La provocazione




Recensione di Elvio Mac


Autore: Ismail Kadare

Traduzione: L. Cuka Maksuti

Editore: La Nave di Teseo

Genere: letteratura e narrativa

Pagine: 88

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Due postazioni. Una linea di confine. Una guerra. Un inverno gelido. La neve, caduta in abbondanza, taglia i collegamenti. Sui due fronti i soldati sono costretti a vigilare gli uni gli altri. Non solo. I due fronti sono costretti a dialogare, a varcare uno il confine dell’altro. Ma forse non è una necessità, forse è un inganno. Forse è una provocazione. Un caporale – al comando a causa della assenza dei superiori, quando il bianco della neve sfuma i confini tra le cose – si trova di fronte a scelte che decideranno il suo destino e quello dei suoi compagni. Un racconto fulminante sulla guerra, la nostalgia, il desiderio, la potenza silenziosa della natura.

 

 

Recensione

Il romanziere albanese dipinge il ritratto di una guerra che sembra una disputa tra persone che hanno qualcosa in comune, forse l’odio, forse il territorio, o più semplicemente un senso di umanità percepita allo stesso modo.

Il fronte di guerra isolato, per via della neve, provoca un dialogo forzato, un tentativo di riflessione tra le due opposizioni. Il dramma umano diventa comune senza più distinzione di parte. I soldati si chiedono per cosa stanno combattendo, perché dovrebbero sentirsi diversi dalla parte opposta, cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Il caporale Fred Kosturi, deve assumere il comando del posto di guardia in seguito alla morte dell’ufficiale superiore. Inesperto nel prendere decisioni, sarà costretto a farlo, anche per quelle cose che sembrano più banali, con il dubbio persistente di fare sempre la cosa giusta, per sé e soprattutto per gli uomini che sono sotto il suo comando da così breve tempo.

Un giorno, si crea una situazione particolare che provoca un gesto di interazione tra nemici, che assume poi le parvenze di un dubbio, forse di un tranello o semplicemente di una richiesta sincera di aiuto. Un elemento ha bisogno di cure mediche e per fornirle non c’è altro modo che un contatto tra le parti avverse.

Per questo rapporto imposto, i soldati si pongono diverse domande, hanno dubbi sulla posizione da tenere: quando si deve abbandonare il proprio ruolo militare per assumere quello di essere umano?

Uomo o soldato, sanno sempre scegliere cosa è giusto o sbagliato?

Si può tenere questo atteggiamento in tempo di guerra?

Questi argomenti vengono sondati attraverso uno stato di incertezza, le vite sono sospese, in attesa. Il dramma di far parte della scelta che hanno fatto altri, consuma le coscienze degli uomini costretti a opporsi alla stessa razza.

Si vive a cinquanta passi da una minaccia sempre presente, dalle linee nemiche arrivano le voci, i colpi d’arma da fuoco, i rumori della vita che continua con le consuete abitudini quotidiane. A volte si dimentica di essere in guerra, ma anche quando sembra farsi strada una speranza di pace, non si deve mai abbassare la guardia.

Un racconto breve, ma intenso, che fornisce un panorama completo dell’animo umano inserito in situazioni estreme. Quasi tutto è raccontato in prima persona dal protagonista inconsapevole Fred Kosturi, attraverso le sue paure si avverte il peso dell’attesa, di una notizia, di un aiuto, di qualsiasi cosa che possa attenuare la consapevolezza dell’insensatezza della guerra.

I Balcani hanno donato una letteratura pregna di dolore, Ismail Kadare è uno dei suoi migliori interpreti con la capacità di trasmettere sensazioni di angoscia. Il racconto potrebbe essere collocato in ogni luogo del mondo, pur essendo l’Albania considerata una distinta realtà dentro il dedalo balcanico, per cultura, lingua e storia.

Immagini normali diventano minaccia insostenibile, il luccichio delle baionette durante la notte, l’odio per la terra sbiancata dalla neve, il senso di schiavitù che essa fornisce e la brama per un pezzo di terra scura.

Quello che era un punto in comune tra le due fazioni, ad un certo punto viene perso, questo diventa senso di separazione e di perdita. La guerra mette in dubbio la propria natura, anche quando si compie il dovere di buon essere umano.

 

 

 

A cura di

Elvio Mac 

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Ismail Kadare


Ismail Kadare è considerato uno dei più grandi autori europei. Nato e cresciuto in Albania, ha lasciato il paese nel 1990, in contrasto con la dirigenza comunista, e ha chiesto asilo politico in Francia. La sua opera va dalla poesia alla narrativa alla saggistica. Ha vinto il Prix Méditerranée per stranieri con La Pyramide. Dal 1996 è membro associato a vita dell’Académie des sciences moraleset politiques. Nel 2005 gli è stata riconosciuta la prima edizione dell’International Booker Prizementre nel 2009 vince il premio Principe delle Asturie. È stato più volte candidato alla selezione finale per il Premio Nobel ed è membro d’onore dell’Académie française.