La veste nera




Recensione di Annalisa Tomadini


Autore: Wilkie Collins

Traduzione: Andreina Lombardi Bom

Editore: Fazi Editore

Genere: Romanzo psicologico

Pagine: 336

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

Sinossi. Lewis Romayne sembra avere tutto per essere felice: giovane, di bell’aspetto, agiato, conduce una tranquilla vita di studioso nella sua splendida residenza di campagna, Vange Abbey. Ma un avvenimento funesto tronca bruscamente la sua serenità: durante un viaggio in Francia, l’uccisione di un uomo in duello porta con sé un carico di oscuri rimorsi che, dopo un lungo e tormentato periodo di solitudine, solo il sorriso della dolce Stella Eyrecourt è in grado di allontanare. Ma le vicissitudini di Romayne non sono terminate: nella sua vita s’insinua l’ombra nera del padre gesuita Benwell, determinato a restituire Vange Abbey alle proprietà ecclesiastiche e a infoltire le schiere della Chiesa cattolica convertendo il protestante Romayne. Tra il prete e la giovane, innamoratissima Stella si scatena una lotta senza esclusione di colpi, in cui dubbi, sospetti, insinuazioni, certezze e verità nascoste s’intrecciano alle vite dei diversi personaggi, la cui psicologia è delineata in modo magistrale. Vero e proprio romanzo psicologico, La veste nera è al tempo stesso pura narrativa di suspense che si avvale, con grande sapienza, di un caleidoscopico spettro di sfumature, dal gotico al grottesco, dal romantico alla spy story d’epoca. Un nuovo, grande romanzo dal padre della narrativa del mistero.

 

 

Recensione

Siamo nell’Inghilterra di metà Ottocento. Il giovane Lewis Romayne, bello, ricco e colto, vede la sua esistenza stravolta da un momento all’altro. Viene sfidato a duello mentre si trova in Francia in visita a una zia e uccide, per puro caso, nella nebbia, il suo avversario.

Per la legge francese non e colpevole, ma la sua coscienza, da quell’istante, da quando sente le urla di un ragazzino che piange sul corpo dell’uomo che ha ucciso, non gli dara più tregua. Tornato in patria, il suo spirito e tormentato dal ricordo, sente quel pianto ovunque, anche nella sua isolata tenuta di Vange Abbey. Gli amici più vicini, Lord e Lady Loring, cercano di condurlo verso la loro deliziosa amica e ospite, Stella Eyrecourt, che lo ha amato dal primo momento che l’ha visto, sulla nave che lo riportava in Inghilterra dopo il duello.

Ma qualcun altro ha dei progetti su Lewis Romayne: si tratta di Padre Benwell, un potente gesuita, che mira a convertire il giovane alla religione cattolica, in modo da impossessarsi della sua tenuta. Quando Romayne si innamora di Stella e si sposano, sembra che i piani di Benwell siano andati in fumo, ma il gesuita e un osso duro e vuole arrivare ad ogni costo a raggiungere la sua meta: la conversione di Romayne.

Gli affianca quindi come segretario personale, con il pretesto di aiutarlo nei suoi studi, un giovane prete cattolico, Arthur Penrose, uomo che, accanto a un fortissimo zelo religioso, possiede eccellenti qualita umane, dimostrandosi degno della profonda amicizia di Mr Romayne.

Ma Padre Benwell non si ferma qui; vuole riuscire a separare definitivamente Lewis e Stella e inizia a indagare alacremente sul passato della ragazza, che nasconde un segreto in grado di mettere in pericolo il suo matrimonio.

Il suo piano sembra funzionare, ma l’autore ha in serbo per noi molti altri colpi di scena, in un crescendo di suspense che porta all’intenso finale.

Questo autore non finisce mai di stupirmi. E’ davvero un assoluto Maestro nel costruire trame perfette, intrecci magistrali pieni di e cambiamenti improvvisi, dove però, alla fine, tutti gli scenari si incastrano al millimetro.

Questo romanzo non fa eccezione: fatti, luoghi, tempi, personaggi principali e non, tutto concorre a creare un meccanismo esatto, impeccabile, ineccepibile.

Qualsiasi aspirante scrittore di gialli (e non solo) dovrebbe studiare Collins con dedizione assoluta!

 

 

 

Wilkie Collins


Wilkie Collins: considerato uno dei padri del poliziesco, Wilkie Collins nasce a Londra l’8 gennaio 1824. Il padre William, paesaggista, ha in mente per il figlio un futuro fuori dal mondo dell’arte, pertanto Wilkie all’inizio si cimenta con il commercio del tè, scoprendo però di non essere tagliato per gli affari. A quel punto decide di studiare legge al Lincoln’s Inn: nel 1851 ottiene l’abilitazione all’avvocatura, ma tale carriera non gli dà lo sperato successo. Solo iniziando a scrivere scoprirà la sua vera vocazione. Il suo primo lavoro, di alcuni anni prima, è un’opera dedicata al padre, morto nel 1847: Memoirs of the Life of William Collins, edito l’anno successivo. Quindi pubblica due romanzi: Antonina nel 1850 e Basil nel 1852.
Nell’aprile dello stesso anno incontra Charles Dickens e scrive per la sua rivista, il settimanale Household Words: è l’inizio di un lungo rapporto di lavoro e d’amicizia lungo dieci anni.
Collins ottiene il vero successo con i già citati romanzi e soprattutto con La Pietra di Luna, appassionante romanzo raccontato a più voci in cui si narra di un prezioso gioiello andato perso e dell’onore di una ragazza che rischia di essere macchiato. Questa e altre opere ne fanno un maestro della narrativa del mistero e non è difficile riscontrare la sua influenza in molti romanzi successivi e in moltissimi film di oggi. Wilkie Collins muore il 23 settembre 1889 e viene seppellito al Kensal Green Cemetery.