La grande A




(recensione di Gian Luca A. Lamborizio)


 

 

Intrigante anche nel titolo, molto convincente e già maturo, La Grande A, esordio letterario per Giunti Editore della giovane Giulia Caminito, romana, classe 1988, liberamente ispirato alla storia familiare dell’autrice, ci riporta al tempo della Seconda guerra mondiale, del post-colonialismo italiano in terra d’Africa e dei primi anni del boom economico.
Giada, detta Giadina per la sua costituzione minuta, quasi una raganella, vive durante la guerra con la Zia a Legnano, sotto i bombardamenti alleati, mentre Adi, la Madre, se ne sta in Africa, a trafficare in alcolici e a gestire un baretto in una sperduta località dell’Etiopia, non lontana da Addis Abeba.

Giadina ha solo incontri sporadici con la Madre, che viene ogni tanto a trovarla in Italia per poi ripartirsene subito, e sogna di potersi un giorno finalmente trasferire con lei in quella terra misteriosa e certamente bellissima, la Grande A, appunto.

Finita la guerra, Giadina riuscirà a coronare il suo sogno, ma dovrà presto rendersi conto, passando dalla fanciullezza all’età adulta, che la realtà è sempre ben diversa da come ce la immaginiamo, e quasi mai migliore. Giadina, ora divenuta per tutti Giada, maturerà nel corpo e nell’animo, farà molti incontri, alcuni divertenti, altri commoventi, e si sposerà anche, con Giacomo, bello e affascinante come un attore, ma inaffidabile, infedele e farfallone, destinato a entrare e uscire dalla sua vita per lunghi anni a venire, dandole nel frattempo un figlio.

I primi moti in Etiopia contro il Negus costringeranno madre e figlia a ritornare mestamente, con il piccolo Massi, in un luogo, e in un’Italia, molto diversi da quelli che entrambe, in epoche diverse, avevano lasciato.

Ed è proprio nella fase del ritorno in Italia che Giada comprenderà che la “Grande A” della sua vita forse non stava per “Africa”, ma è in realtà rappresentata dalla figura di Adi, madre amorevole anche se spesso assente, ante litteram e spesso sopra le righe ma sicuramente dotata di una sua malinconica saggezza.

Fin qui la trama, ma la ricchezza del libro sta altrove. Sta anzitutto nel modo di scrivere dell’autrice, tutto fatto di frasi spesso brevi ma densissime, di discorsi secchi, di pennellate quasi impressionistiche, a volte felliniane (e scusate se è poco), ma sta anche nella sorprendente capacità evocativa di luoghi e paesaggi, nel saper ricreare colori, profumi, odori e suoni, nel rendere benissimo personaggi caratteristici e pittoreschi, nel far sorgere, infine, in ciascuno di noi un po’ di mal d’Africa.

Un bel romanzo, diverso dai soliti, denso, a volte gioioso, più spesso melanconico, ma sempre intenso e sincero, che ci aiuta anche a riscoprire un po’ della nostra storia relativamente recente, spesso dimenticata ma non per questo meno interessante.
 

 

L’AUTRICE – GIULIA CAMINITO è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Suo padre è originario di Asmara, sua nonna e suo nonno si sono conosciuti ad Assab, la sua bisnonna fu guidatrice di camion, contrabbandiera di alcolici e personalità vivace della comunità italiana d’Etiopia ed Eritrea. Giulia oggi vive a Testaccio e lavora per una casa editrice romana. La Grande A è il suo primo romanzo.

Gian Luca A. Lamborizio
Blogger, editor e digital pr. Alessandrino di nascita e milanese di adozione, è autore di testi di narrativa e collabora con alcune testate giornalistiche, tra cui Affaritaliani.it e MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi.

Autore: Giulia Caminito Editore: Giunti Pagine: 288 Genere: Narrativa Anno pubblicazione: 2016