La falsa pista




Recensione di Loredana Cescutti


Autore: Henning Mankell

Editore: Marsilio

Traduzione: Giorgio Puleo

Serie: Wallander # 5

Genere: Thriller

Pagine: 480 p. R

Anno di pubblicazione: 2010

 

 

 

 

 

Sinossi. Mentre gli svedesi sono incollati ai televisori per seguire il campionato del mondo di calcio, per Wallander la festa si trasforma in un incubo. Nella magnifica estate nordica una ragazza si cosparge di benzina e si dà fuoco in un campo di colza in fiore. Poco dopo ha inizio una terribile serie di omicidi: come un indiano sul piede di guerra, un brutale assassino uccide silenziosamente e strappa lo scalpo al nemico sconfitto.

“Un essere umano non può mai fuggire dalla morte. Né dalla propria, né da quella che aspetta una persona cara.”

 

 

Recensione

Il primo libro di questo autore che ho avuto la possibilità di leggere, praticamente per caso, è stato Delitto di mezza estate all’incirca due anni e mezzo fa. In piena stagione estiva per l’appunto, ero alla ricerca di qualcosa che riguardasse il periodo in cui mi trovavo e bamm… il libro giusto al momento giusto. Nonostante la mole in pagine, la conoscenza con il commissario Wallander è stata subito d’impatto è questo personaggio così particolare mi è da subito diventato simpatico.

Non particolarmente aitante, anche perché il suo stile appare molto trascurato e trasandato e a lui va bene così, profondamente introspettivo, introverso, disilluso e ciclicamente depresso. Non è sicuramente un personaggio semplice, perché una figura così è difficile che possa risultare piacevole e invece, sono proprio questi tratti che lo contraddisguono e che contribuiscono a renderlo più vero, reale, meno solo un nome su una pagina.

Dopo “Delitto di mezza estate”, sono ripartita dall’inizio recuperando quell’ordine cronologico per me importante, quando si parla di personaggi ricorrenti. Era da un po’ che non riprendevo in mano un libro di Mankell ma adesso ho sentito che fosse giunto di nuovo quel momento.

Sullo sfondo di questa storia intricata e sanguinaria ci saranno i mondiali di calcio del 1994, di cui sentiremo parlare durante tutta la trama, con buon fastidio di Wallander che non ama questo sport(quanto lo capisco!) ma che, per mantenere un clima cameratesco nel commissariato, assieme agli altri partecipa attivamente alle scommesse interne, che in qualche modo sono un tentativo di farlo sentire meno solo.

Come sa chi di Wallander è fedele seguace, quest’uomo a tratti forte e a tratti molto debole va contestualizzato in una società, della quale spesso lui in prima persona ha fatto critica e ci ha rimuginato sopra, ponendosi domande profonde sull’effettiva correttezza di certe scelte e di taluni comportamenti ai vertici del potere. Un paese dove noi, dai quasi 1550 km che ci dividono da quei luoghi (ho fatto un calcolo approssimativo partendo da casa mia, ma era per darvi un’idea delle distanze che ci separano da Ystad che si trova comunque a sud della Svezia), per molto tempo abbiamo sempre creduto che tutto fosse perfetto, funzionasse in modo puntuale e disonestà e atti violenti non fossero contemplati poiché praticamente assenti.

Anche in questa occasione, come già più volte accaduto, saranno proprio i casi in cui si imbatterà il commissario a condizionare il suo stato mentale e la sua lucidità, necessaria più che mai in questo momento per arrivare in fondo ad un’indagine da risvolti sanguinari senza precedenti in una Svezia, eccezionalmente arida. Motivazioni di odio e vendetta spietate, che hanno finito per mettere in moto una catena di eventi di tale portata da far rabbrividire anche il più navigato degli agenti e che, una volta definite, al di là di tutto, potrebbero farvi venire il dubbio che forse una reazione fosse più che giustificata ma, c’è proprio un MA.

Tutte quelle false piste. E ancora più quelle che avevano seguito dentro sé stessi, non esistevano più. Ora restava solo la certezza che la verità aveva finalmente un volto, e la verità era spaventosa… Ora sappiamo con certezza quello che avevamo sperato di non venire a sapere mai.”

Certo, la vendetta probabilmente non è proprio una cosa eticamente corretta ma leggendo, capirete da soli che davanti a certe situazioni mantenere distacco, calma e sangue freddo è praticamente impossibile MA, appunto, identificare il killer, sono sicura che nello stesso modo in cui è avvenuto in Wallander e in me, provocherà un tal scossone anche in voi che forse, dopo, avreste preferito non venirne a conoscenza.

Riconoscere il male, renderlo concreto, dargli un volto, un corpo e un cervello non è facile, e accettarlo lo sarà ancora meno.

Correre in tondo, rischiare ulteriore spargimento di sangue, non sapere più dove sbattere la testa o forse, preferire tutto ciò invece che fermarsi, respirare e concretizzare l’inaccettabile e cioè che tutto era già chiaro e definito da molto MA, siamo alle solite, talvolta il cuore cerca di prendere il sopravvento sul cervello, una lotta violenta tra emozioni e razionalità, fra sogno e realtà, tra vita e morte.

Aveva saputo, ma aveva scelto di seguire la falsa pista, perché gli era stato impossibile accettare la verità

“Si rendeva conto inoltre conto che il suo subconscio aveva visto tutto molto tempo prima. Ma aveva continuato a tenerlo lontano da sé. Invece, aveva scelto di seguire altre piste. Che lo avevano portato lontano dall’obbiettivo…”

Un libro denso di contenuti e intriso di emozioni forti.

Un Wallander impegnato su più fronti, lavorativi e personali che lo spingeranno a scavare nel profondo, dentro e fuori di sé, per riuscire a trovare delle soluzioni plausibili, possibili e necessarieper arrivare a chiudere i casi, per trovare un equilibrio interiore e per ritagliarsi, forse, uno spazio per qualcosa che da molto rifugge per paura di soffrire e di non esserne all’altezza, ovvero l’amore.

Ancora una volta, con questo libro l’ormai compianto Henning Mankell, mi ha dimostrato quanto la sua penna affilata e precisa abbia dato vita a una delle migliori scritture nordiche e a uno dei personaggi più realistici proposti a noi lettori.

Uno stile che avvolge e coinvolge da subito, tenendo il lettore incollato alle pagine, per seguire l’evoluzione della vicenda al ritmo dettato dallo stesso commissario, per cui le sue ansie diventano le tue e i suoi attimi di pausa i tuoi. Quando leggo un suo libro rimango al contempo rapita dalla storia ma, al termine, un senso di spossatezza mi assale perché ogni avventura è talmente ricca che poi riuscire a metabolizzarne i reali significati, richiede un attimo di pausa tanto risulta intensa l’empatia con un personaggio di questo calibro.

Un libro che consiglio di leggere e una serie che consiglio di iniziare, per chi non ne avesse ancora fatta la conoscenza.

 

 

 

Henning Mankell


Viveva tra la Svezia e il Mozambico, dove a Maputo dirigeva il teatro Avenida. È l’autore della fortunatissima serie del commissario Wallander, pubblicata in molti paesi. Tra i riconoscimenti internazionali al suo lavoro, ricordiamo The Academy of Swedish Crime Writers’ prize per Faceless Killers (1991); Scandinavian Crime Society prize, The Glass key, per Faceless Killers (1991); The Academy of Swedish Crime Writers’ prize per Sidetracked (1995); the British Crime Writers’ Association prize, the Golden Dagger, per Sidetracked (2001).

 

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