La locanda del Gatto nero




La locanda del Gatto nero. Kuronekotei jiken


Recensione di Marina Morassut


Autore: Yokomizo Seishi

Editore: Sellerio Editore Palermo

Traduzione: Francesco Vitucci

Genere: Narrativa gialla

Pagine: 176

Anno di pubblicazione: 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. È la mezzanotte del 20 marzo 1952. Un ufficiale di polizia attraversa in bicicletta i sobborghi della periferia di Tokyo. Nei pressi della locanda del Gatto nero, da poco chiusa, nota un monaco che scava nel cortile di un tempio adiacente. Incuriosito, lo spia dal recinto esterno e dal terreno vede emergere il cadavere di una donna dal volto completamente sfigurato. Di lei non si sa niente. È nuda e con una parrucca, e le analisi rivelano che la causa della morte è una ferita alla testa provocata da un corpo contundente. Nella fossa è stata rinvenuta anche la carcassa di un gatto nero. La polizia indaga tra i vecchi gestori della locanda, facendo affiorare uno scenario ricco di sorprese. L’ex proprietario, la moglie, una ballerina e un imprenditore, amanti dei due coniugi: tra di loro forse c’è il colpevole, ma anche la vittima, la cui identità è del tutto ignota. L’intervento di Kindaichi Kōsuke, che si interessa al caso, potrebbe essere fondamentale. Questo nuovo episodio è un caso di omicidio «senza volto» che presenta altresì il tema della doppia personalità, un interesse di Yokomizo che nasce dai suoi influssi letterari occidentali, da Edgar Allan Poe a Oscar Wilde a Robert Louis Stevenson. Il romanzo, pubblicato nel dicembre del 1947 su rivista, attrasse da subito l’attenzione del pubblico, confermando il successo del giovane Yokomizo nel nuovo panorama letterario noir giapponese.

 

Recensione

 

Ed eccoci alla seconda indagine del detective Kindaichi Kōsuke, un’icona della cultura popolare nipponica, grazie anche alle numerose trasposizioni cinematografiche e televisive.

Trasandato nel vestire, tanto sicuro di sé da essere irritante e da ricordare in questo Sherlock Holmes, con la particolarità inusuale in un protagonista dell’essere affetto da balbuzie e naturalmente infallibile: è lui che sfida il lettore in una gara all’ultimo sangue, che però non è del tutto onesta, visto che l’autore svela i dettagli utili di volta in volta, guidando il lettore solo nella parte finale a capire il retroscena di questo orribile e premeditato delitto, tanto incredibile nella progettazione, quanto efferato nell’attuazione dello stesso.

Siamo in uno dei molti quartieri di Tokyo, in una delle periferie degradate, conseguenza diretta della fine di una duplice quanto terribile Guerra: la Seconda Guerra Mondiale da una parte e la guerra Sino-Giapponese (il più grande conflitto asiatico del XX secolo) dall’altra.

E’ lo stesso narratore che ci anticipa che il pretesto per il suo nuovo romanzo poliziesco gli viene direttamente da un caso risolto dall’amico detective Kindaichi Kōsuke.

E così con l’occasione e per un po’ di colore locale, veniamo anche messi a parte di come è nata l’amicizia tra il romanziere e Kindaichi nell’autunno del 1946, questo per ribadire una volta di più come l’aspetto dimesso del detective non giochi a suo favore, di primo acchito. E soprattutto per la resa ironica dell’incontro, dove il detective divenuto suo malgrado il protagonista di un romanzo, colga l’occasione della vicinanza dell’abitazione del romanziere, durante un suo viaggio di lavoro, per conosce finalmente di persona chi parla di lui e lo ritrae in modo non del tutto veritiero.

Ma abbandoniamo queste facezie che rendono sicuramente più gustoso un romanzo altrimenti completamente votato alla costruzione prima e alla spiegazione poi di una complessa trama delittuosa, per capire come nasce questo romanzo nella mente di Yokomizo Seishi, che ammira sicuramente scrittori del calibro di Edgar Allan Poe, Oscar Wilde, Robert Louis Stevenson tra gli altri – e che porta le tematiche occidentali che ammira nel suo Paese, inframezzandole con il gusto atavico nipponico per il soprannaturale e l’horror.

Dopo aver quindi risolto il classico caso della camera chiusa, il narratore qui si cimenta con un altro classico della letteratura poliziesca occidentale: il caso o il mistero del cadavere senza volto. Qui però l’astuto scrittore, invece di insistere sullo scambio di personalità tra carnefice e vittima, si diverte ad inscenare un continuo scambio di personalità, che metterà a dura prova la polizia che si deve occupare del caso, fino all’arrivo risolutore del detective Kindaichi Kōsuke.

Una locanda che viene chiusa in tutta fretta, in una periferia divenuta malfamata, nonostante la vicinanza con un tempio. I coniugi Itojima, proprietari della Locanda del Gatto Nero, che scompaiono nel nulla, ciascuno con i propri segreti ed i propri amanti. Le tre lavoranti che nelle due settimane precedenti la vendita della Locanda, non vedono più la padrona, la bella e molto più giovane del marito Madama Oshige. E all’improvviso il bonzo del confinante tempio viene visto scavare nella notte nel giardino della Locanda e dissotterrare  il cadavere di una donna nuda in avanzato stato di decomposizione, il cui viso è oramai stato divorato dai vermi.

Chi è la donna rinvenuta?

La bella Oshige?, oppure l’amante del marito…?

E perché il bonzo ha scavato proprio in quel punto del giardino della Locanda?

E perché compare e scompare nello stesso tempo il gatto nero della Locanda?

E l’amante della bella e giovane Oshige, che era rientra in Giappone alla fine del conflitto Sino-Giapponese, che ruolo gioca in tutta questa vicenda?

Un romanzo scritto e pubblicato originariamente nel 1973 in Giappone, dopo la pubblicazione di altri gialli e la battuta d’arresto dovuta alla Guerra, che interruppe così la sua nascente fama di maestro del giallo occidentale in Giappone.

Scrittura asciutta e tutta tesa alla costruzione e relativa risoluzione di casi classici, perlomeno nella serie dell’investigatore Kindaichi Kōsuke, emerge proprio nel periodo in cui lo scrittore, malato di tubercolosi, è finalmente consacrato (negli anni Settanta) a scrittore di successo, con il soprannome di “John Dickson Carr giapponese”, dal nome del suo autore preferito.

E d’altro canto, alla fine di questa vicenda assurda per i toni drammatici che via via vanno assumendo le vite dei vari personaggi, è d’uopo, invece che un bel whiskey come negli hard-boiled, bere un bel Sakè caldo per esorcizzare tutta la vicenda.

Che ne dite?

A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it

 

 

Yokomizo Seishi


Dopo aver lavorato nella farmacia di famiglia e in seguito come giornalista letterario, negli anni Trenta del Novecento iniziò a pubblicare i primi romanzi. Con le sue trame di misteri ottenne un grande seguito di lettori divenendo in Giappone modello della crime story. Tra i suoi libri: Il detective Kindaichi (Sellerio, 2019).

 

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