La fuga di John Doyle




Recensione di Alessio Balzaretti


Autore:​ Letizia Sebastiani

Editore:​ Bookabook

Genere: Romanzo

Pagine: 66

Anno di pubblicazione:

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Dopo aver disegnato un simbolo sul muro dei bagni della prigione, John Doyle, in attesa della sentenza che poteva condannarlo alla pena capitale, scompare. Due detective indagano sull’accaduto e ripercorrono gli ultimi giorni del detenuto rileggendo il contenuto di un diario dove John racconta di simboli ancestrali che aprirebbero porte verso altri mondi. Ovviamente, la reazione dei poliziotti è scettica, tuttavia, nel diario, viene citato un certo professor Stevens il quale diventa il testimone principale delle indagini. Dopo un periodo di esitazione passato a negare ogni suo coinvolgimento, il professore decide di confessare tutto e portare i due agenti in quel luogo misterioso dove è giunto DoyleLa scoperta della reale esistenza di passaggi verso altri mondi sarà una rivelazione incredibile, al punto tale che il professore deciderà di coinvolgere John, i detective e tutti coloro che sono entrati in contatto con i portali, per creare un gruppo di esploratori spazio temporali.

 

Recensione

Il multiverso, la teoria delle stringhe, il viaggio tra i mondi, il paradosso di un IO che esiste anche in altri luoghi simili ma diversi tra loro.

In questo secondo capitolo della storia di John Doyle, Letizia Sebastiani si spinge ad esplorare il complicato intreccio di vicende che vedono coinvolto, non solo il protagonista principale, ma anche un gruppo di personaggi che, loro malgrado, vengono coinvolti da professor Stevens, lo scopritore dei portali.

Mi è doveroso fare un ampio richiamo al legame tra questo romanzo e il precedente, poiché, mentre nel primo episodio avevo sottolineato la genialità nell’aver descritto una teoria complicata in maniera semplice e scorrevole, in questo caso, andando alla ricerca di una trama più fitta, e moltiplicando sia i protagonisti che i mondi in cui essi si muovono, il percorso mi è sembrato più insidioso.

Tra le difficoltà di gestire due romanzi collegati tra loro, ma distanti l’uno dall’altro, c’è sicuramente la continuità della trama e dei personaggi.

Vincolare il lettore forzandolo a leggere il primo libro per capire il secondo è un po’ la caratteristica delle serie TV a cui, da appassionato, spesso faccio riferimento.

Questo schema, che entro certi limiti funziona televisivamente, può essere un’arma a doppio taglio dal punto di vista letterario.

Letizia è stata abilissima nel chiudere il primo libro senza lasciare in sospeso niente se non il luogo in cui era fuggito John Doyle. Nel secondo libro ha però scelto di riproporre molti personaggi e di riprendere le loro storie quasi in continuità.

Questo mi ha fatto sorgere una domanda: perché non unire tutto in un unico volume?

L’idea di base è molto buona e le esperienze del gruppo di esploratori messo insieme da Stevens, offrono spunti di riflessione e richiami alla storia contemporanea e a quella passata.

Il messaggio che passa è in realtà un allarme, volto a far sì che non si ripetano gli errori che hanno segnato non solo il genere umano ma anche l’ambiente e la terra che ci ospita.

C’è curiosità ma allo stesso tempo paura ogni volta che si apre il portale verso un nuovo mondo.

La brama di sapere, che dovrebbe essere razionalizzata dalla figura del professore, in realtà è accecante, al punto che il sacrificio dei componenti del gruppo diventa un danno collaterale, per lui,quasi necessario.

In questo scenario delirante, John Doyle, rimane colui che più di tutti sente il richiamo dei sentimenti e delle responsabilità che la paternità porta con sé.

Il finale, in un crescendo di tensione tra i viaggiatori e le persone che interagiscono con loro da mondi diversi, esprime tutti i limiti dell’uomo nella sua capacità di gestire con equilibrio tutto ciò che non conosce.

Concludendo, faccio i complimenti a Letizia per il coraggio nel buttarsi in una trama così complessaed estremamente affascinante.

Lo stile di scrittura, se revisionato con cura dei particolari, può risultare molto più scorrevole di quanto sembra in questa versione che ha mantenuto, a mio parere, le peculiarità della bozza.

Forse, tutti i contenuti che l’autrice ha voluto concentrare in poche pagine, richiederebbero uno sviluppo più ampio e paziente, tuttavia il potenziale dell’opera rimane evidente.

 

 

INTERVISTA

Essendomi spesso fatto affascinare dalla teoria che è alla base dei tuoi testi con protagonista John Doyle, come prima cosa sono curioso di sapere dove hai trovato l’ispirazione. Quali spunti ti hanno condotto ad inoltrarti in un campo così particolare?

 

All’inizio cercavo solo un modo originale per creare un colpevole impensabile. Non sono una grande appassionata di fantascienza e non ho mai visto film o serie tv tipo “ai confini della realtà”, così come non ho mai letto romanzi del genere quindi non mi sono ispirata a storie che potrebbero aver trattato lo stesso tema, io davvero cercavo solo un colpevole per la morte della moglie, un colpevole a cui nessuno, almeno all’inizio, avrebbe mai pensato ed è arrivata l’idea.

 

 

La seconda domanda è legata al protagonista e alla sua storia con Cynthia. Tra loro c’è un rapporto di amore e odio in cui traspare l’insoddisfazione per la realtà che il destino gli ha disegnato intorno. Il figlio in arrivo potrebbe sistemare le cose, ma il conflitto continua e il lettore fatica a schierarsi in maniera netta. Tu, che hai scritto di loro, da che parte stai?

 

Intanto mi verrebbe da chiederti a quelle dei rapporti ti riferisci (senza fare spoiler è dura ) però vado sul sicuro rispondendoti che io sto e starò sempre dalla parte di John. Lui è talmente semplice, con poca cultura, un po’ maschilista,  egoista, un po’ troppo impulsivo ma assolutamente vero. Così vero che non sempre ci si sente di stare dalla sua parte  ma gli eroi totalmente positivi non mi sono mai piaciuti. Cynthia invece la trovo piuttosto piatta sia caratterialmente che emotivamente e non mi dà niente a livello empatico. Io sto con John

 

 

Nei tuoi romanzi, oltre alla narrazione frutto della fantasia, ci sono anche diversi richiami alla realtà che ci coinvolge oggigiorno nella vita reale. In una trama così densa di contenuti, qual è il messaggio principale che vuoi inviare ai lettori?

In un periodo come questo non potevo esimermi da qualche riferimento all’attualità. Il mio obiettivo principale è che i lettori passino un paio d’ore in leggerezza e che si divertano. Nei riferimenti reali forse traspare la mia posizione su alcuni temi che al momento sono vivi e scottanti ma se è così sono solo il  frutto del mio pensiero e vanno trattati come tali. Un messaggio?  State attenti a ciò che vi circonda, le opere di fantasia non sono mai solo di fantasia, la realtà spesso ci offre degli spunti che vanno anche oltre ogni più fervida immaginazione e leggete, informatevi sempre, formatevi un pensiero critico su ciò che ci circonda, non credete sempre a tutto ma siate partecipi e intellettualmente costruttivi.

 

 

Il crowdfunding è tosto.

 

Sicuramente è una bella esperienza, impari a sponsorizzarti, a parlare di te, a raccontarti e conosci tantissima gente nuova nel  vasto mondo degli appassionati di libri ma per me è stato davvero molto faticoso. Con il primo libro lo è stato meno perché potevo sfruttare gli incontri dal vivo. Organizzavo mini presentazioni in cui parlavo della campagna e del progetto e molte persone interessate ordinavano il libro senza pensarci due volte. Questa volta, con l’impossibilità di incontrare molte persone ho avuto molte più difficoltà e non so se riuscirò a completare gli ordini entro il tempo stabilito. La cosa più bella di tutte è stata vedere quante persone si sono appassionate a John, chiedendo il seguito a gran voce e sostenendomi con le condivisioni e il passaparola. Di contro c’è questa difficoltà immensa a coprire 200 ordini che per me sono davvero davvero tanti. Esperienza da fare, secondo me, solo se si ha una buona base di follower al seguito.

Grazie mille per la bellissima intervista e la recensione.
Sono onoratissima
Letizia Sebastiani

 

 

Letizia Sebastiani


nasce nel 1983 a Roma, dove tutt’ora vive. Laureatasi in scienze pedagogiche e in psicologia forense è attualmente un’insegnante di scuola dell’infanzia. Mamma di due bambine, nel tempo libero frequenta un laboratorio di teatro e scrive. Ha pubblicato “Amor di morte” (2003) e “Novelle da incubo” (2009) per il Rovescio editore. Un romanzo fantasy “Ai confini di Pangonia” (2012) autopubblicato sulla piattaforma ilmiolibro.it, alcune poesie inserite in un’antologia: “poeti contemporanei” (2013) con Pagine editore, “La condanna di John Doyle” per Bookabook (2019), un racconto inserito nell’antologia “Miedo” per L’argolibro editore (2020).