La casa dei Krull

(recensione di Marina Morassut)




Autore: Georges Simenon
Editore: Adelphi
Traduttore: S. Mambrini
Pagine: 220
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2017
(prima edizione italiana 1965)


La casa dei Krull è al margine estremo del paese, e loro stessi ne vengono tenuti ai margini. Benché naturalizzati, restano gli stranieri, i diversi. Da sempre, e nonostante gli sforzi fatti per integrarsi. Nel loro emporio non si serve la gente del luogo, neanche i vicini, ma solo le mogli dei marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando davanti all'emporio viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti cadono fatalmente su di loro.

In un magistrale crescendo di tensione, e con un singolare (e formidabile) rovesciamento, vediamo montare l'ostilità della popolazione francese verso la famiglia tedesca, e l'avversione per una minoranza, che rappresenta un perfetto capro espiatorio, degenerare progressivamente in odio e violenza. Mentre all'interno della casa dei Krull ciascuno deve fare i conti con le proprie colpe e le proprie vergogne nascoste. In questo romanzo oscuramente profetico, scritto alla vigilia della guerra, Simenon affronta un tema che gli sta molto a cuore, e lo fa scegliendo il punto di vista, disincantato e sagace, di un cugino dei Krull, un ospite tanto più inquietante, e imbarazzante, in quanto diverso, per così dire, al quadrato: diverso, come i Krull, dagli abitanti del paese, ma diverso anche da loro stessi, perché dotato di un buonumore «sconosciuto in quella casa», e di una disinvoltura, di una «leggerezza fisica e morale» che la rigida etica protestante paventa e aborre – e sarà proprio questa sua intollerabile estraneità a scatenare la tempesta.


Adelphi prosegue nel suo certosino lavoro di ri-edizione delle opere di un grande Autore, Georges Simenon , e riesce a far uscire La casa dei Krull in un momento storico particolare, rendendo possibile credere che questo grande autore belga abbia appena terminato di scrivere la sua opera, mentre in realtà questo romanzo appare in originale nel 1938 con il titolo di Chez Krull e viene in seguito pubblicato anche in Italia da Mondadori (Casa Krull, 1965).

Grazie all’impegno della casa editrice sono stati ripubblicati oramai più di 150 opere dello scrittore, che lo hanno fatto scoprire anche a nuove generazioni di lettori e che hanno reso consapevoli pubblico, estimatori ed addetti ai lavori di quanto interessante ed eclettico sia questo scrittore dello scorso secolo, ingiustamente incasellato nel solo genere giallo.

La Casa dei Krull affronta tutta una serie di tematiche che purtroppo restano attuali ancora ai giorni nostri, nonostante il romanzo sia stato scritto nel 1938, all’alba della Seconda Guerra Mondiale quando crisi, cambiamenti sociali ed economici erano già in atto, e i germi della oramai vicina guerra erano probabilmente già visibili.
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Pochi ingredienti base, come si conviene ad un Grande Autore: un omicidio, una famiglia straniera (di origine tedesca) in un cittadina portuale francese, i compaesani visti come gli altri, la folla che si fa forza proprio per il fatto di essere un gruppo, arrivando a fare cose impensabili per un singolo, e soprattutto l’animo umano messo a nudo in tutte le sue forme, dalle più sublimi alle più grette e abiette.

E qui sta la grandiosità di Georges Simenon: prendendo come campione proprio la famiglia Krull, ammanta di giallo una storia che si legge come un capolavoro di narrativa per i temi trattati e per la prosa che ha usato, che rende la sua scrittura così affine al nostro linguaggio, ai nostri pensieri ed alle vicissitudini dei nostri giorni, che solo sapendo che l’autore è Simenon, non trasaliamo al pensiero che tutto il corpus del romanzo sia stato scritto nel lontano 1938!

Gli aspetti più interessanti di questo romanzo sono il quadro morale e ambientale nel quale matura la vicenda e il tratteggio dei protagonisti, in primis della famiglia Krull e soprattutto del cugino Hans – tedesco fino alla punta dei capelli, perdigiorno fannullone - che ad un certo punto compare inaspettato nella vita dei parenti, arrivando dalla Germania o forse dal Belgio o forse da chissà dove, rompendo quel fragilissimo equilibrio che la famiglia Krull aveva costruito negli anni, restando ai margini del paese, come stranieri in paese straniero. Mai amalgamandosi, nonostante i tantissimi anni di vita nella città portuale francese – e d’altronde mai comportandosi come dei veri stranieri: “Senza franchezza, stranieri timidi e timidi protestanti. E non si tratta di essere aggressivi, ma sicuri di sé. Come gli ebrei quando si trasferiscono in qualche posto, che non hanno vergogna né loro nome, né del loro commercio e della loro rapacità. È così e basta!” Simenon si intrufola tra le quattro mura del negozio e della casa dei Krull e li disseziona quasi con crudele compiacenza, per svelare segreti, debolezze e vergognose attitudini, o forse è meglio dire abitudini.

Perché nessuno è mai veramente innocente fino in fondo. Perché Simenon già quasi un secolo fa aveva intuito che il pericolo di una deviazione sociale e politica, unitamente a un qualsiasi tipo di crisi e interesse economico, sono il punto di partenza per derive sociali che possono sfociare in conflitti devastanti, anche e soprattutto sotto il profilo morale.



L'AUTORE - Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese; autore tra i più prolifici, ha scritto numerosi romanzi e racconti anche sotto vari pseudonimi. È noto soprattutto pe avere creato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. “Versatile” sia in letteratura che nella vita privata, Simenon si sposò due volte, ebbe numerose relazioni e cambiò trentatré residenze, tra Belgio, Francia, Canada, Stati Uniti e Svizzera


Di Georges Simenon:

IL LIBRO - «Sei così bello» gli aveva detto un giorno Andrée «che mi piacerebbe fare l’amore con te davanti a tutti, in mezzo alla piazza della stazione...». Quella volta Tony aveva accennato un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei – «un piacere assoluto, animalesco, senza secondi fini, e mai seguito da disgusto, disagio o stanchezza...



IL LIBRO - Continuano le avventure dei quattro membri dell'Agenzia O: il suo capo (almeno ufficialmente) è l'ex ispettore Torrence, il quale, nel primo di questi racconti, si troverà ad affrontare, con metodi assai discutibili, il direttore della Polizia giudiziaria e il suo ex collega Lucas, mentre nel secondo verrà trascinato dal suo finto fotografo e vero capo...



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