Tradotta per la prima volta in italiano direttamente dal persiano, torna in libreria un’opera maledetta finalmente resa in tutta la sua pienezza e restituita al suo splendore più autentico.

 

Recensione

Carbonio editore ci regala una pietra miliare della cultura persiana La civetta cieca di Sedaq Hedayat, unopera antropologica dove si fondono la cultura orientale e quella occidentale.

La civetta ciecaè un testo complesso nella sua semplicità. Il lettore viene catapultato in una realtà che in verità non è una realtà. L’oriente e i territori persiani sono ricchi di culti e di misteri, La civetta cieca rientra in questa categoria.

La storia narra le vicende di un miniaturista, storie che passano dalla realtà ad una specie di livello ohm che lo portano fino a scendere all’inferno. L’inferno visto come morte, carne, voglia di trasgredire e voglia di portarsi all’eccesso.

Questa discesa agli inferi è solo un viaggio verso quella parte dell’uomo che viene repressa, che viene messa nell’angolo del cervello per essere dimenticata. Bisogna stare attenti a non aprire questo vaso perché le conseguenze possono essere molteplici.

La metafora della storia di Hedayat è la civetta, il simbolo della sventura. L’autore con questo romanzo cerca di sfidare le dicerie e le mette su carta in modo che tutti possano farne tesoro.

Lo stile di Sadeq Hedayat è molto profondo e musicale, usando un accostamento di parole si connota come aulico e imponente; ottimo il lavoro della traduttrice Anna Vanzan.

Un testo importante non solo per entrare in un mondo Distopico e orientale, ma soprattutto per cercare di capire se stessi.

 

 

 

Sadeq Hedayat


Hedayat (Teheran, 1903 – Parigi,  1951) è stato tra i massimi intellettuali  iraniani del XX secolo. Di famiglia nobile, frequentò un liceo francese a Teheran, per poi trasferirsi in Belgio, a Parigi e successivamente in India. Studioso della letteratura occidentale, della storia e del folklore dell’Iran, tradusse numerose opere in persiano e fu autore di romanzi, raccolte di racconti, saggi critici e opere teatrali. Morì suicida a Parigi. Pubblicato a Bombay nel 1936, La civetta cieca poté cominciare a circolare in Iran soltanto nel 1941, dopo l’abdicazione di Reza Shah Pahlavi, e tuttora subisce  una forte censura in patria.

 

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