L’armonia segreta






(recensione di Marina Morassut)


 

 

Autore: Geraldine Brooks
Editore: Neri Pozza
Pagine: 299
Genere: Narrativa
Anno pubblicazione: 2016
 

 

Come sarebbe semplice presentare questo romanzo sotto la veste del thriller.
In fondo gli elementi principali ci sono tutti: utilizza la suspense, la tensione e l’eccitazione come elementi principali della trama. E’ un romanzo che stimola fortemente gli stati d’animo del lettore innestando, tramite l’anticipazione, un alto livello di aspettativa e al contempo di incertezza, sorpresa, ansia e/o terrore.
Quando poi si scopre che l’autrice pluripremiata faceva la corrispondente di guerra per importanti testate giornalistiche americane, non ci possono più essere dubbi sul genere del suo ultimo romanzo di successo che è stato pubblicato in Italia quest’anno, sempre per Neri Pozza Editore.
Ed invece, complice la passione di uno dei suoi figli per l’arpa, si è cimentata nella scrittura di un romanzo storico – a lei peraltro congeniale, se analizziamo le opere precedenti – che parla principalmente del fondatore e primo vero re di Israele, Re David e del suo profeta Natan.
Nonostante la complessità e l’insidia delle fonti cui attingere e le difficoltà nel presentare un personaggio così importante e lontano nel tempo, l’autrice ci regala la figura a tutto tondo di un pastorello, di un fine e potente guerriero e di un carismatico capo che viene Unto dal Nome e diventa re d’Israele, magnificandone al contempo la forza spietata e la dolcezza, i pregi e i turpi vizi, fino all’incapacità di educare con mano ferma i figli, facendoli diventare degni della sua stirpe e della successione.

Questo romanzo accoglie e soddisfa diverse tipologie di lettore: colui che è semplicemente incuriosito da un periodo storico così lontano ma ancora così presente ed attuale, ogni qualvolta di parla degli ebrei; il lettore conoscitore della Bibbia (o con semplici reminiscenze del catechismo) ed amante della storia in generale.
Ma anche il lettore che ama i combattimenti ed i racconti di guerra con in più l’ingrediente degli intrighi di corte.
Tipici dell’epoca i cruenti scontri corpo a corpo e la legge del taglione, con faide e vendette che si tramandano di padre in figlio.
Ed alfine anche i lettori che sono rimasti scandalosamente incantati dalle descrizioni delle mogli del re Davide, delle sorelle e delle donne in generale del romanzo. Donne che giovinette vengono trattate come merce di scambio da padri e fratelli, carne al macello data in pasto ad altri uomini potenti e/o brutalmente selvaggi che abusano di loro in ogni senso.
Svilendole fino a non considerarle che oggetti di lussuria, sempre e comunque colpevoli di istigazione, mere procreatrici di stirpi, ma mai esseri umani al pari loro.
Si resta incantati dalle descrizioni che Geraldine Brooks riesce a tessere di personaggi, paesaggi, atmosfere che ci danno la misura delle stagioni che scorrono via via portandoci da un David bimbetto al fromboliere più famoso della Storia, ad un re David guerriero e capo indiscusso insieme a salmista, suonatore d’arpa e gran puttaniere, fin sulla soglia della morte, che ci presenta ancora un altro uomo, debilitato ma ancora forte e carismatico.
Tutte queste figure diverse che in realtà compongono un unico re David, l’autrice ce le presenta attraverso Natan, suo profeta, bimbo a cui David aveva ucciso il padre. Grazie alle visioni di cui è investito, Natan sarà la coscienza di David, anche se questo non impedirà al re di compiere scelleratezze, quasi sempre sotto l’egida che bisogna fare “qualunque cosa sia necessaria”, massacri e ignavie comprese. Ho volutamente tralasciato di entrare nei dettagli perché, se è vero che David è un personaggio conosciuto da tutti, è anche vero che Geraldine Brooks “impasta la storia biblica dandole quella coerenza narrativa che essa non ha quasi mai, innesta quell’introspezione di cui il testo sacro è quanto meno avaro. Il risultato è un romanzo avvincente e ricco”, come sottolinea La Stampa nella recensione che ha fatto del romanzo. E a chi ancora è convinto che re David sia una mera figura mitologica, mai esistita, rispondiamo con la voce di Geraldine Brooks: David, nonostante ci siano poche tracce al di fuori delle pagine bibliche, deve essere esistito veramente, perché nessun popolo si sceglierebbe come eroe nazionale un uomo così pieno di difetti.
 

 
L’AUTRICE – Geraldine Brooks nacque nel 1955 nei quartieri ovest di Sydney in Australia, frequentò dapprima il Bethlehem College (ad Ashfield, un quartiere di Sydney), un college cattolico per sole femmine dalla caratteristica uniforme viola, e in seguito la Sydney University, ovvero l’università ufficiale della città e anche la più antica in Australia. Finita la sua carriera scolastica iniziò come reporter al Sydney Morning Herald, un quotidiano tra i più letti in Australia (e, curiosamente, anch’esso il più vecchio del paese, proprio come l’università da lei frequentata). In seguitò conseguì un master in giornalismo, che la portò a lavorare per il Wall Street Journal, dove nel 1990 ottenne un premio per il miglior servizio di giornalismo dall’estero per un giornale, grazie al suo lavoro di inviata in Africa, nel Medio Oriente, nei Balcani e soprattutto nel Golfo Persico. In seguito lavorò anche per il New York Times e per il Washington Post, sempre come corrispondente di guerra È sposata con il giornalista Tony Horwitz, per il quale si è successivamente convertita al giudaismo e con cui ha un figlio di nome Nathaniel. Tuttora vive in Virginia, negli Stati Uniti.
 

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