La notte delle ciliegie




Recensione di Costantino Giordano


Autore: Daniele Occhioni

Editore: Augh!

Genere: Thriller

Pagine: 210

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

Sinossi. Gus, romanziere scanzonato inaridito da una vita superficiale, arriva dalla Sardegna a Barcellona per scrivere il suo secondo romanzo. Susana, argentina figlia di desaparecidos, si trova nella capitale catalana per vendicare i propri genitori, vittime senza sepoltura della cruenta dittatura militare di fine anni Settanta. Le strade dei due si incrociano sullo sfondo di una città immersa in un’atmosfera romantica e al tempo stesso grottesca. L’amore per la ragazza travolgerà lo scrittore al punto tale da aiutarla nella sua missione, ma nonostante ciò Susana non riuscirà a porre fine alla sua storia di dolore.

 

 

Recensione

Amore, passione e vendetta, sono questi gli ingredienti che rendono “la notte delle ciliegie” una vera sorpresa e un piacevolissimo romanzo da leggere tutto d’un fiato.

La trama è ben costruita e il lettore viene catapultato subito nella storia, già dalle prime pagine si possono apprezzare le diverse sfaccettature dei personaggi principali e come il loro carattere e il loro essere si siano formati, inevitabilmente, negli anni della loro adolescenza che ha lasciato un segno indelebile dentro di loro. Eppure, scoprire che l’adolescenza vissuta, sia stata tutto un inganno, che non si è realmente la persona che si crede di essere può cambiare radicalmente il modo di percepire il mondo circostante e i sentimenti.

È quello che succede alla protagonista Susana, strappata ai suoi cari pochi giorni dopo la nascita evenduta come merce alla prima famiglia disponibile.

L’orrore narrato nella storia è quello dei Desaparecidos, ed è raccontato in modo preciso e dettagliato, senza tralasciare, giustamente, nessun particolare, neanche il più macabro perché, quando si racconta di persone che hanno perso la propria dignità, la propria vita, in nome di una libertà di pensiero e di espressione non si può indorare la pillola o raccontare solo quello che fa comodo, bisogna raccontare tutto l’orrore, senza aver timore che venga visto, nella sua interezza, quello che le persone in quegli  anni bui, fine anni ’70 inizio ’80, hanno dovuto passare e vivere sulla propria pelle.

Ci sono avvenimenti nella storia dell’uomo che è inutile capire. Potremmo scavare a fondo per accorgerci che non esistono limiti di crudeltà. Cambiano i personaggi, gli autori, le vittime e mandanti nel tempo. Cambia tutto. E tutto rimane maledettamente invariato. Come se l’uomo avesse un bisogno carnale della sofferenza, come se il dolore fosse il motore del mondo”;

in questo passo, l’autore riesce ad esprimere in poche parole un pensiero bellissimo e terribile allo stesso momento, così reale e giusto che mette in crisi il lettore, gli fa porre delle domande, lo smuove interiormente perché, purtroppo, nonostante gli avvertimenti, la memoria, le manifestazioni, la Storia in modo ciclico si ripete e quasi mai le persone che la vivono sono esenti da dolore e sofferenza.  

L’altro protagonista del romanzo è Gus, scrittore sardo, inaridito dalla vita e da quello che la vita stessa gli ha tolto, ovvero, l’amore della madre, morta quando lui era ancora adolescente; Gus ha creato un vero e proprio muro intorno a sè e intorno al suo cuore, non vuole innamorarsi perché non vuole soffrire, è convinto che qualsiasi donna lui deciderà di amare prima o poi lo farà soffrireEppure, sarà proprio l’amore che, nel corso del romanzo, abbatterà quel muro che lo ha tenuto lontano da dolore e sofferenza, come se l’autore volesse evidenziare che, nonostante tutto, l’amore troverà sempre il modo di entrare d’impeto nella vita di ognuno di noi per stravolgerla e migliorarla.  

L’amore perso, l’amore sempre desiderato e mai avuto, l’amore che ti travolge e cambia radicalmente il tuo essere, sono queste le varie sfaccettature dell’amore che vengono evidenziate nel romanzo e che creano quel filo conduttore che lega i personaggi tra loro, ognuno ha sofferto per amore, ognuno ha bisogno di riscattare quell’amore perduto, chi cercando il vero amore chi, invece, la vendetta.

Spesso si pensa che la vendetta sia una azione necessaria per ritrovare la serenità perduta e che, una volta ottenuta, si possa tornare a fare la vita di sempre e invece, come vedremo, la vendetta in realtà è solo il mezzo per aprire nuove ferite e ritrovarsi in una voragine che si aprirà sempre di più ingrandendo il problema senza risolverlo.

 

 

 

Daniele Occhioni


Daniele Occhioni: E’ nato a Sassari il 16/07/1982. Vive in uno stazzo (casale) di campagna nei pressi di Santa Teresa Gallura, nel nord della Sardegna. La sua è una famiglia umile, padre elettricista e allevatore, madre casalinga. Si diploma presso l’Istituto professionale per il turismo di Santa Teresa Gallura. Dopo il diploma lavora per alcuni anni nel settore turistico come tour operator e addetto al ricevimento. La sua passione per la scrittura nasce dopo aver iniziato a viaggiare. Viaggia per quasi due anni in America Latina, dove si esercita scrivendo ogni giorno un diario di viaggio, interessandosi, soprattutto, alle dittature che hanno imperversato in tutto il continente. In Centro America impara un mestiere, ovvero, apprende l’arte di intrecciare i fili, il macramè. Realizza creazioni artigianali di bigiotteria con filo cerato, argento e pietre dure. Negli anni a seguire ha continuato a viaggiare in Asia, Africa e Europa. L’idea del romanzo è nata a Barcellona nel 2009 e si è sviluppata nel corso degli anni sino alla sua definizione, lo scorso dicembre. Il suo lavoro è stagionale, lavora 8 mesi l’anno e il resto del tempo lo passa a leggere, viaggiare e scrivere.