La maledizione di Melmoth




Recensione di Patrizia Argenziano


Autore: Sarah Perry

Editore: Neri Pozza Editore

Traduzione: Massimo Ortelio

Genere: romanzo gotico

Pagine: 234

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. Sono passati molti anni da quando Helen Franklin ha lasciato l’Inghilterra. A Praga, lavorando come traduttrice, ha finalmente trovato un posto da chiamare casa. La sua vita prende però una piega inaspettata quando il suo amico Karel le consegna un misterioso documento, che gli è stato lasciato da un anziano signore in biblioteca, una strana confessione e, al contempo, un curioso avvertimento che parla di Melmoth la Testimone. Secondo la leggenda Melmoth apparteneva al gruppo di donne che si recarono alla tomba di Cristo per ungere il suo corpo, scoprendo che la pietra del sepolcro era stata rimossa e che il corpo del Signore era scomparso. Melmoth negò categoricamente ciò che aveva visto e fu maledetta non con la morte, ma con l’assenza di morte, costretta a vagare per la terra fino al ritorno del Messia e condannata per sempre ad apparire dove regnano desolazione e morte. Helen ritiene che le storie su Melmoth non siano altro che sciocche leggende e superstizioni, ma quando Karel svanisce nel nulla, Helen capisce che il male ha molti volti e che la prossima vittima di Melmoth potrebbe essere proprio lei… Mescolando leggende e antiche tradizioni, Sarah Perry ha dato vita a un’affascinante storia gotica capace di scavare tra le paure più profonde dell’essere umano.

 

 

Recensione

Dopo “Il serpente dell’Essex”, Sara Perry torna in libreria con un romanzo che, sin dalle prime pagine, trascina il lettore in una Praga inquieta e tinta di mistero, abitata da ombre sconosciute che vagano alla disperata ricerca di una redenzione o, forse, più maleficamente parlando, dì anime peccatrici.

Eccoci. È questione di un attimo, siamo a Praga, camminiamo tra il freddo e le viuzze, a fianco di Helen Franklin. Lo sentiamo subito, come fosse nostro, il peso che ha nel cuore, vediamo sulle sue spalle un fardello che schiaccia ma sentiamo anche una forza di volontà che inchioda alla strada, che rende immune ai suoni, ai rumori e ai profumi.

Donna complicata Helen, tesa come una corda di violino, siamo con lei quando ascolta l’amico Karel che racconta gli ultimi strani avvenimenti che stanno mettendo a soqquadro la sua vita con Thea e che lo rendono estraneo al mondo. Respiriamo il profumo di carta e inchiostro della Biblioteca Nazionale e ci sembra di vivere una favola fino a quando, d’improvviso, ci ritroviamo nel secolo scorso, in un’altra storia, con altri personaggi e scopriamo, insieme ad Helen, l’esistenza di Melmoth, un’esistenza che ha tutto il sapore di una leggenda ma che, forse per suggestione, sembra via via sempre più reale, più tangibile, più palpabile.

Tra le pagine si fanno largo testimonianze di un passato neanche troppo lontano, un passato che fa vergognare, che non è di uno, ma di molti, un passato che come una lama affilata penetra nel cuore in profondità e fa sentire colpevoli. Perché ci si può sentire colpevoli anche solo per aver letto quelle pagine che mettono in mostra l’odio e la scelleratezza, pagine che mettono in mostra la sofferenza dei deboli, dei piccoli, dei giusti, di coloro che viaggiano soli nella speranza di espiare le colpe del mondo.

È questa solitudine che fa sentire forti solo in apparenza?

È questa solitudine che ci lascia scivolare senza pietà tra le braccia di un’altra solitudine che succhia la nostra essenza e si alimenta con essa?

Due occhi penetranti osservano i nostri passi e i nostri errori. Osservano, ci seguono, sono occhi di donna, occhi che non vorremmo mai incontrare perché ipnotizzano e rapiscono conducendoci nel pozzo più nero e profondo.

È così difficile evitare quello sguardo che accarezza tentatore e imbroglia come il miglior prestigiatore?

Mi sarei potuta soffermare di più sulla trama ma ho deciso volontariamente di non farlo, questa volta ho preferito darvi un assaggio di alcune sensazioni, pormi delle domande, perché l’autrice attraverso questo romanzo ha riaperto capitoli chiusi di una storia che fa sempre male ricordare, ha creato, con una penna magica, un’atmosfera degna del miglior sceneggiatore, ha toccato ferite mai rimarginate perché il passato si ripresenta oggi, uguale ad ieri, attraverso bambini diversi, uomini diversi e popoli diversi. Su questo ho focalizzato la mia lettura.

Un accenno ai personaggi.

Helen, attraverso i suoi errori, le sue colpe, le sue decisioni, dà sicuramente un “la” al romanzo ma non me la sento di considerarla protagonista. Protagonista è indubbiamente questa Melmoth femminile, questo mostro donna che aleggia in ogni riga e in ogni pagina, fino all’ultimo punto. Melmoth, onnipresente, inquietante e manipolatrice.

Altri personaggi inoltre, si rivelano interessanti, nonostante un’apparizione più breve, come per esempio Karel.

Perché scompare?

Che cosa si agita nella sua mente e nella sua anima dopo la lettura del manoscritto?

Oppure, cosa vuole dirci la forte, e contemporaneamente fragile, Thea, compagna di Karel?

E Albína Horáková, l’anziana coinquilina nonché padrona di casa di Helen, è davvero cosi strega come Helen stessa vuol farci credere? Forse avremmo voluto saperne di più.

Un romanzo che ne contiene molti altri, un romanzo che contiene storia, tradizioni e superstizioni, un romanzo che viaggia sul filo del rasoio.

 

 

 

 

Sarah Perry


Sarah Perry: Sarah Perry è nata nel 1979 a Chelmsford, nell’Essex. Studiosa, giornalista e scrittrice, con “Il serpente dell’Essex” ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica.

 

A cura di Patrizia Argenziano

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