La moglie coreana




Recensione di Francesca Avelluto


Autore: Min Jin Lee

Editore: Piemme

Traduzione: Federica Merani

Genere: storico

Pagine: 600

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. Corea, anni Trenta. Quando Sunja sale sul battello che la porterà a Osaka, in Giappone, verso una vita di cui non sa nulla, non immagina di star cambiando per sempre il destino del figlio che porta in grembo e delle generazioni a venire. Sa solo che non dimenticherà mai il suo Paese, la Corea colpita a morte dall’occupazione giapponese, e in cui tuttavia la vita era lenta, semplice, e dolce come le torte di riso di sua madre. Dolce come gli appuntamenti fugaci sulla spiaggia con l’uomo che l’ha fatta innamorare per poi tradirla, rivelandosi già sposato. Per non coprire di vergogna la locanda che dà da vivere a sua madre, e il ricordo ancora vivo dell’amatissimo padre morto troppo presto, Sunja lascia così la sua casa, al seguito di un giovane pastore che si offre di sposarla. Ma anche il Giappone si rivelerà un tradimento: quello di un Paese dove non c’è posto per chi, come lei, viene dalla penisola occupata. Perché essere coreani nel Giappone del XX secolo, attraverso tutte le tempeste che la Storia riserverà a quegli anni densi e implacabili, è come giocare al gioco giapponese proibito, il pachinko : un azzardo, una battaglia contro forze più grandi che solo uno sfacciato, imprevedibile colpo di fortuna può ribaltare. La moglie coreana , rivelazione letteraria dell’anno, è una grande saga, intima e al tempo stesso universale, che attraversa quattro generazioni di una famiglia regalandoci personaggi appassionati che vivono, amano, lottano sotto un cielo indifferente come la Storia stessa. In cerca di un posto da chiamare, finalmente, casa.Copiate qui la sinossi presa da Amazon, IBS… o dal sito della casa editrice. (Quando fate il copia e incolla usate l’opzione “Mantieni solo il testo”). Non utilizzate la sillabazione delle parole.

 

 

Recensione

La moglie coreana è l’esordio nella narrativa storica dell’autrice, un esordio che – come si apprende dalla postfazione al romanzo – l’autrice ha conservato, protetto e coccolato per 30 anni prima di ultimarlo e darlo finalmente alle stampe, consegnandolo così ai lettori di tutto il mondo, che di certo non sono rimasti indifferenti alla sua pubblicazione.

Il romanzo è infatti stato accolto più che positivamente dalla critica: finalista al National Book Award del 2017, i suoi diritti sono stati comprati da Apple TV per farne prossimamente una serie e il New York Times lo ha annoverato tra i dieci migliori libri del 2017. I diritti de La moglie coreana sono inoltre stati venduti in più di 20 paesi ed è stato tradotto in altrettante lingue.

Il motivo di una così ottima ricezione sono, a mio avviso, da ricercarsi nei temi che il romanzo affronta in maniera diretta e senza troppi giri di parole, catapultando il lettore direttamente a contatto con la dura realtà che i personaggi si trovano a vivere. Razzismo, bullismo, discriminazioni, giochi di potere sono solo la punta dell’iceberg che la narrazione della Lee tocca soffermandosi, a volte delicatamente, a volte in maniera più dura, durante la narrazione.

A fare da sfondo a ciò, uno dei temi più cari all’autrice, materia di cui è una grande studiosa: la storia coreana. E infatti La moglie coreana altro non è che una lunga saga familiare che prende il via nel 1883, con la madre della protagonista – Sunja – per terminare a ridosso degli anni novanta con i suoi pronipoti. Amori, tradimenti, sconvolgimenti e morti si susseguono implacabilmente pagina dopo pagina, mentre la Storia fa il suo corso: dalla colonizzazione imperiale del Giappone, alla Seconda Guerra mondiale, all’istituzione del comunismo nella Corea del Nord.

Suddiviso in tre libri, La moglie coreana, libera traduzione del titolo originale – Pachinko il gioco d’azzardo coreano proibito dal governo giapponese – usa i protagonisti della storia per raccontare una delle pagine forse meno nota della Storia al grande pubblico, facendo leva su temi che, purtroppo, ancora oggi sembrano ben lontani dal trovare una soluzione e senza risparmiare descrizioni – a volte anche crude – delle condizioni e delle ingiustizie che il popolo coreano (soprattutto gli immigrati verso il Giappone) è stato costretto a sopportare.

Una romanzo dunque che va letto perché la sua storia merita di essere conosciuta e non dimenticata, al pari tutte le altre vicende storiche che devono essere un monito per il futuro. Un libro che sa trasportare lontano dal mondo che conosciamo e che siamo abituati a leggere ma che ugualmente non può che appassionare.

 

 

A cura di

Francesca Avelluto

frau1/booksthermodinamic

 

Min Jin Lee


Di origini coreane, vive a New York. La moglie coreana (Piemme 2018) – pur essendo il suo secondo romanzo – era la storia che aveva dentro da più tempo, fin da quando tra il 2007 e il 2011 ha vissuto a Tokyo, dove si è potuta documentaresulle vicende straordinarie e dimenticate delle famiglie coreane emigrate in Giappone durante l’occupazione della Corea, a inizio Novecento.Finalista al National Book Award, nominato tra i dieci migliori libri del 2017 da The New York Times, The New York Review of Books e USA Today, La moglie coreana ha visto uno sbalorditivo successo di pubblico, tanto che il libro, tuttora in classifica, è diventato una sorta di grande classico moderno. Di recente Apple ne ha opzionato i diritti per farne una serie tv.scrivete qui notizie dell’autore trovate su fonti ufficiali.