Lamentation




Recensione di Francesca Marchese


Autore: Joe Clifford

Traduzione: Alessandra Brunetti, Martino Ferrario

Editore: CasaSirio

Pagine: 320

Genere: Thriller

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

SINOSSI. La vita di Jay Porter non sarebbe dovuta andare così. Era destinato a fare grandi cose e a lasciarsi alle spalle Ashton e la tristezza della provincia, ma poi i suoi i genitori sono finiti dentro un lago e Chris è diventato un tossico. Persino Jenny se n’è andata, e adesso vive con suo figlio e un altro uomo. Suo fratello Chris è quello che lo preoccupa di più. È stato trattenuto per la scomparsa del suo socio, ma lui giura di non entrarci nulla e che, anzi, è sicuro di sapere chi è stato. Nell’ultimo computer che ha sistemato ha trovato qualcosa di compromettente. Qualcosa la cui segretezza vale più di una vita. Poco dopo Chris scompare, il cadavere del socio viene ritrovato e qualcuno si intrufola nel buco in cui vive Jay e lo lascia a terra con la testa mezza rotta. Tutti gli indizi portano a suo fratello, ma Jay non ha intenzione di abboccare. Chris è la sua famiglia, e questa volta non permetterà a nessuno di portargliela via. In un turbine di segreti e trappole mortali, Jay dovrà confrontarsi col passato, lo stesso che lo ha distrutto e dal quale ora deve uscire vincitore per salvare l’unica cosa che gli è rimasta.

 

 

 

RECENSIONE

Se c’è una cosa che ho imparato dopo tanti anni passati a leggere romanzi di vario genere, in diverse lingue e di case editrici differenti – e di cui forse non finirò mai di stupirmi – è che i romanzi più inaspettati, quelli che sanno sorprenderti e magari anche farti ricredere su certi preconcetti che senza nessuna base logica hanno preso piede nella tua testa, possono nascondersi ovunque. E questo non ha nulla a che vedere con il genere, il numero di pagine, la casa editrice che lo ha tradotto, la nazionalità dell’autore o l’ambientazione.

I romanzi, almeno quelli che leggo io, quelli che appartengono alla narrativa d’intrattenimento, sono in ultima analisi storie, e questo in fin dei conti non è forse il superpotere di cui ogni storia è dotata?

Come un piccolo mondo a sé, un pianeta dotato delle proprie leggi fisiche e con regole ben precise, ogni storia trascina il lettore al suo interno: a volte il viaggio non è confortevole e se ne esce un po’ malconci, ma altre volte si riesce a raggiungere quello stato magico dal quale non si vorrebbe più uscire, quella dimensione parallela a cui si accede solo attraverso le pagine che, come un portale, trasportano altrove e fanno vivere quel viaggio incredibile e fantastico che, almeno per quanto mi riguarda, poche altre cose al mondo sanno eguagliare.

È questo il caso di Lamentation dell’americano Joe Clifford, un autore parecchio conosciuto all’estero e candidato, nonché vincitore, a diversi premi prestigiosi, tra cui anche due Anthony Awards.

Il romanzo ha visto la luce nel Bel paese grazie a una piccola casa editrice indipendente – la CasaSirio – che ha avuto il coraggio, la tenacia e la lungimiranza di scegliere un autore del genere da inserire nel suo catalogo.

Lamentation è una storia semplice eppure altamente di impatto, una sorta di strano mix tra un mistery e un hard-boiled edulcorato, il tutto immerso in uno scenario che personalmente ho adorato: il New Hampshire. E tuttavia, tra le pagine del romanzo di Clifford non vi è traccia di quell’idillio a cui spesso facciamo riferimento pensando alla regione del New England: strade pulite e zone residenziali, vecchie dimore e le foglie rosse d’autunno a fare da cornice.

In Lamentation troviamo un paesaggio abbruttito, sferzato da bufere di neve e raffiche ghiacciate di vento del nord, schiacciato in una morsa invernale che grava sull’anonima cittadina di Ashton come l’ombra perenne del monte Lamentation. È all’interno di questo scenario che si muovono i protagonisti della storia a cui Clifford dà vita: una galleria di personaggi provinciali e sempliciotti scolpiti nella vita di una minuscola cittadina in cui non accade mai nulla, in cui tutti conoscono tutti e le vicende – anche le più insignificanti – viaggiano con il vento che preannuncia tempesta.

Su questi svetta – si fa per dire – il protagonista, Jay. Un passato complicato segnato da un gravissimo lutto e dal peso di un fratello a cui non è facile voler bene. Un protagonista che, se fosse stato giudicato da una maestra di scuola, avrebbe ottenuto un “è bravo ma non si impegna”. Ma Jay è una voce potente che, con semplicità e una schiettezza a volte disarmante, si fa sentire dalle pagine, e che non si può ignorare.

Non lo avrei creduto possibile, ma devo ammettere che ho apprezzato tantissimo questo lato oscuro della narrazione di Clifford, questa durezza nel raccontare le bassezze alle quali, a volte, la vita ci costringe. Jay, ma il discorso vale un po’ per tutti i personaggi all’interno della storia, è un personaggio più volte battuto dalle vicende personali nel corso della sua vita e, adesso che ha trovato una sua dimensione, seppur traballante, è restio a metterla in gioco per qualcosa di sconosciuto.

Anche il tratteggio del rapporto, a dir poco conflittuale, con il fratello dipendente dalle droghe è un aspetto che ho apprezzato e per il quale non posso fare altro che tributare un enorme chapeau all’autore che, con coraggio, ha scelto per una volta di raccontare le cose così come stanno: non tutte le famiglie sono felici, non tutti i fratelli vivono l’uno per l’altro, non sempre la vita è una passeggiata di salute.

Altro elemento che mi è piaciuto e che mi sento di dover sottolineare è lo stile dell’autore, che ho trovato estremamente scorrevole e molto fluido. Una caratteristica che fa da contraltare a un intreccio segnato da pochi avvenimenti salienti e, in ultima analisi, decisamente molto character-driven, elemento, quest’ultimo, affatto negativo a mio parere e che, anzi, l’autore ha saputo gestire molto bene, maneggiando con cura due elementi opposti e spesso molto difficili da far collimare.

Per questo, quindi, mi sento di categorizzare Lamentation decisamente come un thriller atipico, scandito da tempi, vicende e personaggi particolari e forse proprio per questo non adatto a tutti i tipi di lettori.

Purtroppo, però, come spesso accade in molte faccende, non sempre tutto è perfetto e mi sento quindi anche in dovere di sottolineare un aspetto che non mi è piaciuto affatto: il finale.

Non tanto in termini di contenuti che, sotto questo punto di vista si configurano decisamente in linea con il resto della storia e con in personaggi che la abitano, quanto nella sua brusca interruzione che ho trovato sia anticonvenzionale che piuttosto sconcertante per il lettore.

Certo, da un lato è pienamente compatibile con il personaggio di Jay e si configura in pieno con una sua ipotetica linea di azione, dall’altra lascia decisamente il lettore “appeso”, non regalandogli la soddisfazione di un finale più canonico.

Confido, perciò, che i seguiti vengano tradotti in italiano, in modo da regalarci un ulteriore sguardo sulla cittadina di Ashton e sui suoi abitanti, nonché sulla bravura di Clifford e, soprattutto, sulla storia di Jay.

 

 

Joe Clifford


Joe Clifford è un autore ed editore americano. I suoi lavori spaziano tra diversi generi ma si caratterizzano tutti con elementi mistery e thriller. In passato ha sofferto di dipendenza da droghe che, ammette candidamente, ha fortemente influenzato la sua scrittura.