La cura degli alberi




Recensione di Patrizia Argenziano


Autore: Ludovico Del Vecchio

Editore: Elliot

Pagine: 189

Genere: thriller

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 


 

A Modena è tutto pronto per accogliere Vasco Rossi in concerto e una folla variopinta di sostenitori. Un grande evento, questo, che richiede tutte le misure di sicurezza possibili e che sta mobilitando a trecentosessanta gradi le forze dell’ordine.

Il poliziotto Jan De Vermeer è finalmente felice, la sua vita ha preso la piega giusta, una Legnano per gli spostamenti in città, niente più killer in libertà, dato che il pluriomicida Alberto Bacenigo si trova in carcere e Anna, la sua Anna, aspetta un bambino, presto diventerà papà. È proprio per quest’ultimo motivo che ha abbandonato le sue incursioni botaniche notturne negli spazi incolti e trasandati della città.

Alberto è in prigione, tutto spesato, la compagnia giusta, i consigli dell’amico Pasquale Lipparotti, un orticello da coltivare, in fondo non si sta male all’interno di queste mura tenute in piedi da regole dette e non dette. Il trasferimento, per motivi di sicurezza, in un carcere più piccolo e meno confortevole, lo rende però più vulnerabile e più incline alla fuga.

E fuga sia. Fuga perché fuori Alberto ha ancora del lavoro da sbrigare, non ha ancora terminato di fare giustizia. Una fuga sì, ma senza fretta.

La questura, con il nuovo questore, si ritrova in subbuglio: un pluriomicida a piede libero proprio alla vigilia di un concerto dalla notevole risonanza non è certo quello che ci si auspica per la città.

Jan perde il sorriso, sente che è arrivato il suo momento, sa di essere lui il prossimo bersaglio di Alberto, è stato proprio l’omicida a rivelarglielo durante un colloquio in carcere. Jan sente quel fiato pesante sul collo ma non ha intenzione di arrendersi, non adesso che vive per Anna e per la nuova vita che la compagna porta in grembo.

I morti non tardano ad arrivare, accompagnati da una lettera. Per tutti, Alberto Bacenigo è tornato a uccidere, eppure qualcosa non torna. La macchina della giustizia entra in azione.

 

In queste pagine ci fanno compagnia personaggi un po’ fuori dal comune che si distinguono, diciamo così, dalla massa.

Jan De Vermeer è un poliziotto che vive cercando di riscattare i precedenti infelici. Trova la gioia nella compagna Anna, in una bicicletta, suo mezzo di trasporto preferito e in sincronia con la natura, in un gatto affettuoso, nei ricordi del cane Pagliuca e nell’universo verde. Fondatore della Compagnia delle Piante, vero pollice verde, trova collocazione a bulbi e semi, cerca di far rinascere le zone morte, gli spazi dimenticati e bisognosi di cure. Sembrano lontani i tempi in cui partecipava a “guerrilla gardening”, sempre pronto a scorribande notturne in incognito per ridare vita al verde cittadino, una sorta di giardiniere abusivo che denuncia l’impoverimento dell’ambiente. Adesso i suoi ritmi sono cambiati.

Alberto è il killer, il giustiziere, colui che sta sempre dalla parte dei più deboli e non sopporta le ingiustizie. Difficile non provare simpatia per lui, difficile vederlo come il cattivo della situazione, difficile resistere al fascino che porta con sé. Con Jan ha in comune quel senso del dovere nei confronti di piante, alberi, giardini, aiuole e orti, aspetto rilevante anche durante la detenzione. Ed è forse lui il vero protagonista che ruba la scena, non solo perché killer.

E con loro ci sono anche Anna, che ha finalmente trovato una ragione per sorridere, il collega Bellini, cambiato dall’amore, la bella Cecilia, il disperato Ovidio.

Storie dentro la storia, più vicende si intersecano tra loro dando vita a un romanzo pieno di risvolti inaspettati. Una trama studiata nei minimi dettagli per far emergere i temi più svariati, dall’amore alla politica, per dare voce a un’attualità su cui discutere e riflettere.

Interessante perché è un mix tra giallo e thriller. Una scia di morti da comprendere, più misteri da risolvere, il terrore e l’angoscia dietro l’angolo, il tutto influenzato da un’atmosfera particolare. Un’atmosfera data dal verde che, come per magia, alleggerisce i pensieri, riempie i cuori, fa ben sperare e contagia tutti, in un modo o nell’altro.

La ciliegina sulla torta è il finale, anzi, il doppio finale. Il finale che non ti aspetti e, per questo, gradisci ancor di più.

Veramente originale, da leggere.

 

 

 

 

 

Ludovico Del Vecchio


Ludovico Del Vecchio nasce a Modena nel 1957. Veterinario, ama la scrittura. Tra le sue pubblicazioni “La spiaggia senza mare” (ed. Damster), “Non è per sempre” (ed. Incontri), “Viaggio leggero” (ed. Incontri). Per Elliot pubblica “La compagnia delle piante”, a cui segue “La cura degli alberi” con gli stessi protagonisti.

 

A cura di Patrizia Argenziano

instagram.com/patrizia.arge

 



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