La voce della pietra




Recensione di Marianna Di Felice


Autore: Silvio Raffo

Editore: Elliot

Genere: Thriller

Pagine: 160

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Nella lugubre solitudine di un’antica dimora di campagna il giovane Jakob, che dalla morte della madre si rifiuta di parlare e affida a un diario i suoi tenebrosi pensieri, ascolta una voce ultraterrena che sussurra arcani messaggi dal grembo della pietra. Verena, l’indifesa infermiera sensitiva che arriva alla villa per prendersi cura di lui, orfana anch’essa e anch’essa priva di una sicura identità, cade vittima dello stesso incantesimo maligno. Che cosa vogliono i morti dai vivi? Qual è la vera misura del loro potere?

 

 

Recensione

Dalla prima all’ultima pagina de La voce di pietra, il lettore sente l’aria tenebrosa che aleggia sul romanzo. Non riesce a identificare bene cosa c’è intorno, chi controlla la mente dei due personaggi principali, Jakob e Verena. La pietra parla, suggerisce e rompe il silenzio che aleggia attorno a Jakob.

La pietra fa sentire cose lontane e riesce a vedere cose che rimarrebbero nascoste.

Ma è davvero la pietra della casa delle statue a parlare?

O qualcosa di etereo e indefinito?

Il Serpente ha degli incubi che anticipano dei fatti reali, la Colomba sembra suggerire dei comportamenti e la Guardiana dipinge e pensa ai colori dell’India. C’è un contrasto pazzesco tra il lugubre che si avverte mentre si entra nella casa, che il lettore immagina come se le mura fossero prigioniere di un grigiore tra mille pulviscoli che si alzano al passaggio di qualcuno come a formare una sorta di nebbia all’interno, e i colori sgargianti dell’India legata alla zia di Jakob dove tornava volentieri anche per allontanarsi da quella pesantezza di colori smunti che formavano la vita con il nipote. Il padre di Jakob era andato via e aveva lasciato in regalo alla tenuta le statue che erano ormai corrose dal tempo e aggiungevano un tocco funereo alla residenza.

Il lettore mentre scorre le pagine sente il dolore che poteva provare un ragazzino orfano circondato da grandi che avevano perso le speranze su di lui, la sua affabilità per riuscire a raggiungere il piano prefissato e la pesantezza che quella casa trasmette.

Il silenzio di Jakob è assordante ed è un grido racchiuso tra le pagine di quaderni che riempie quando si siede alla scrivania nella sua stanza. La musica era l’unico momento di voce che usciva dal suo essere artista. L’arte è una caratteristica di alcuni componenti di quella famiglia.

Il romanzo contiene la suspense di un thiller ma ha le note di un noir e un gotico perché racchiude una base romantica, per l’amore e la sofferenza che viene espressa tra silenzi e parole e l’orrore che si prova in determinate situazioni poco chiare o improvvise, che fa drizzare i capelli al lettore. Notevole è la passione, tra inquietudine e dubbi, che questo romanzo fa nascere nel lettore soprattutto perché non usa tante pagine per raccontare i fatti e impiega un linguaggio decisamente piacevole, frutto di parole forbite, eleganti e chiare. Mentre si scorrono le pagine del libro il lettore realizza delle immagini mentali in bianco e nero, o con colori smorzati che meglio si addicono alle scene lette.

Cosa c’è in quella tenuta che chiama Verena a gran voce e le ricorda il suo passato doloroso, che suggerisce a Jakob parole segrete che lui trascrive febbrilmente sul diario?

Cosa vuole ottenere da un’infermiera e da un ragazzino?

Il lettore rimane affascinato dal romanzo perché scopre che tra le sue pagine la presenza è più viva che mai.

 

 

 

Silvio Raffo


Silvio Raffo romanziere, saggista e poeta. Ha tradotto tra gli altri Emily Dickinson, Dorothy Parker, Philip Larkin. Tra le sue raccolte di poesia Lampi della visione (Premio Gozzano 1988), L’equilibrio terrestre (Premio Città di Cariati 1991), Al fantastico abisso (Premio Val di Comino 2012). Tra i suoi romanzi, ricordiamo Lo specchio attento (1987) e Il lago delle sfingi (1990), Giallo matrigna (2011) e La sposa della morte (2013). La voce della pietra, uscito per la prima volta nel 1996, è stato finalista al Premio Strega nel 1997. Nel 2017 ne è stata tratta una versione cinematografica (Voice from the Stone) con Emilia Clarke.

A cura di Marianna di Felice 

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