L’americano di Celenne




Recensione di Giulia Manna


Autore: Giuseppe Lupo

Editore: Marsilio

Genere: Narrativa

Pagine: 190

Anno di pubblicazione: 2000

 

 

 

 

 

 

Sinossi. In poco più di un decennio, frequentando jazz-men, soubrette, boxeur, uomini d’affari, gangster e politicanti, Danny Leone raggiunge il successo economico sognato da una vita, ma la crisi del ’29 e la sconfitta di Carnera nel ’34 segnano la fine del mito americano. Danny Leone torna allora in Italia, amareggiato e insofferente verso il fascismo, e riesce a trasformare il paese d’origine in un avamposto del “nuovo mondo”. Tra ironia e memoria, Danny Leone ripercorre l’epopea dell’emigrazione oltreoceano, gli avvenimenti sociali e politici dalla Grande Guerra all’Italia contemporanea incarnando trent’anni di storia nazionale.

 

Recensione

Questo libro ha un’anima che forse non sono stata in grado di cogliere appieno. Presumibilmente è una storia vera o è narrata talmente bene che lo sembra. A tratti, pare essere un libro scritto per chi ha avuto la fortuna di conoscere un Danny Leone.

Ci sono tre diverse voci narranti, un musicista jazz, un dottore di un ospizio e un avvocato newyorchese di origini italiane. Si abbandonano ai ricordi del loro amico Danny, lucano, emigrato a New York in pieno boom economico e successivamente, con la fine del sogno americano, ritornato in patria sotto il fascismo. Non aggiungo altro sulla trama, perché il libro è breve, così come i suoi capitoli.

Si legge piacevolmente e lascia quella sensazione, tipo quando si effettua un viaggio in treno e si ascoltano i passeggeri accanto narrare le vicende di un loro conoscente. Nel farlo, condiscono la storia di dettagli di tutti i tipi ed un velo di mistero. Così, non ci resta che adagiarci con la testa al finestrino, lasciar andare lo sguardo oltre e vedere scorrere la particolare vita di Danny e del suo amico Totore Galvano.

Ogni tanto qualche piccola e veloce fermata, forse causata proprio dalla narrazione molto descrittiva, piena di riferimento storici, dalla menzione di numerosi personaggi non strettamente attinenti alla nostra storia o dal fatto che non sempre è chiarissimo chi è il personaggio narrante di questo o quel capitolo. Come per i viaggi in treno, le fermate sono dovute e credo anche volute dall’autore Giuseppe Lupo. Danno quel tocco di genuinità fondamentale per questo genere di narrativa.

Non mancherà l’effetto nostalgia, qualche segreto da svelare ed una lacrimuccia tra una risata e l’altra.

 

 

 

 

Giuseppe Lupo 


Giuseppe Lupo (Atella, 27 novembre 1963) è uno scrittore e saggista italiano. Insegna letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e Brescia. Ha esordito nella narrativa con il romanzo L’americano di Celenne (Marsilio 2000), con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto e il Premio Mondello opera prima, e nel 2002, in Francia, il Prix du premier roman. Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto (Marsilio, 2004), La carovana Zanardelli (Marsilio 2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical e Premio Carlo Levi), L’ultima sposa di Palmira (Marsilio 2011; Premio Selezione Campiello e Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (Marsilio 2013; Premio Giuseppe Dessì), L’albero di stanze (Marsilio 2015; Premio Alassio Centolibri-Un autore per l’Europa; Premio Frontino-Montefeltro; Premio Palmi). È autore inoltre della raccolta di scritti Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma (Marsilio 2014) e del pamphlet Mosè sull’arca di Noè. Un’idea di letteratura (Editrice La Scuola 2016).