La gabbia di vetro




La gabbia di vetro. The Glass Cage

Recensione di Marina Morassut


Autore: Colin Wilson

Traduzione: Nicola Manuppelli

Editore: Carbonio Editore srl

Genere: Thriller

Pagine: 265

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. Un serial killer semina il panico a Londra. Dopo aver squartato le sue vittime, lascia delle misteriose scritte sui muri lungo il Tamigi: versi del poeta mistico William Blake. Qual è il motivo di una tale inaudita ferocia? E quale significato recondito nascondono quei versi? Non resta che chiedere aiuto al più grande esperto inglese di Blake: Damon Reade, un giovane studioso che vive isolato nelle campagne del Lake District. Tutti gli indizi portano a un certo Gaylord Sundheim, ma quando Damon si trova a tu per tu con il presunto assassino, le sue certezze crollano: un così profondo estimatore di Blake sarebbe davvero capace di compiere quei misfatti? Sullo sfondo della ‘swinging London’ degli anni ’60, un thriller intellettuale che sviscera con giocosa leggerezza e insaziabile curiosità temi come l’oppressione, la perversione, il superamento dei confini della conoscenza e i risvolti più inquietanti della passione.

 

Recensione

A scanso di equivoci, chiariamo subito che chi è in cerca del puro splatter, qui non troverà pane per i suoi denti. E’ vero che le vittime vengono squartate dall’assassino, ma a parte le descrizioni che non destano grande sensazionalismo, proprio per l’intenzionalità dello scrittore nel modo di scriverle – non siamo mai con l’assassino nel compimento dell’atto brutale e finale. Perché allora leggere questo thriller, che tra l’altro è anche datato, visto che è stato scritto nel lontano 1966 – e sicuramente possiamo fare la considerazione che a quell’epoca i lettori non erano abituati alla lettura di horror ed affini come l’intendiamo ora nel nostro secolo – tanto per intenderci alla Quentin Tarantino.

D’accordo, Allan Poe docet – e come lui i settecenteschi gotici Horace Walpole (Il Castello di Otranto) e Ann Radcliffe (I misteri di Udolpho), per non parlare dei fecondi Lovecraft e De Maurier…

Ma qui ci troviamo di fronte ad un giallo con intriganti enigmi filosofici, colto ed ammaliante al contempo, nonostante l’argomento brutale di cui ci parla.

In breve, un assassino colpisce la vitale e pulsante swinging London degli anni ’60 del 1900 uccidendo nove persone, (sei uomini e tre donne), per poi squartarle. E lasciando sui muri lì accanto stralci dei versi delle poesie di William Blake, il poeta (pittore ed incisore) settecentesco, che dette voce alla sofferenza dell’uomo nell’epoca dell’industrializzazione.

“Fino a quando il tuo cervello in una roccia e il suo cuore in un pantano carnale formino quattro fiumi oscurando l’immensa sfera di fuoco.”

Versi questi, insieme ad altri sempre di Blake, che sembrano essere un’ossessione per l’assassino, tanto che rischia di essere scoperto proprio per queste tracce che lascia, che sono l’unica scia, oltre ai pezzi di cadavere che piano piano vengono ritrovati. E se in un primo momento la polizia londinese non riconosce nelle scritte lasciate accanto ai cadaveri lungo il Tamigi i versi di un poeta, scambiando semplicemente l’assassino per un sovversivo politico o un attentatore, quando capisce di trovarsi dinnanzi a versi delle poesie di Blake, comprende anche di essere di fronte ad un serial killer che si fermerà solo quando sarà arrestato o ucciso.

Damon Reade, trentenne massimo studioso del poeta Blake in Inghilterra, sembra preferire il Lake District, nel nord-ovest della Gran Bretagna – alla caotica Londra. E’ una preferenza viscerale, sente di essere più in sintonia con le rocce che incontra lungo le sue passeggiate che con la moderna tecnologia e soprattutto con l’incessante e snervante genere umano. In una sorta di escapismo, come dice lui stesso, vive in un cottage abbastanza primitivo e soprattutto: isolato. Ha una radio portatile che non ascolta da almeno un anno…

Ha pochi contatti con il mondo esterno, una manciata di persone, tra cui il libraio e antiquario Urien Lewis e la giovane nipote Sarah, minorenne – innamorata di Damon da quando era bambina. Entrambi vivono nel paesotto di Keswich, a circa tre ore dal suo cottage, tra cammino e corriera. In un rapporto morboso, che sembra preludere a possibili atti di violenza, derivanti da tensioni che non riescono a trovare sfoghi altrove.

Il collegamento tra Damon e l’assassino avviene inizialmente quando il nostro protagonista viene contattato dal Sergente Lund della polizia di Carlisle, perché in qualità di massimo esperto inglese del poeta ed in corrispondenza con parecchi altri estimatori di Blake, potrebbe aver avuto a che fare con l’assassino stesso, che viene ritenuto dalla polizia una persona colta ma evidentemente “fuori di testa”.

E quasi subito la catena che dal Sergente lo porta a Londra proprio alla ricerca dell’assassino è lo stesso enorme e grosso amico antiquario, che a seguito di una loro discussione filologico-letteraria e a seguito soprattutto dell’annuncio che Damon e la giovanissima nipote Sarah si sono fidanzati e vogliono sposarsi, sfida l’amico a fare ciò che chiedevano nelle fiabe i patrigni di un tempo: “ti direi di andare via per un anno a fare fortuna, e poi venire a reclamarla. O ti direi di andare a Londra e risolvere gli omicidi sul Tamigi”, aggiunse ironicamente.

E qui inizia realmente l’avventura di Damon, che si tinge di giallo e che di concatenazione in concatenazione – di amico in amico, tra musicisti, prostitute, cocktails e ricevimenti della disprezzata borghesia, clubs equivoci per omosessuali … e pur nella nevrotica Londra – lo porta ad avvicinarsi sempre più all’assassino, fino a rischiare la propria vita…

L’autore ci farà girare Londra insieme a Reade ed al suo amico musicista Kit Butler, tra luoghi classici tipo Portobello Road e Notting Hill – e più oscuri dopolavoro malfamati lungo il Tamigi, tra ospedali noti e meno noti – e zone dove entrare in un locale significa andare in cerca di guai seri. Tra concatenazioni logiche e deduttive: “perché scegliere posti scomodi vicino al Fiume, se non perché si serve di una barca per scaricare i cadaveri”? – e sopralluoghi che Damon ed il suo amico effettueranno di persona, in una caccia che diventa quasi corale e che li vedrà avvicinarsi sempre più pericolosamente all’assassino.

Romanzo particolarissimo, dicevamo: zeppo di citazioni colte, che invitano il lettore stesso ad una sorta di caccia al tesoro da aggiungersi alla caccia all’assassino e alla caccia di un significato più profondo della vita: Windermere, lago del Lake District (e commedia di Oscar Wilde), citazioni a volte ironiche ma sempre amorevoli di autori che senz’altro Wilson ha letto, dato che era un lettore onnivoro ed eclettico: Nevil Shute, De Quincey, Kant, Rider Haggard e Conan Doyle – Le miniere di Re Salomone – Blake, Shelley, Whitehead e Wordsworth, solo per citarne alcuni…

Mai come in questo romanzo proseguire nella descrizione del libro sarebbe peccato mortale, perché toglierebbe quella sorta di suspense e di ansia schiettamente gotica che troviamo da un certo punto del romanzo in poi.

E in fondo, letta la sinossi e intendendo leggere questo particolarissimo giallo o thriller, che fonda le proprie basi su una coerente relazione tra Spirito e Materia, tra filosofia e psicologia… che bisogno abbiamo di proseguire?

Non dobbiamo fare altro che prendere in mano il romanzo ed immergerci completamente nella sua griglia concettuale, fino a farci trascinare all’ultima ed incredibile pagina, quando intuiremo il desiderio potente di qualcosa di diverso da ciò che le persone fanno normalmente delle proprie vite, svelando i demoni che si nascondono sotto la superficie quotidiana delle cose.

Come recita il sottotitolo in lingua originale: davvero una detective story fuori dagli schemi.

Impareggiabile!

 

A cura di Marina Morassut

http://libroperamico.blogspot.it/

 

 

 

Colin Wilson (Scheda Autore)


Intellettuale poliedrico, narratore, saggista, studioso di esoterismo e dell’occulto, anticipatore di stili letterari e creatore di una sua personale filosofia esistenziale, autore di oltre 50 libri, Colin Wilson (1931- 2013) è stato un autore molto prolifico. Di famiglia proletaria, fu un giovane operaio squattrinato nella Londra degli anni Cinquanta. Vorace lettore fin da bambino e imperterrito oratore a Hyde Park Corner, a dargli la fama a soli 24 anni fu il suo primo audace saggio, L’outsider, scritto nella sala lettura del British Museum, che esordì la stessa settimana del maggio 1956 insieme a Ricorda con rabbia di John Osborne. Annoverato tra i “Giovani arrabbiati”, Wilson fu consacrato come uno dei massimi scrittori anti-establishment della letteratura inglese. In seguito, mentre la sua fama veniva ingiustamente oscurata, mise al mondo 7 figli e una bibliografia sterminata di titoli che spaziano tra letteratura, psicologia, archeologia, magia e occultismo, Sci-Fi, paranormale, biografie di uomini eccezionali.  Autore apprezzato da Stephen King, il quale nel suo romanzo The Outsider cita – a partire dal titolo stesso –l’omonimo e fondamentale saggio di Wilson del 1956, edito in Italia da Edizioni di Atlandide. Wilson è inoltre l’autore del romanzoI vampiri dello spazio (Space Vampires, 1976), dal quale è stato tratto il film Lifeforce di Tobe Hooper nel 1985, arrivato in Italia con il titolo in inglese del romanzo originale.