La natura è innocente




Due vite quasi vere

Recensione di Francesca Marchesani


Autore: Walter Siti

Editore: Rizzoli

Genere: Narrativa

Pagine: 352

Anno di pubblicazione: Marzo 2020

 

 

 

 

 

Sinossi. Nati alla periferia umana e urbana di due città italiane a pochi anni di distanza, percorsi dalla comune fierezza di chi deve guadagnarsi il proprio posto al sole, Filippo e Ruggero hanno due storie dall’incipit simile. Le loro vite, però, si muovono divergenti nella realtà e nel racconto che ascoltiamo dalla voce lucida e insieme partecipe di Walter Siti. Filippo ha vent’anni quando, sorvegliato dall’ombra dell’Etna, uccide la madre fedifraga e così amata, gesto estremo e vulcanico come il suo sentimento per lei. Ruggero ne ha qualcuno in più quando in America, col nome d’arte Carlo Masi, inizia la sua carriera di pornoattore; tornato a Roma, incontrerà Giovanni del Drago, l’uomo che farà di lui una principessa. In bilico tra tragedia e fiaba, quelle di Filippo e Ruggero sono vite amorali, davanti alle quali sospendere il giudizio, ma sono anche la filigrana attraverso cui, con una scrittura immersiva, Siti affronta il suo buio più segreto proprio mentre sperava di allontanarsene; perché i romanzi sono più intelligenti del loro autore e si parlano tra loro. Siti ci consegna un libro potente e disperato, scommettendo su una letteratura che sia ancora capace di farsi domande e di accettare l’imprevisto come risposta.

 

 

Recensione

Walter Siti si cimenta in un difficile compito: scrivere di due vite che non sono la sua.

Due storie all’apparenza così distanti, così lontane. Cosa potranno mai avere in comune un pornodivo e un matricida?

Basta analizzare a fondo le rispettive vicende e si scopre che in realtà quello che hanno in comune è quasi di più di quello che li divide. E Siti per primo, nell’epilogo, ci spiega il perché ha scelto proprio le loro e perché insieme.

Forse inconsciamente si riconosce in questi due protagonisti, perché hanno avuto il coraggio di compiere delle scelte che lui non avrebbe mai potuto fare, anche se avrebbe tanto voluto. Un privilegio che spetta solo ai pazzi quello di vivere secondo le proprie pulsioni, senza ripensament, dice uno dei protagonisti. Da una parte abbiamo la storia di Filippo, ambientata in una Catania non tanto lontana dai giorni nostri ma che sembra appartenere ad un’altra epoca.

Ci racconta il perché ha ucciso sua madre, non ponendosi mai il dubbio se abbia fatto o meno  la cosa sbagliata. No, il suo unico dubbio è che quel compito, quel compito che andava eseguito comunque, non spettasse a lui ma a suo padre. Salvare sua madre dal disonore, ripristinare il buon nome della famiglia.

Mentre dall’altra  parte abbiamo Ruggero, che di legami non se ne intende e non gli piace crearsene. Scopre la sua omosessualità durante l’adolescenza e decide di farne il suo cavallo di battaglia. Da gracilino bullizzato diventa un idolo riconosciuto dappertutto per le sue doti fuori dal comune. Gli piace stare al centro dell’attenzione e si costruisce un personaggio che non smette mai di recitare, neanche dentro le mura domestiche.

Walter Siti partecipa attivamente alle vite dei due protagonisti, talmente tanto che cerca di limare le loro imperfezioni, involontariamente prende le loro parti, empatizza con loro e decide di metterli insieme nello stesso romanzo. Come gli ingredienti di un impasto. Magari i sapori sono diversi, le consistenze non legano tra loro. Ma insieme riescono a rendere la ricetta davvero unica.

 

 

 

 

Walter Siti


originario di Modena, vive a Milano. Ha insegnato nelle università di Pisa, Cosenza e L’Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini e, dal 2013, il direttore di “Granta Italia”. Tra i suoi libri, Il canto del diavolo Resistere non serve a niente (Premio Strega 2013). Il suo ultimo romanzo è Exit strategy (2014).

 

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