L’autista di Dio




( Recensione di Giusy Giulianini)


Autore: Giada Trebeschi

Editore: Oakmond Publishing

Titolo: L’autista di Dio

Pagine: 315

Genere: giallo storico

Anno di pubblicazione: 2018

 

 

 

SINOSSI. Nel 2013 nella casa dei Gurlitt a Monaco, viene ritrovata parte del favoloso tesoro dopere darte degenerate requisite dai nazisti. Fra queste, cè una tela di De Chirico e lunica in grado di autenticare il quadro è la bolognese Alba Naddi, consulente esterna dei carabinieri del nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale. Un giorno uno dei possibili eredi contatta Alba informandola daver recentemente trovato un diario in cui vi sono indizi utili per rintracciare i legittimi proprietari. Il diario è destabilizzante, Alba si ritroverà a rischiare la vita a causa di un segreto vecchio di 75 anni e scoprirà la storia del temerario pilota Angelo Tiraboschi, sospettato di traffici illeciti e dellomicidio di un imprenditore dellacciaio. Su Tiraboschi investigano congiuntamente lOvra e la Gestapo in un gioco di specchi dove nulla è come sembra, dove molte sono le spie e dove la bellezza dellarte si mischia a quella delle spettacolari automobili che partecipano alla Mille Miglia del 1938. Lautista di Dio è un romanzo giallo e di spionaggio basato su fatti veri e costruito su linee parallele in cui hanno un ruolo importante personaggi realmente esistiti come Rodolfo Siviero, il famoso agente segreto, Giorgio Castelfranco, il direttore del Pitti, larcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa e il grande campione Gino Bartali. I nodi di quanto accadde in quel lontano 1938 verranno sciolti da Alba nel 2013 ma per farlo sarà necessario addentrarsi nelle viscere del periodo fascista, dove il confine fra giusto e sbagliato è quasi invisibile e tutti hanno qualcosa da nascondere.

 

 

 

 

RECENSIONE:

Giada Trebeschi tende un sorprendente filo di sangue e forti passioni a legare due epoche, distanti nel tempo e nello spirito, e due figure femminili che invece si somigliano molto, per acume e coraggio.  

Anna Negri, erede di un potente industriale bresciano nell’Italia fascista, e Alba Naddi ai giorni nostri, gallerista bolognese consulente dei carabinieri del TPC (Tutela Patrimonio Culturale), tengono i capi di quel filo che si dipana dal 1938 al 2013, intorno alle vicende legate a un De Chirico metafisico riapparso a Monaco di Baviera, dopo settantacinque anni, appunto, all’interno della collezione di Cornelius Gurlitt, figlio di quel Hildebrand Gurlitt, figura controversa del regime nazista, già incaricato da Hitler di rintracciare in tutta Europa e sequestrare le opere degli artisti “degenerati”, ovvero di quei maestri di Cubismo, Espressionismo,Fauvismo, Surrealismo accusati dal Führer di possedere caratteristiche deviate.

Ai due estremi temporali si fronteggiano dunque le vite delle due protagoniste, legate proprio da quel dipinto, di cui una targhetta attribuisce il possesso ad Anna Negri, morta nel 1944, mentre ad Alba Naddi spetta il compito di stabilire l’autenticità dell’opera e di contribuire a rintracciarne gli eredi legittimi.

Ancora una volta Giada Trebeschi, dopo La dama Rossa(Mondadori, 2014) e Il vampiro di Venezia (Oakmond Publishing, 2017), coglie lo spunto di un fatto di cronaca Cornelius Gurlitt possedeva davvero una vasta collezione degli artisti “degenerati” rubati da Hitler, da lui attribuiti in lascito al Kunstmuseum di Berna per tessere un potente affresco dell’Italia fascista, all’indomani dell’Asse RomaBerlino. Sullo sfondo di una provincia bresciana in cui la prepotenza delle camicie nere si scontra sempre più con gli ideali antifascisti, l’omicidio del potente industriale Giovan Battista Negri, tesserato del partito, e lo stupro di sua figlia minore Lidia, lasciano Anna, la maggiore, destinata a prendere le redini dell’acciaieria di famiglia, disperata ma decisa a vendicare la morte del padre. Sulla sua strada incontrerà due uomini magnetici: Heinrich Hass, ufficiale della Kriminalpolizei, e Angelo Tiraboschi, dai nobili natali e dal fascino intrepido. Le loro vite si intrecceranno tra crimini, ideali e imprese eroiche, finendo ai giorni nostri per coinvolgere in un destino altrettanto burrascoso Alba e Maximilian Jäger, l’erede di Anna.

Il romanzo è sviluppato con sapiente parallelismo tra due epoche pur di sensibile e apparente distanza, come del resto già accaduto nella Dama rossa, che si muoveva tra il Rinascimento e il 1938, all’indomani della promulgazione delle leggi razziali.

La medesima, e insensata, violenza criminale accomuna infatti i due periodi storici e molta parte vi tiene l’intolleranza. Nella nostra attualità a mancare sono forse gli ideali, quella capacità di immolarsi per il destino di altri che con tanto colore Giada Trebeschi restituisce in questo romanzo, o l’entusiasmo per un progresso che allora sapeva accendere lo sguardo e mandare il cuore a mille.

Mille, appunto, come le Mille Miglia di quella magica gara automobilistica di gran fondo che per trent’anni coprì la distanza tra Brescia e Roma, andata e ritorno, a velocità per allora quasi inimmaginabili. Alla corsa cui nel romanzo partecipano Anna Negri, Angelo Tiraboschi e Heinrich Hass l’autrice dedica pagine memorabili, che ne restituiscono interi il fascino travolgente e l’agghiacciante drammaticità del fatale incidente di Bologna, in cui furono investiti e uccisi dieci spettatori.  

Limitiamoci qui all’elogio della velocità, per sottolineare la scelta azzeccatissima dell’immagine di copertina: un’auto che sfreccia in puro decalogo futurista, secondo il quale la macchina è il mezzo e il fine della creatività artistica, una metafora dell’esistenza, il simbolo di un progresso “senza morale”, di uno sviluppo tecnologico che purtroppo sfocerà anche nell’esaltazione della guerra.

I primi sentori del conflitto imminente percorrono infatti con brivido realistico le pagine del romanzo, in un’Italia sempre più succube del delirio nazista, in procinto di seguirlo anche nell’incubo della persecuzione razziale. Di potente impatto scenografico l’autrice d’altronde è anche drammaturga e interprete teatrale è anche il brano dedicato alla visita del Führer a Firenze, il 9 maggio 1938, quando la città “aveva messo in mostra per Hitler tutti i suoi vessilli, dal giglio purpureo alle gloriose bandiere delle sue arti e dei suoi rioni, i drappi di gran pregio bordati d’oro e carminio delle case patrizie”. Giada Trebeschi, a lungo ricercatrice universitaria di discipline storiche, sempre professionale nella ricerca d’archivio, spinge qui il suo rigore alla trascrizione di alcuni passi del Giornale Luce dedicati aquell’evento che, lo confesso, ho rivisto anch’io e ascoltato con più di un brivido.

Personaggi storici e di fantasia si muovono con convincente spessore sul grande palco allestito dall’autrice, in una narrazione coinvolgente che non trascura alcun pcolore: passioni di sensuale fatalità nelle coppie protagoniste; episodi tragici; ideali perseguiti a costo della vita, in anni bui in cui “giustizia e libertà erano parole da sovversivi”; una certa esaltazione della virilità, forse più muscolare nella retorica fascista ma che comunque finiva per coinvolgere tutti gli uomini dell’epoca, se non altro attraverso la dedizione appassionata ad armi e motori, che l’autrice restituisce con pittura documentale.

Una vicenda complessa, di personaggi scenari e moventi, che si dipana attraverso anni fatali della nostra storia, in un’indagine rigorosa che appartiene a un convincente poliziesco ma ha il respiro più ampio del romanzo storico.

 

Giada Trebeschi ( Scheda Autore) 


Giada Trebeschi nasce nel 1973 a Reggio Emilia e cresce a Bologna. È autrice di romanzi, racconti brevi, saggi, sceneggiature e pièce teatrali.

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.