La regina delle greggi




Recensione di Loredana Gasparri


Autore: Thomas Savage

Traduzione: Stefano Beretta

Editore: Neri Pozza

Genere: Narrativa straniera moderna e contemporanea

Pagine: 252

Data di pubblicazione: 6 giugno 2019

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Al mondo ci sono persone che non riescono a immaginarsi il proprio fallimento. Appartiene a questa categoria anche la giovane Emma Russell, che alla fine del XIX secolo dice addio a suo padre in una stazione ferroviaria dell’Illinois, per andare a insegnare nell’Idaho, la Gemma delle Montagne. Di lei dicono che sia severa e che abbia occhi anche sulla nuca. Davanti a lei i colpevoli balbettano la verità e gli innocenti ricordano con gelida chiarezza le trasgressioni commesse. La sua rettitudine dà i brividi, però Emma sa anche suonare al pianoforte melodie allegre che fanno da sottofondo alle danze nei vari ranch. Il giovanotto che la accompagna con il violino, Thomas Sweringen, è il figlio di un uomo che ha trovato l’oro e ha avuto l’accortezza di investire i guadagni in proprietà terriere e nell’allevamento di bovini, invece di sparire quando l’oro è finito. La prima volta che Emma racconta a Thomas del suo interesse per le pecore, il ragazzo ride di gusto, perché nella valle di Lemhi tutti sanno che non si possono allevare bovini e ovini insieme nello stesso podere. Dopo il matrimonio, tuttavia, Thomas regala a sua moglie, per scherzo, due pecore. Anni dopo, le due pecore sono divenute un gregge di diecimila capi e Emma Russell Sweringen è per tutti la Regina delle Greggi dell’Idaho. Una regina che ha una sfilza di figli, tra cui Elizabeth, la maggiore, una ragazza incantevole che sta per convolare a nozze con un giovanotto dotato di un cospicuo patrimonio, quel tipo d’uomo che farebbe la felicità di ogni madre. Perché, allora, mesi dopo Elizabeth si presenta in ospedale con una valigetta e una cornice d’argento che contiene la foto di un altro uomo, un uomo bello come Francis X. Bushman, per dare alla luce una bambina che darà in adozione subito dopo?

 

 

Recensione

Epico. E sorprendente. Queste sono le prime parole che ho pensato chiudendo questo libro, mentre, in qualche sottofondo della mia memoria, partiva la colonna sonora di un telefilm (quando ancora si chiamavano così, nel secolo scorso) che ho amato moltissimo, e che aveva qualche punto in comune con questo.

Il primo e più evidente è l’America, quella dei pionieri, il grande continente pieno di spazio e di possibilità, che l’uomo bianco vedeva come un immenso cantiere in costruzione, e poco propenso a guardarsi attorno e a prendere in considerazione chi ci viveva già da molto più tempo. Il secondo è proprio quello spirito da pioniere pronto a esplorare, ansioso di afferrare solidamente la propria possibilità, custodirla, farla crescere, geloso, gelosissimo, e continuamente accompagnato dalla paura di fallire, dallo spettro angosciante della miseria e degli stenti.

Ma non fatevi fuorviare, questo non è un romanzo sui pionieri. Non tutto, almeno. Lo spirito dei pionieri e il loro impulso creativo di costruzione costituisce una delle strutture portanti del romanzo, ed è la caratteristica più sorprendente, perché dalle prime pagine di apertura, niente fa presagire un viaggio nel tempo e nello spazio.

La voce dell’uomo che ci parla è di uno scrittore, Tom Burton, che vive ai tempi delle automobili, dei grandi complessi industriali del Novecento, (il romanzo, The Sheep Queen, comparve nel 1977, con un altro titolo, I Heard My Sister Speak My Name) e che si trova a percorrere la storia della propria grande famiglia, soprattutto dal lato materno, nel tentativo di rispondere ad una richiesta di verità.

Non è da lui che parte, questo impulso. Viene contattato da una donna, Amy, che ha una storia parallela alla sua, in una grande famiglia benestante e perbene dell’America bianca, che si trova improvvisamente a confrontarsi con una verità molto, molto scomoda. E sconcertante. Nella propria caparbia ricerca di rivelazioni, arriverà a Tom, di cui provocherà il disagio, il rifiuto, lo sdegno. Tuttavia, l’uomo è un’anima sensibile e una parte della storia di Amy coincide con alcuni pensieri ed atteggiamenti che lo hanno afflitto da ragazzo, minando la fiducia in se stesso e nella sua caotica famiglia.

La richiesta di Amy è la scintilla che mette in moto il telaio con cui viene creato un arazzo robusto e dai colori intensi, pieno di personaggi forti di carattere e di valori, fermamente decisi a “fare di se stessi quello che si vuole”, e con le proprie mani, come afferma categoricamente la severissima Emma Russell Schweringen, formidabile, amata e temuta Regina delle greggi dell’Idaho.

Una donna a dir poco leggendaria, che, con l’aiuto della sua cultura di base, una mente veloce e portata per gli affari, un grandissimo intuito e una forte capacità di essere diversi passi avanti rispetto agli altri, ha costruito e amministrato un impero, sulle pecore e i loro derivati, contribuendo a trasformare attivamente il volto di un’intera regione americana. E’ anche la madre di Elisabeth, splendida ragazza promettente e di talento, e madre opaca e tormentata di Tom, che finisce per dimenticare se stessa e ingarbugliarsi a causa di qualche scelta poco brillante. Thomas Schweringen, brillante marito di talento della Regina delle greggi, con un punto debole troppo debole per non essere causa di disagi. E molti altri ancora, che richiederanno la vostra completa attenzione, quando vorranno raccontarvi di loro.

Quando iniziate il romanzo, tenetevi pronti a viaggiare, a cambiare in fretta voce e paesaggio. Parteciperete ad un enorme pranzo di famiglia, di quelli che durano ore e ore, in cui ci si scambia convenevoli, battute, battutacce, qualche accusa, e ogni tanto cala il silenzio. Si ride di alcuni parenti, si sorvola su altri, pensando che, se non se ne parla, è come se non fossero mai esistiti. Girarci attorno, però, distogliendo lo sguardo, non è abbastanza. Se qualcuno chiede una verità, questa risponde. E non c’è silenzio che tenga.

 

A cura di

Loredana Gasparri

www.delfurorediaverlibri.it

 

Thomas Savage


Thomas Savage (1915 – 2003) è stato un autore americano che, tra il 1944 e il 1988, ha pubblicato ben tredici romanzi. Il potere del cane, pubblicato per la prima volta nel 1967, in America è oggi diventato un vero caso editoriale.

 

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