La donna della luna




(Recensione di Katia Montanari)


Autore: Matteo Severgnini

Editore: Meridiano Zero

Pagine: 235

Genere: noir

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

SINOSSI: Marco Tobia è un investigatore privato che vive sull’isola di San Giulio. Affetto dalla sindrome di Tourette ricerca silenzio e solitudine, tormentato da alcuni fantasmi del suo passato. Un giorno Lucia Baroni arriva sull’isola chiedendo disperatamente il suo aiuto. Suo fratello Carlo è morto annegato, l’indagine è chiusa ma lei non crede che si tratti di suicidio come sostiene la polizia. Marco ha bisogno di soldi e accetta il caso con poca convinzione. Con l’aiuto del suo ex collega Antonio Scuderi e del fedelissimo amico Anselmo dovrà scavare nella famiglia e nella storia personale della vittima. Carlo Baroni aveva “scheletri nell’ armadio”?

 

 

RECENSIONE

L’autore non vuole solo raccontare la risoluzione di un mistero ma vuole condurre il lettore a conoscere e a riflettere su alcune tematiche storiche e sociali. Marco Tobia è affetto dalla sindrome di Tourette ma non è la convivenza con la malattia che lo fa soffrire. Il protagonista ricorda ancora con dolore il periodo in cui era un bambino e la malattia, all’epoca poco conosciuta, non gli era ancora stata diagnosticata. I sintomi che aveva venivano scambiati per capricci e, mentre i suoi genitori lo punivano incapaci di comprendere e gestire la situazione, gli altri lo deridevano o lo isolavano.

Anche ora che è adulto e affronta la sua malattia con consapevolezza e ironia, sono lo sguardo e il giudizio della gente a ferirlo, non tanto il suo handicap.

Forse è proprio per questa infanzia dolorosa che per Tobia riuscire a restituire uno zainetto smarrito a una misteriosa bambina e darle una gioia diventa importante quasi come l’indagine che sta portando avanti.

Nel libro vengono toccate varie problematiche sociali tra cui la corruzione, il pregiudizio ma soprattutto il reato di stalking, che viene descritto in modo realistico evidenziando lo stato di paura claustrofobica in cui si ritrovano a vivere le vittime.

Ho trovato molto interessanti le informazioni storiche relative al contrabbando alpino del ’600. Non sapevo esistesse a Macugnaga il “Museo della Montagna e del Contrabbando” dedicato a quel periodo. Affascinanti, dettagliate e quasi oniriche sono le descrizioni dell’isola di San Giulio, del lago d’Orta e dei territori circostanti che l’autore conosce molto bene.

Ho trovato “delizioso” il personaggio di Anselmo, amico di Marco che ha l’hobby di collezionare parole che non si usano più, e grazie a lui ho scoperto il significato di termini come “salapuzio” e “scataluffo”.

Questi momenti tra i due personaggi all’interno del racconto risultano piacevoli e “sdrammatizzanti”. È quindi, nell’insieme, un libro ben scritto e scorrevole che stuzzica la curiosità, a tratti ironico con alcuni scambi di battute divertenti.

 

 

 

Matteo Severgnini


Matteo Severgnini ha studiato presso le Facoltà di Lettere e Filosofia e DAMS di Bologna. Vive ad Omegna.

 



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