L’assemblea dei morti




Recensione di Giulia Manna


Autore: Tomás Bárbulo

Editore: Marsilio

Genere: gialli e thriller

Traduzione: Silvia Sichel

Pagine: 351

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

 

 

 

Sinossi. Il Guapo e i suoi compari sono quattro infami canaglie, un gruppo di derelitti schiacciati dalla crisi economica, con lavori sottopagati e una montagna di debiti. Non c’è da stupirsi che gli brillino gli occhi quando un losco commerciante di gioielli francese, ben introdotto nel jet set internazionale, gli offre l’occasione della vita: una rapina in una banca di Marrakech nei giorni della fiera dell’oreficeria. La posta in gioco è di due milioni di euro e, per averli, basta arrivare in Marocco e strisciare un po’ nei condotti delle fogne. Magari ci sarà da sudare per un paio d’ore, ma poi è fatta. Per mimetizzarsi tra i turisti, meglio portare con sé – a bordo del pulmino bianco con cui viaggeranno da Madrid a Gibilterra e poi oltre lo Stretto – anche mogli e fidanzate. Il committente ha organizzato una spalla, un misterioso arabo saharawi esperto della zona, che ha il compito di fare da interprete e di guidarli a destinazione. E che forse non è quello che sembra. Presto però cominciano i guai: una serie di imprevisti mette a rischio quello che doveva essere un lavoro rapido e pulito ma che, chilometro dopo chilometro, tra battute, insulti e continui colpi di scena, rivela ben altri scopi.

 

 

Recensione

A Madrid è dura sbarcare il lunario per una banda di canaglie: e se svaligiassero la banca più ricca di Marrakech?

Non sembra nemmeno una banca. Non ha le protezioni di quelle spagnole. Ha solo un allarme alla porta d’ingresso, ma a causa di una fiera, custodirà in via eccezionale un sacco di gioielli per un valore di due milioni di euro. Jean-Baptiste, un losco gioielliere interessato al colpaccio, contatta il Guapo, il bello, un delinquente spagnolo. Mette a sua disposizione dettagli, mezzi e gli affianca due mori: il Sahrawi, necessario per fare d’interprete e il fognaiolo, per guidarlo attraverso i sotterranei.

Il Guapo accetta senza pensarci troppo. Pone come uniche condizioni di essere il capo e di avere accanto anche i propri uomini con le relative compagne.

Il team è composto da improbabili soggetti chiamati sempre e solo per soprannome come in ogni banda che si rispetti. Il Chiquitìn il gigante e la Chiquintìna. Il Chato, un rosso che vende i libri porta a porta e la Chata, ragazza con un notevole appetito sessuale. Il Yunque, con la sua testa dalla forma rettangolare che sembra un’incudine e la Yunque. La Guapa, invece, è costretta a rimanere a Madrid. E’ incinta al settimo mese.

Questi particolari personaggi colorano questo giallo d’ironia. Niente gira come dovrebbe grazie alla loro attitudine ad incasinarsi da soli. A questo proposito, si evidenza la capacità dell’autore di scherzare, anche pesantemente, sulle differenze culturali spagnole e marocchine.

Come scrittura è molto improntato sui dialoghi da cattivi ragazzi, quindi davvero molto scorrevole e veloce. Appare più una sceneggiatura di un film d’azione. Mi trovo assolutamente d’accordo con l’opinione di La Vanguardia: «Un thriller che combina perfettamente comicità e intrigo, ed è pura azione.»

Infine, anche con un bel libro leggero come questo, si impara sempre qualcosa. Non sono mai stata in Marocco, anche se mi piacerebbe molto. Non sapevo cosa significasse il nome di quella grande piazza di Marrakech che spesso viene indicata come simbolo del Marocco più autentico, ma lo lascio raccontare direttamente dal Sahrawi:

“Sai cosa vuol dire Jamaa el Fna?”

“No.”

“Assemblea dei morti”.

“Un nome molto allegro.”

Il Sahrawi fece una risata. “Un Sultano tagliava le teste ai ladri ed agli assassini e le metteva qui, conficcate sulle lance”.

 

Il finale prende un po’ in contropiede e lascia un sapore amaro in bocca, perché è del tutto inaspettato.

 

 

 

Tomás Bárbulo


Tomás Bárbulo (1958) è un giornalista, fondatore di diverse testate, inviato di “El País” in Marocco, Algeria, Mauritania e Sahara occidentale. È un profondo conoscitore del mondo arabo, dove ha vissuto a lungo e sulla cui storia politica ha scritto un saggio. L’assemblea dei morti (Marsilio, 2018) è il suo primo romanzo, già acclamato in Spagna.