La vedova innamorata




Recensione di Cristina Bruno


Autore: Virgjil Muçi

Traduzione: Erisa Muco

Editore: Besa muci editore

Genere: giallo

Pagine: 140

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Un romanzo che vede protagonista Maria Luisa, turista italiana in Albania, in un momento storico, il 1989, in cui pochi selezionati forestieri si recano in visita in queste terre. In realtà la donna è a Tirana per un motivo ben preciso, che confiderà a Ilir, la guida turistica: vuole ritrovare una persona persa di vista quarant’anni prima, motivo per il quale il suo cuore non ha mai smesso di soffrire. Il giovane, divenuto un amico fidato, deciderà di aiutarla.

 

Recensione

Siamo nei pressi di Tirana, in Albania, nel 1989. Il portiere di un albergo recandosi nella camera di una cliente, che aveva chiesto di essere svegliata alle sei e trenta, la scopre morta. La donna, non più giovane, faceva parte di una comitiva di turisti stranieri. Le autorità si mettono in allerta e cercano subito di capire le ragioni della morte: omicidio, suicidio o morte naturale? Maria Luisa, così si chiamava la vittima, non aveva socializzato molto tranne che con la guida locale Ilir al quale aveva fatto una strana richiesta. Voleva a tutti i costi ritrovare un suo amore di gioventù di nome Gianni…

Il 1989 è l’anno che vede iniziare le lotte per un governo democratico in Albania. Il paese è meta di pochi turisti stranieri, affascinati dal paesaggio e dalla tranquillità. La vita scorre nella routine per tutti i protagonisti sino all’arrivo e alla morte di Maria Luisa. Una donna che porta i segni di una bellezza sfiorita, con una forte personalità e decisa a portare a termine la sua missione: ritrovare Gianni l’affascinante ragazzo che alcuni decenni prima le aveva rubato il cuore. Grazie a una foto e al cognome scarabocchiato dietro, Ilir si mette sulle tracce dell’uomo, Jani in albanese. La realtà davanti a cui sarà messa Maria Luisa non sarà facile da accettare e costituirà un ennesimo affronto a lei riservato dalla vita.

Ilir e Maria Luisa sono i due indiscussi protagonisti del romanzo, ognuno preso dalle proprie vicende private ma per un momento trascinati entrambi e coinvolti in un’indagine fuori dal tempo. Per Ilir è un’evasione dalla monotonia del lavoro.

Per Maria Luisa è un tentativo di rimettere a posto i pezzi della propria vita prima di morire, è un ritorno al punto di partenza, quell’inizio che aveva marcato in modo così feroce tutto il suo passato. Un’esistenza difficile, vedova di due mariti si ritrova a viaggiare in fuga dalla morte nel ricordo di un amore rimasto incompiuto. I due sono uno il doppio letterario dell’altro: giovinezza contro vecchiaia, est contro ovest, agiatezza contro necessità di un lavoro.

La dimensione dei personaggi, i loro dialoghi, la loro interiorità ci riporta alla letteratura mitteleuropea di inizio Novecento, tra Svevo e Mann, dove le atmosfere profumano di decadenza, di fine di un’epoca, fine della Storia.

Respiriamo la stessa aria in una Tirana di fine secolo in un tempo così vicino eppure ormai così lontano che ci racconta di un mondo diviso in blocchi, di un Est e un Ovest che stanno per collassare, sia pure con modalità molto diverse tra loro, più evidente e marcata per l’Est, più subdola e latente per l’Ovest.

Maria Luisa ci ricorda che fuggire dal proprio destino è impossibile quanto dal proprio passato. La sua figura riempie tutto il romanzo e colpisce l’immaginazione tanto del lettore quanto di Ilir che si trova suo malgrado a far parte dell’ultimo tratto dell’esistenza della donna.

 

A cura di Cristina Bruno

http://fabulaeintreccio.blogspot.com/

 

 

 

Virgjil Muçi


Virgjil Muçi: è nato a Tirana il 18 agosto 1956. La sua attività letteraria è ampia e variegata: narratore, poeta, giornalista, critico letterario e cinematografico, ha dato un contributo significativo anche nel campo della traduzione, traducendo autori come Sontag, Lindgren, Bukowski, Albahari, Rothschild, Dickens, Christie.

 

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