Tra le pagine di un film: La leggenda del pianista sull’Oceano




 

 

A cura di Fiorella Carta

 

La leggenda del pianista sull’oceano è un film del 1998 diretto da Giuseppe Tornatore, tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.

 

 

Trama

1943. Max Tooney, un musicista che aveva lavorato sul transatlantico Virginian, entra in un negozio di dischi e strumenti musicali per vendere la sua tromba, ma prima chiede e ottiene il permesso dell’anziano proprietario di suonarla per l’ultima volta. Max suona il pezzo contenuto nell’unico disco inciso da Novecento, distrutto a suo tempo dal suo amico, ma che Max aveva subito recuperato e nascosto, all’insaputa di Novecento, nel pianoforte in prima classe del Virginian. Il vecchio, che aveva trovato il disco dentro al piano, finito per caso nel suo negozio, riconosce la melodia e, rapito dalla bellezza della musica di Novecento, si fa raccontare da Max la storia di quel “pianista” che lui definisce il suo più grande segreto.

Lingua originale: inglese

Paese di produzione: Italia

Anno: 1998

Durata: 165 min

Genere: drammatico

Regia: Giuseppe Tornatore

Soggetto: dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco

Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore

Produttore: Francesco Tornatore

Distribuzione in italiano: Medusa

DistribuzioneFotografia: Lajos Koltai

Montaggio: Massimo Quaglia

Effetti speciali: Renato Agostini, Franco Ragusa

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia:Francesco Frigeri

Costumi: Maurizio Millenotti

 

Interpreti e personaggi

Tim Roth: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

Pruitt Taylor Vince: Max Tooney

Mélanie Thierry: ragazza

Heathcote Williams: Dr. Klauserman

Bill Nunn: Danny Boodman

Clarence Williams III: Jelly Roll Morton

Peter Vaughan: negoziante

Niall O’Brien: capitano di porto

Gabriele Lavia: contadino friulano

Harry Ditson: capitano Smith

Vernon Nurse: maestro Fritz Hermann

Norman Changer: discografico

Angelo Di Loreta: il cuoco

Alberto Vasquez: macchinista messicano

Kevin McNally: senatore Wilson

Easton Gage: Novecento a 4 anni

Cory Buck: Novecento a 8 anni

Michael Supnick: trombonista della band

Roger Monk: macchinista irlandese

 

 

 

 

Recensione

Il cammino del racconto di Baricco dal teatro è approdato in libreria prima e al cinema poi. Tutte le volte che decido di riguardare questa pellicola prendo quel prezioso, piccolo monologo e lo tengo in mano, lo apro e leggo in silenzio, doppiata dal narratore del film, da quel trombettista romantico che racconta i suoi anni a fianco del miglior pianista al mondo.

Una fotografia meravigliosa, una musica indimenticabile di un maestro che ci ha lasciato da poco, Ennio Morricone, un eredità preziosa la sua che regala al film note sublimi, un viaggio che trascina mente e anima in una storia che Tornatore magicamente riporta sullo schermo senza cambiare una virgola, senza sbavare la magia dei momenti, le epifanie del finale
Tim Roth in grande spolvero, un Novecento coerente, eccentrico, malinconicamente pensieroso e sbadato, innocente.

Una storia in mezzo ad altre mille che inseguono il sogno Americano, che affrontano un viaggio di speranza, lasciando una terra per un’altra, mentre Danny Boodman T. D. Lemon Novecento la terra non la toccherà mai, perché il mare è il suo elemento, la musica il suo rifugio. Una musica unica, maestosa, che parla alle emozioni. E la scena finale, quel  monologo che racchiude paure, infinità e metafore della vita, in cui Novecento si ostina a rimanere sul Virginian nonostante il suo segnato destino, ha in sé tutto il percorso del personaggio, che per sé non ha deciso alla sua nascita, ma lo fa nella sua morte, coerentemente impaurito dalla vastità di qualcosa che non può abbracciare con lo sguardo.

Interpretazioni uniche, scene poetiche o dissacranti, come il duello con Morton, rendono vivo ogni momento.  Luci sfavillanti e lusso in prima classe, con facce impostate, fasulle e imbellettate e l’allegria e la speranza della terza classe che con Novecento suona e balla senza remore, accogliendolo come una famiglia.

Un cinema d’autore in ogni campo quindi, vincitore di svariati premi, vanto italiano ( a parer mio uno dei pochi contemporanei) e storia da riguardare ogni tanto, per tornare a sognare, per vedere con gli occhi di chi il mare non lo ha mai visto dalla Terra.