La testimonianza






(Recensione di Katia Fortunato)


 

Autore: Scott Turow

Traduttore: S. Crimi, L. Tasso

Editore: Mondadori

Genere: legal thriller

Anno edizione: 2017

Pagine: 453 p., Rilegato

 

 

 

A cinquant’anni, Bill ten Boom si è lasciato alle spalle tutto ciò che credeva essere importante: il suo lavoro di magistrato, il suo matrimonio, persino il suo paese. Eppure, quando viene invitato alla Corte penale internazionale dell’Aia a partecipare al processo per un crimine di guerra commesso undici anni prima in ex Jugoslavia, Boom si rende conto di trovarsi di fronte al caso più scivoloso della sua carriera. Nel 2004, centinaia di rom che vivevano in un campo per rifugiati in Bosnia sono scomparsi nel nulla.

Voci di corridoio parlano di un massacro per mano di mercenari al soldo dei serbi o addirittura del governo americano, ma non esiste alcuna prova in merito a questo genocidio. Solo un testimone: Ferko Rinci, l’unico sopravvissuto che dice di aver visto tutto.

Ma è affidabile?

E il suo avvocato, Esma Czarni, una splendida donna dall’atteggiamento seduttivo, dice la verità?

Boom deve interrogarsi sull’integrità di questi e altri personaggi ambigui legati alla vicenda, ciascuno dei quali non si fa scrupoli nel condurre le indagini a proprio vantaggio… Dal tribunale dell’Aia ai villaggi e alle città della Serbia, agli incontri segreti a Washington, Boom deve districarsi tra sospetti, organizzazioni criminali, alleanze e tradimenti di tutti coloro che sono coinvolti in questo caso dai contorni sconcertanti.

Bellooooooo!

Per fortuna leggere autori che conosci, che sai che ti piacciono, in genere significa che non ti deluderanno (anche se, a onor del vero, “Ammissione di colpa” non mi ha fatto proprio tanto tanto impazzire, ma non parliamo di altri libri ora…)! Che bravo Turow, nel legal è decisamente un maestro!

Trama parecchio interessante con un’ambientazione che, devo dire, mi ha presa molto. Tutta la storia è ben costruita ed è anche abbastanza verosimile. Leggerò sicuramente qualcos’altro sull’Aia e sul tribunale della ex Jugoslavia. Non so molto, ammetto l’ignoranza, sui crimini di guerra, e grazie a Turow approfondirò senz’altro l’argomento, magari leggendo i testi che consiglia nei ringraziamenti.

La figura di Bill m’è piaciuta: ho apprezzato la sua volontà di ricominciare da capo e la scelta di abbandonare un lavoro profittevole per scoprire qualcosa di sé. C’è come un’aura mistica in una decisione simile.

I personaggi di contorno non sono niente male, anche se Ezma l’ho detestata sin dall’inizio perché si sente subito puzza di bruciato nel momento stesso in cui compare.

Goos, Attila, Roger, Merry, tutti personaggi che, a loro modo, mi hanno colpita, con le loro peculiarità, i loro segreti e il loro modo di essere.

Questo è un libro che consiglio, sì, sì!

 

 


Scott Turow
si è laureato all’Amherst College nel 1970. Quell’anno riceve la Edith Mirrielees Fellowship dal centro di scrittura creativa dell’università di Standford. Dal 1972 al 1975 insegna scrittura creativa a Stanford. Nel 1975 entra ad Harvard dove si laurea con lode nel 1978. Dal 1978 al 1986 è stato assistente del procuratore generale a Chicago. E’ stato uno degli avvocati dell’accusa nella causa contro William J. Scott, accusato di frode fiscale. Presunto innocente (1987) lo portò ai vertici delle classifiche di vendita di tutto il mondo. È considerato l’inventore del legal thriller. Tra i suoi romanzi: Harvard. Facoltà di legge (1977), L’onere della prova (1990), Ammissione di colpa (1993), La legge dei padri (1997), Lesioni personali (2000)