Le assaggiatrici




Recensione di Carola Di Giovanni


Autore: Rosella Postorino

Editore: Feltrinelli

Collana: I narratori

Genere: narrativa

Anno edizione: 2018

Pagine: 285 p., Brossura

 

 

 

 

 

Siamo agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale. Rosa Sauer è una delle assaggiatrici di Hitler, un gruppo di donne scelte per rischiare giornalmente la vita compiendo una delle azioni basilari per la sopravvivenza dell’uomo: mangiare. Fuggita dalla guerra e dai bombardamenti di Berlino verso casa dei suoceri nella Prussia orientale, Rosa finisce dritta nella Tana del Lupo, la Wolfsschanze, l’estremo riparo del Fuhrer. Ma nonostante il periodo e tutto l’ambiente circostante, il libro non ha al centro la guerra, ma l’interiorità. Rosa Sauer non è una nazista né un’oppositrice. Vive ciò che della guerra personalmente la tocca e attraverso questo vediamo mutare la sua interiorità.

 

 

È il racconto di un vuoto interiore, di un disagio, di un’incomunicabilità che è già della protagonista da sempre, ma che la guerra estremizza e fa emergere come nessun’altra situazione può fare.

La guerra e la dittatura si mostrano ancora una volta la cartina al tornasole dell’interiorità umana, mettendo alla prova i difetti e le qualità di ogni persona.

Ma una cosa le contraddistingue: l’impossibilità, dei più, delle persone comuni, di ribellarsi, di fare qualcosa che imponga la loro volontà sulla realtà. Fare qualcosa che vada oltre la semplice sopravvivenza agli eventi che ti circondano.

 

“Non ne posso più di sopravvivere, Albert. Prima o poi voglio vivere.”

 

Questa è la frase emblematica. La continua lotta tra il desiderio di fine di una vita ormai vuota e priva di significato, e il continuo manifestarsi dell’istinto di sopravvivenza, la cui metafora perfetta è il continuare a mangiare cibo che potrebbe ucciderti.
Il cibo, il suo percorso sul corpo, i suoi effetti e il suo sapore hanno un’importanza centrale nel racconto.

Il linguaggio è spesso corporale, quasi triviale. L’impressione è di vivere quasi nel corpo e nella mente di Rosa. Così tutto il racconto si presenta come un lunghissimo monologo interiore, in cui la protagonista lega liberamente sensazioni, passa dal presente, al ricordo, al sogno senza nessun ostacolo.

Così l’autrice prova a descrivere e a far rivivere in maniera abbastanza riuscita –nonostante molto romanzata, come richiesto dal genere letterario – le assaggiatrici, donne realmente esistite e per così tanto tempo sepolte dalla storia.

 

 

 

Rosella Postorino


Nata a Reggio Calabria nel 1978, vive e lavora a Roma . Esordisce nel 2007 con il suo primo romanzo, La stanza di sopra, vincitore del Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice e tra i 13 finalisti del Premio Strega. Collabora con il quotidiano La Repubblica e Rolling Stone e ha scritto e pubblicato altri tre romanzi, tra cui Le assaggiatrici, uscito questo gennaio.



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