L’artista del coltello




(recensione di Federica)


 

 

Autore: Irvine Welsh
Editore: Guanda
Pagine: 285
Genere: Thriller
Anno pubblicazione: 2016
 

Jim Francis è felice e realizzato: vive in California con la moglie Melanie e le loro due splendide bambine, e ha da poco scoperto una vena artistica che non sospettava di avere. Le sue sculture di creta, ritratti di personaggi famosi sottoposti a crudeli mutilazioni, riscuotono un grande successo. Strumenti preferiti? Lame di ogni tipo: non solo quelle convenzionali, ma anche coltelli da caccia, bisturi… eredità di un passato nascosto che preme per uscire in superficie.
Jim Francis, infatti, ne ha percorsa di strada dagli spazi angusti e claustrofobici di Leith agli orizzonti aperti di una casa affacciata sull’oceano; ma lui non è altri che Frank Begbie, personaggio psicotico e violento di “Trainspotting”.
Quando viene a sapere che il figlio Sean, con cui non ha più rapporti da anni, è stato ucciso a Edimburgo, Begbie decide di tornare in Scozia per il funerale.
Qui, tutti si aspettano da lui una sanguinosa vendetta e soffiano sulle braci per risvegliare, sotto quel ferreo, apparente autocontrollo, la fiamma della sua indimenticata follia omicida.

Sono passati ventitré anni dalla prima pubblicazione di ‘Trainspotting’, bestseller di dimensioni globali che ha reso noto al grande pubblico il nome di Irvin Welsh, tuttora uno degli autori più interessanti ed imprevedibili sulla scena internazionale.
Ogni nuovo libro dello scrittore scozzese diventa un appuntamento imperdibile in libreria.
Ben dieci titoli separano il sopracitato esordio da “L’artista del coltello”, un romanzo fortemente legato al suo illustre predecessore.
Welsh concentra le sue attenzioni su una delle sue creature letterarie più celebri, Jim Francis, meglio noto come Frank Begbie e per gli amici di Leith semplicemente Franco.
Uno dei personaggi più folli di sempre torna nei luoghi della sua turbolenta adolescenza e delle sue avventure di gioventù.
Resta solo un dubbio: quanto può essere cambiato Jim?

“L’uomo è l’unica creatura che rifiuta di essere ciò che è”

Francis, durante la sua permanenza in carcere dove ha scontato la pena per un efferato omicidio, ha conosciuto un’art therapist, una persona capace di fargli cambiare prospettiva sulla vita.
Begbie, terminata la reclusione, vola lontano verso la costa pacifica degli Stati Uniti, luogo in cui si stabilisce con la nuova compagna e le due figlie iniziando una promettente carriera d’artista.
Le sue opere, statue crudamente danneggiate con tagli, sono richiestissime e rappresentano il nuovo Jim, un uomo maturo e misurato distante anni luce dal giovane pieno di rabbia. L’essenza del personaggio è racchiusa magistralmente nella sequenza iniziale, un’istantanea che riempie di significato lo sguardo determinato e raggelante del protagonista fisso su due giovani che, con atteggiamenti minacciosi, si sono avvicinati alla sua famiglia.
Un incipit esemplare.

“E’ questo il bello di essere un artista, che diventi… creativo!”

La morte del figlio Sean riporta bruscamente a galla il passato.
Frank torna alle origini, viene messo alla prova da parenti e vecchi conoscenti e deve confrontarsi con la sua identità. Leith è ancora intrappolata nella spirale di violenza di gang locali che sembrano essere coinvolte nella tragica fine di Sean.
Franco è ora sottoposto a un forte stress e l’ambiente in cui si trova potrebbe scatenare i suoi folli scatti d’ira.
Welsh riflette con originalità su una figura piena di contrasti e vizi, un personaggio imprevedibile come la penna da cui nasce.
Si può cambiare radicalmente la propria vita? Questo è il faticoso interrogativo posto dall’autore.
Furbi personaggi di contorno aiutano il lettore ad osservare con occhi diversi la trasformazione del protagonista, rendendo così possibile anche un’interessante e costruttiva riflessione personale. Tramite brillanti dialoghi e grazie ad un ritmo che non dà tregua, il romanzo, condito da uno stile unico, lascia il segno con la sua cruda e spietata visione del mondo che non lascia spazio a semplici e ‘digeribili’ motivazioni o scuse.

 

 

L’AUTORE – Figlio di un commerciante di tappeti e di una cameriera, cresciuto in un quartiere di case popolari, Irvine Welsh abbandona presto la scuola, per intraprendere vari lavori, tra cui lo spazzino (e proprio come spazzino comparirà in un piccolo cameo nel film The Acid House), finché nel 1976 si trasferisce a Londra e aderisce alla rivoluzione punk. In quel periodo, comincia a sperimentare diverse sostanze stupefacenti. Testa rasata da ex punk, ormai ex-tossicodipendente, Irvine Welsh ha cominciato a scrivere mentre era ai servizi sociali, dopo aver letto il romanzo Dockerty (1975) di William McIllvaney. Scrive Trainspotting solo per sé stesso, cercando di ricreare l’eccitazione che si prova andando a un rave o in un club house e utilizzando il dialetto scozzese, perché più funky rispetto allo Standard English. Solo successivamente, un’amica legge il romanzo e lo propone alla rivista Rebel Inc., su cui ne verranno pubblicati alcuni brani, che attireranno su di lui l’attenzione degli editori. Il direttore della rivista, Kevin Williamson, diventa suo amico personale e mentore e pubblica una intervista a Welsh, scritta mentre ambedue erano sotto l’effetto di MDMA. Risiede prevalentemente a Dublino per motivi fiscali (in Irlanda gli scrittori non pagano le tasse) e trascorre i mesi invernali a Miami, dopo aver vissuto e lavorato a Edimburgo, Amsterdam e Londra. Tiene corsi di scrittura creativa a Chicago, dove ha conosciuto la sua seconda moglie. Ciò nonostante, tutta la sua opera è indelebilmente legata a Leith, il sobborgo portuale di Edimburgo dov’è nato e ha trascorso infanzia e giovinezza in un complesso di case popolari.

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