La ragazza N°9




Recensione a cura di Kate Ducci (Radix)


Kate Radix è autrice dei thriller “Le conseguenze” “Le apparenze” e “Le identità” e dell’antologia “La verità è una bugia”, una raccolta di quattro racconti di generi che spaziano dal thriller al fantastico.


 

Autore: Tami Hoag
Editore:Newton Compton Editori
Pagine: 403
Genere: thriller
Anno pubblicazione: 2013
 

 

Zombie Doe è la nona ragazza trovata morta dall’inizio dell’anno, ma le sevizie a cui è stata sottoposta ne impediscono l’identificazione immediata e le aggiudicano uno spiacevole soprannome che cattura subito l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica. L’indagine viene affidata ai detective Sam Kovac e Nikki Liska, che devono superare l’ostacolo iniziale di dare un nome alla vittima, per poi arrivare a scoprire chi la odiasse al punto da sottoporla a tutte quelle torture prima di ucciderla.

Kovac e Liska ritengono che l’autore del delitto sia un serial killer denominato “Doc Holiday” per la sua abitudine a colpire nei giorni di festa ma, mano a mano che l’indagine va avanti, emerge una verità ben diversa da quella prevista, popolata di mostri dal volto noto, persone di cui ci fidiamo perché fanno parte della nostra quotidianità e perché siamo educati a pensare che il male debba venire sempre da fuori, abbia un’identità sconosciuta e connotati spaventosi.

Nikki Liska dovrà fare i conti con il suo ruolo di madre assente, Sam Kovac con la sua solitudine e i matrimoni falliti, mentre le loro storie personali si intrecciano con un’indagine che apparentemente va in un’unica direzione, già scritta, ma che nasconde risvolti inaspettati. Doc Holiday, il famigerato serial killer che tanto male ha fatto senza il minimo senso di colpa, finirà per apparire uno dei tanti, ma non il più spietato, spingendo a una riflessione sui rapporti interpersonali e familiari, sui pregiudizi e i danni che sono in grado di provocare a chi li ha e a chi li subisce.

Un buon thriller, che riesce ad andare oltre il mistero che ne costituisce il filo conduttore per approdare a una valida indagine sociologica, alla difficoltà di accettarsi e farsi accettare, all’esigenza di chiudersi in se stessi per l’incapacità di esternare disagio. L’autrice è molto abile sia nei dialoghi che nelle descrizioni, capace di tenere alta la tensione e di suscitare disgusto senza scendere mai nel macabro, a riprova che non importa essere eccessivamente approfonditi nel riportare i dettagli più scabrosi e che lasciare al lettore libertà di immaginazione giova molto alla struttura del romanzo.

Unico neo: le prime due pagine del romanzo, che mi avevano spinta a dubitare del suo valore. Nonostante la tensione sia subito alta e si entri immediatamente nel vivo della storia, la descrizione è caotica, le persone coinvolte nell’incidente che apre il racconto troppe, la capacità di comprendere cosa sia accaduto e con quali modalità difficile. Si arriva a capirlo solo in seguito, accorgendosi che il caos iniziale non era una scelta stilistica, ma frutto di un racconto confusionario.
Consiglio comunque la lettura, soprattutto perché la storia ha la giusta dose di mistero e colpi di scena assicurati.

 

Tami Hoag su THRILLERNORD

Tami Hoag. Vive in Florida ed è autrice di decine di bestseller. I suoi romanzi sono tradotti in più di 30 Paesi e hanno venduto 40 milioni di copie in tutto il mondo. Con la Newton Compton ha pubblicato La ragazza N°9, Indizio N°1, Vittima senza nome e Alibi di ferro.