Le ali dell’angelo




(Recensione di Sabrina De Bastiani)


Autore: Antonella Grandicelli

Editore: Robin

Collana: I luoghi del delitto

Genere: Giallo

Pagine: 448

Anno di pubblicazione: 2016

 

 

SINOSSI

Genova, una grigia alba di marzo. Salendo lungo una vecchia mattonata ripida che conduce al piccolo cimitero dell’Apparizione, Luigi Martines scopre il cadavere di una donna. È giovane, nuda e il suo corpo mostra tracce di un atroce atto di cannibalismo. Un delitto disumano, che metterà due uomini diversi e diffidenti uno di fronte all’altro nella ricerca di una stessa risposta: chi è Luigi Martines? Un poeta che non scrive più, un alcolista, malato e frequentatore di cimiteri, un emarginato che non ha ricordi oppure un assassino astuto e privo di coscienza? Questo è quello su cui il commissario Vassallo dovrà far luce, trovandosi faccia a faccia con la malavita albanese e il suo traffico della prostituzione e scontrandosi con l’ingerenza ottusa dei suoi superiori e con emozioni scomode e inattese. Intanto Martines, dilaniato dai dubbi e dagli incubi, vede in gioco la sua vita ora dopo ora, costretto alla fuga nel ventre labirintico della sua città, nella periferia degradata, negli imponenti cimiteri monumentali e in quelli remoti di collina, perseguitato da nemici invisibili e roso dalla paura, anche di se stesso. Una partita dove la verità si traveste e sfugge come l’aria di mare tra i caruggi e nessuno è davvero quello che crede di essere.

 

 

RECENSIONE

Macramè, termine derivato dall’arabo, come altre parole mediorientali, importato dai marinai attraverso il porto di Genova, è entrato a far parte della lingua ligure. Indica un merletto di intreccio raffinato e grazioso. Ed è in tutto e per tutto la parola più indicata a definire la scrittura di Antonella Grandicelli.

Raffinata, intrigante e padrona dei meccanismi del noir si dipana la trama, termine anche questo mutuato dal settore tessile per indicare la struttura di un tessuto, detta appunto trama.

Un azzardo parlare di stoffe per descrivere un romanzo noir, sicuramente.
Ma non trovo modo migliore per dire che, terminata la lettura, la sensazione vivida che mi è rimasta impressa è stata quella di aver avuto davanti agli occhi un arazzo. Di aver “visto” una storia.

“Le ali dell’angelo” è un noir intenso, a tratti straniante, e una delle sue peculiarità sta nel fatto che spinge in un certo qual modo il lettore a guardarsi dentro.

Non in relazione alla storia, perfettamente scandita e tesa, di un omicidio efferato ed inspiegabile, dove tutto pare portare in una direzione ed invece nulla è come sembra.
Bensì nel fatto che tale è l’approfondimento psicologico dei due protagonisti, il Commissario Vassallo ed il poeta (s-perduto?) Martines, che, una volta addentro la lettura, non possiamo fare a meno di guardare dentro noi stessi. Se non per capirci meglio, per conoscerci, di più.
Anche se i due protagonisti non potrebbero essere più diversi, per tipologia di vita, impostazione caratteriale e fisicità, di fatto la sensazione è che in realtà si sia di fronte a due lati della stessa medaglia, tale è l’empatia che emanano l’uno verso l’altro e che Grandicelli abilmente riesce con poche parole a farci “toccare con mano”.

 

Ha mai creduto che fossi un assassino?”
“Lei ha mai creduto di essere un assassino? Nei momenti in cui l’ha creduto lei, l’ho creduto anche io”

 

Ci troviamo dunque di fronte a pagine che scivolano via, perfettamente ordite, catturati dal meccanismo impeccabile dell’indagine e dai sentieri psicologici attraversati da menti che si mettono in discussione ma soprattutto in relazione.

Un noir puro, dinamico ed allo stesso tempo un gioco di scacchi con se stessi.

Già tanto basterebbe ad evidenziare l’originalità di questa Scrittrice, ma essa risiede ancor di più nella capacità che la Grandicelli ha avuto nello strutturare e portare avanti un’ indagine spigolosa, maschia, serrata, dura a tratti, attraverso la poesia.

Sembrano due aspetti incompatibili, e sulla carta lo sono, eppure l’Autrice ha saputo “vederli” e renderli del tutto credibili e di assoluta pertinenza.

Rilessi quei versi, non con lo sguardo perplesso della prima volta, ma con attenzione quasi chirurgica, scavando un solco attorno ad ogni parola per renderla evidente, scolpita nella carta, isolata. …. Macchie d’aurora rosso cupo sulle mie mani tese…., la mia mente mi riportava le immagini di quella mattina, lo sguardo allucinato di Martines sulle sue mani sporche di sangue, il gesto di pulirle, …. Sulle tue ali d’angelo ripiegate…., la nostra visita all’obitorio, la sua espressione che tradiva orrore e pietà nel definirla un angelo caduto, come se in fondo lei avesse colpa e lui l’assolvesse, perché, sebbene caduta, restava un angelo.

Pur essendo a tutti gli effetti un libro di respiro universale, per le tematiche affrontate e per come sono affrontate, è senza dubbio manifesta una dichiarazione d’amore verso Genova, la terza protagonista, il luogo del delitto. Talmente ben descritta nei suoi spazi ed umori da uscire dalle pagine, quasi come l’immagine di un puzzle tridimensionale, offre anche a chi non conosce la città, la sensazione di muoversi nei suoi luoghi assieme alla varia umanità e ai protagonisti che popolano la storia.

Un vero e proprio gioco di specchi e di luci, dove, a ben guardare, possiamo anche scorgere la nostra immagine, riflessa…

Di fronte a noi la città, una qualunque, che è la nostra e non ci appartiene, logora, triste, e la amiamo in quegli scatti di luccicante superbia che le regala il sole quando taglia di sbieco le nuvole.

 

 

 

Antonella Grandicelli


E’ nata e vive a Genova, dove si è laureata in Lettere Moderne. Scrittrice di racconti e poesie, appassionata viaggiatrice, “Le ali dell’angelo” è il suo romanzo d’esordio.



Translate »