La ruggine del tempo




Un’indagine del delegato di polizia Ezechiele Beretta


Recensione di Claudia Cocuzza


Autore: Dario Galimberti

Editore: Libromania

Genere: Giallo

Pagine: 288

Pubblicazione: 11 maggio 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Lugano, 1881. Una banda di ladri penetra nel castello di Trevano e fa razzia di preziosi. Poco dopo Vera von Derwies, figlia del barone proprietario del castello, muore in seguito a una caduta da cavallo. E nei giorni seguenti la tragedia torna ad abbattersi sul castello: vengono trovati senza vita lo stesso barone e un giovane inserviente, Nuto. Cinquant’anni dopo, l’anziana Liside chiama al proprio capezzale il figlioccio Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, e gli chiede di indagare sulla morte di Vera. Ormai prossima alla fine, la donna – all’epoca dei fatti in servizio al castello – non riesce a darsi pace: è convinta che quella caduta da cavallo non sia stata accidentale. Nonostante le circostanze della richiesta e le prove inconsistenti, Beretta si interessa al caso: assistito dall’appuntato Bernasconi appura che le teorie di Liside sono più plausibili del previsto, e qualcosa non quadra neanche nella morte del povero Nuto. L’indagine storica si sovrappone a quella su una morte più recente e altrettanto misteriosa, che porta il Beretta a scontrarsi con personaggi in vista della Lugano che conta e tinge di sangue le acque blu del lago che bagna la città.

 

Recensione

Mi ci voleva proprio una lettura di questo tipo: gentile, pacata, raffinata, elegante.

Il genere è senza dubbio quello che preferisco: un giallo classico, con un classico investigatore, il delegato di polizia Ezechiele Beretta, che indaga utilizzando come strumento principale il proprio cervello, la propria capacità di osservazione, l’astuzia di cui qualsiasi detective, di carta o reale, dovrebbe essere dotato quale requisito minimo indispensabile.

Il plus è la collocazione storica: adoro i thriller e i gialli ambientati in epoche lontane, perché danno la possibilità di viaggiare non solo nello spazio ma anche nel tempo.

Al di là del mio gusto personale, la ricostruzione di Galimberti è ineccepibile, l’intento di permettere al lettore di venire catapultato nella Lugano a cavallo tra la fine del ‘800 e gli anni ’30 del secolo scorso è pienamente raggiunto, e forse anche l’eleganza del contesto contribuisce all’aura di signorilità che traspare dalle pagine.

È evidente anche l’impronta legata alla formazione dell’autore, che arricchisce le descrizioni degli ambienti con dettagli da esperto della materia, regalando fotografie realistiche degli spazi in cui i personaggi si muovono.

Dicevo che la narrazione copre un arco temporale che va dalla fine del 1800 agli anni ’30 del ‘900: all’indagine che si svolge sul piano della contemporaneità (1931-1932), infatti, se ne sovrappone un’altra che riguarda episodi verificatisi mezzo secolo prima e a cui Ezechiele si dedica per una promessa fatta sul letto di morte di una persona a lui cara.

I filoni da seguire sono quindi due, un cold caseo forse sarebbe meglio chiamarla mission impossible con scarse probabilità di rintracciare prove o testimoni, e un delitto che, all’inizio, del delitto non ha neppure le sembianze. Ma il nostro Ezechiele, alla sua terza indagine con questo romanzo, ha dalla sua l’esperienza e la cocciutaggine, e riuscirà a venire a capo di entrambi.

La caratterizzazione del protagonista è tale da renderlo vivo: cinquantenne, celibe ˗più per le vicissitudini della vita che per scelta, si direbbe˗, soffre la solitudine e la mancanza di “carezze e abbracci”, per questo, e anche per la sua indole di uomo ligio al dovere e allergico alle ingiustizie, si dedica anima e corpo al suo lavoro, tanto da non accorgersi se è Capodanno o Pasqua o un giorno qualunque della settimana. Ama la lettura ed è incapace di disattendere una promessa fatta.

Cioè, il mio uomo ideale.

Per questo mi sono chiesta per tutto il tempo come mai un tipo del genere fosse solo e mi sono dispiaciuta, perché lui non è uno a cui va bene così e si diverte, ma soffre della propria condizione.

Per fortuna, le ultime righe mi hanno tolto un peso in tal senso.

Accanto a lui si muovono altri attori, tra i quali spicca l’appuntato Tranquillo Bernasconi, con il quale forma un’affiatata coppia investigativa, ma interessanti sono anche i personaggi minori, ad esempio quelli che gravitano attorno alla zona del Sassello, tratteggiati in modo da consegnare a chi legge dei ritratti di umanità varia e autentica, colorati anche mediante il ricorso a espressioni dialettali.

Mi ha molto colpita l’attenzione ai particolari, che eleva la ricostruzione dell’ambientazione a scenografia: la carrozza che percorre il lungo lago, la Alfa Romeo Zagato rosso scarlatto, e sopra ogni cosa il Castello di Trevano, con la descrizione dei suoi ambienti ma anche del meraviglioso parco e delle grotte di tufo.

Leggendo le note, ho scoperto che purtroppo non esiste più, quindi ringrazio Dario Galimberti anche per aver permesso a questo luogo incantevole di rivivere e di essere conosciuto dai suoi lettori.

 

 

A cura di Claudia Cocuzza  

www.facebook.com/duelettricisottountetto/

 

 

Dario Galimberti


Dario Galimberti è architetto e vive a Lugano, in Svizzera. Già responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) e professore in progettazione architettonica. Nel 1991 ha ricevuto per la sua attività di architetto il prestigioso Premio internazionale di architettura Andrea Palladio e nel 2010, per quella accademica, il premio Credit Suisse Award For Best TeachingHa pubblicato scritti specialistici su riviste di settore e alcuni testi professionali tra i quali:La Santa casa Lauretana a Sonvico (2003) e Gli strumenti da disegno prima del computer (2009). Nel 2014 esce il suo romanzo d’esordio: Il bosco del Grande Olmo e l’anno dopo Lo chiameremo Argo. Con Libromania ha pubblicato Il calice proibito (2015), il racconto Augusta Raurica (2016), L’angelo del lago (2017) e Un’ombra sul lago (Vincitore del premio “Fai viaggiare la tua storia” nel 2019, del premio “Laghi” nel 2020, e il secondo premio “Giallo Ceresio” nel 2020). Sulla rivista Opera Nuova (2019/2) dedicata ai cambiamenti climatici, ha pubblicato il racconto La città nel deserto (2019), e su Opera Nuova (2020/2) dedicata all’Antropocene, l’epoca dell’uomo, ha pubblicato La storia di come hanno salvato il mondo (2020).

 

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