L’arte di morire






(recensione di Laura Piva)


 

 

Autore: Anna Grue
Traduttrice: Maria Valeria D’Avino
Editore: Marsilio
Pagine: 464
Genere:
Anno pubblicazione: 2017
 
 
Rientrando in casa, la scultrice Kamille Schwerin – artista di successo e moglie di uno degli uomini più ricchi e influenti del paese – trova il suo atelier devastato: decine e decine di sculture, pronte per una mostra, sono state distrutte, sbriciolate a colpi di martello. E al centro delle macerie c’è il corpo senza vita di sua madre. Poco dopo, Kamille comincia a ricevere lettere di minaccia e a subire misteriosi incidenti, e la polizia si convince che il vero obiettivo dell’assassino era lei.L’ispettore Flemming Torp, da parte sua, ha molti dubbi sul comportamento della donna e della sua potente cerchia, e di fronte a un’assoluta mancanza di prove è costretto a interrompere le indagini. Un anno dopo, quando Dan Sommerdahl, meglio conosciuto nella tranquilla cittadina di Christianssund come il Detective Calvo, si fa coinvolgere in un reality show al quale parteciperà anche l’artista, Flemming Torp intravede una nuova possibilità di risolvere il mistero.
 
Prima, però, deve riconciliarsi con il suo vecchio amico Dan, superando l’orgoglio e le incomprensioni dell’ultima indagine alla quale hanno collaborato. E il compito sembra essere più difficile del previsto. Intanto Dan si trova su un’idilliaca isoletta, circondato da donne affascinanti, sotto gli occhi delle telecamere e quelli ben più critici di suo figlio, assistente di produzione del programma Caccia all’assassino. Ma nell’ex ospedale psichiatrico sulla suggestiva Isola dei Sospiri, dove i partecipanti sono rinchiusi, gli avvenimenti prendono una piega inattesa, e ben presto la finzione arriva un po’ troppo vicino alla realtà.
 
In questo terzo libro dedicato alle avventure del “Detective Calvo” l’atmosfera cambia radicalmente rispetto alle avventure precedenti: il quadretto familiare idilliaco e quasi irreale del protagonista viene spazzato via da una crisi matrimoniale repentina e inaspettata. Dan, il personaggio principale del romanzo, viene scritturato per far parte di un reality show e cede alle lusinghe di quel mondo patinato e glamour che aveva, lui stesso, deciso di abbandonare negli anni precedenti.
 
Anna Grue, con la sua penna sagace ed ironica, disegna personaggi molto umani e lontani dagli stereotipati detective e poliziotti della letteratura crime anglosassone. Protagonisti e comprimari sono infatti dotati di una grande veridicità e suscitano sentimenti di empatia col lettore, anche quando sbagliano e mettono a repentaglio il lieto fine.
 
La trama del romanzo è molto originale e strizza l’occhio all’attualità dei palinsesti televisivi nell’era dei reality show. Le storie dei tanti personaggi coinvolti si intrecciano in modi imprevedibili e portano alla luce molti scheletri nell’armadio che inducono il lettore a sospettare di tutti. Lo stile è molto scorrevole e fluido e i tanti “coups de teatre” mantengono alta la tensione fino all’epilogo della storia. Nonostante i tanti omicidi, l’autrice non descrive mai scene violente e non indugia su particolari cruenti o macabri. Per questo modo ”leggero” di raccontare e per l’impianto della narrazione, emergono numerose le analogie con “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie.
 
Il romanzo, anche se meno spensierato dei due libri precedenti, è scritto in modo estremamente piacevole e divertente. E’ un libro adatto a chi cerca una lettura di pura evasione.

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